Ikarmeta

Caro Bettoli, seguivo saltuariamente i suoi interventi su Caspita, apprezzandone l’onestà. Un parere. Ho letto recentemente l’ultima fatica letteraria di Ikarmeta La capra dormiva su un lato (ed. Frantumi) e l’ho trovato irritante. Punto il dito contro un libretto sull’inutile storia di un allevatore di ovini, Alejandro, solo coi suoi pensieri inconcludenti per un quarto di libro, per un altro quarto solo col gregge, dopodiché francobollato alla sua amata pecoraia redenta Anunciacion. Sullo sfondo, lo ammetto, l’avanzare in Cile dell’industrializzazione coatta e predona delle multinazionali dello yogurt ci offre qualche spunto di riflessione interessante. In particolare, è apprezzabile la veracità dimostrata dall’autore nella digressione dicotomica innocenza/artificio, simboleggiata dall’avversione di Alejandro per i new trends dei latticini. Ma non basta. Non mi interessa leggere di capre, se la prosa è sconnessa e non c’è circolarità. Non sento l’odore della campagna, tra le pagine: ciò che resta è un cappello di paglia e una storyline ridicola.
Franco, Pavia


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Caro Franco, Ikarmeta si ispira neanche troppo velatamente ai maestri cileni del genere, Garis e Rodinga su tutti. A differenza di questi, però, Ikarmeta ha poche idee e tutte scadenti. Ikarmeta – in ultima analisi – ha una prosa che fa scappare i cani e Frantumi dovrebbe smettere di pubblicarlo. Solo una cosa di La capra dormiva su un lato salvo: la grottesca sbroccata di Alejandro, presentatosi agli uffici della multinazionale dei latticini Dan-2 per incontrare l’a.d. Ganjesi, sull’inutilità dello yogurt come prodotto in-sé. Siamo indubbiamente allo stadio etico kierkegaardiano, perché Alejandro fa una scelta che si lega a valori universali ben precisi, racchiusi qui nell’antiyogurtismo. Cito la grammatica creativa di Ikarmeta: “Arrivo negli uffici luccicanti e falsi come lo sguardo vaqquo dei dingos. Mi spingo all’interno del grande palazzo di vetro, e penso a Anunciacion. Vorrei lei qui con me mentre mi spingo. Incontro Ganjesi, è un uomo con mani che non hanno mai lavorato. Mi dice di produrre yogurt, e io esplodo. “Lo yogurt è per voi smidollati yanky gringos!! glielo urlo in faccia a lui. “Non è budino, non è gelato” continuo, “lo yogurt è per voi mani viscide, che vorreste essere persone che lo mangiano, ma che però vi fa schifo pure a voi!”. Poi esco fiero di me e degli insegnamenti di mio padre, che non ho conosciuto mai”. A noi tutti verrebbe da sbattere un pugno sul tavolo e urlare “viva il βουκολικὰ”, che in greco significa “cantico di bovari”. A parte queste poche ispirate righe, dicevamo, il resto fa pietà.

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