Fai una roba che non c’entra niente

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Caro Bettoli, sono figlio di armatore e non ho bisogno di lavorare, non lavoro pressoché da sempre. Questo mi permette di rimanere giovane perché il non lavorare giova al mio fisico a cui dedico molta cura. Faccio esercizio spesso (5 serie da 50 addominali 5 volte al giorno). Mio padre gestisce l’esercizio di molte navi e quando avevo 13 anni mi ha detto: “non serve che lavori, tanto pure se guadagnassi dù sordi, zocco come sei, sarebbe irrilevante perché io sono molto abbiente. Senza di me che sono armatore tu saresti un misero squattrinato”. Questo ha minato la mia autostima, certo, però mi ha permesso di cazzeggiare alla stragrande senza sensi di colpa e tra le diverse attività con cui mi tengo impegnato c’è la lettura. Leggo i libri di de Mello. Annoto tutto su quaderni. Passeggio. Fai una roba che non c’entra niente di Willy Ravenna (ed. Castorin) mi ha insegnato a fare robe matte che non centrano niente e poi annotare le reazioni della gente.

Tony, Monte Scaro

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Lei c’ha (dichiaratamente) tempo da perdere. Una delle poche cose buone che riconosco al libro di Willy Ravenna è il comunicare sin dal titolo che si dice “non c’entra niente” e non “non centra niente”. Ma se lei ignora il pressoché unico insegnamento positivo che si può trarre da questo libro stiamo messi male. Altro? Ravenna definisce guilty pleasures irresistibili e destabilizzanti pratiche che fanno tutti: dal lanciare le discussioni e poi disinteressarsene subitamente (“Ma sta storia che Pippo Franco si chiama in realtà Franco Pippo? Cameriere scusi dove sono le toilettes?”) al presenziare discussioni di tesi solo per far partire gli applausi quando non è ancora tempo o il candidato è in chiara difficoltà (così per sentire il brivido dell’inopportunità), financo riposizionare specularmente tutti i mobili della stanza di un compagno di casa secchione (“Raffaello, sul serio, guarda che secondo me l’armadio è sempre stato lì”). Quest’apologia del perditempismo non ha a che fare con pratiche rispettabilissime come la contemplazione e la meditazione, ma sta indiscutibilmente raccogliendo molta attenzione. Il motivo ci è ignoto.

 

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