Il maiale Benoit

La Posta dei Lettori / Il maiale Benoit

 

Finzioni si è imborghesito e non apre alla letteratura contemporanea, quella che si fa a Berlino in università  libere, oppure in Nuova Caledonia su spiagge dorate. Lettera ad un maiale mai nato, Benoit di Günter Moeller (ed. Neubauten) parla di animalismo con la leggiadria che ho riconosciuto solo in Milly Fanilli o in Leandro Van Persie. L’autore immagina lo spleen di un ragazzino che sente in tv che George Clooney c’ha un maialino da compagnia e ne richiede uno per Natale ad un genitore ottuso che gli vieta questa soddisfazione perché gretto e avaro. Dormi come un antipatico di Rodolfi (ed. Eisenauer) racconta la storia di Genoveffa e del suo compagno, che sprofonda regolarmente in sonni antipatici invece di dedicarle attenzioni. La solitudine del prigioniero è invece l’opera magna di Gustavo Isegnus (ed. Ludovico) ed è divenuta celebre nell’enclave di Melilla perché composta esclusivamente dall’anagramma della frase *all’inizio avevo sonno e stavo bene prigioniero, ora ne ho abbastanza*.

 

Hans, Rovigno

Photo credit http://www.flickr.com/photos/mnemonic/346376101/

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La letteratura contemporanea di cui parla non trova spazio su riviste serie, figuriamoci questa. Hans, lei deve avere pazienza. I libri di rottura non possono essere facilmente decodificati e richiedono un certo distacco. Finzioni non c’ha una lira e l’unico distacco che conosce è quello della luce, perché non paga le bollette. Le edizioni Neubauten pubblicano i propri libri (tra cui pure il da lei citato Benoit) su carta velina con costa dorata. Li accoppiano a 45 giri pressati in Giappone contenenti il libro letto dalla sorella dell’autore. Li fanno pagare 67 euro. Mandano lettere all’antrace ai critici che parlano male dei loro autori. C’è chi non si prende sul serio, ma questi eccedono sul versante opposto. Le edizioni Eisenauer sono di proprietà del tizio di American Apparel e mettono sempre in copertina gente coi baffi, chiedendo per questo 30 euro a volume. Le edizioni Ludovico pubblicano libri probabilmente composti da nerd informatici tramite algoritmi in Turbo Pascal: anagrammi ripetuti per 200 pagine, palindromi, haiku che non significano niente e sono pure meno graziosi degli origami. Utilizzano nomi di opere quotate. Svalvolano recensioni entusiastiche di riviste inesistenti. 45 euri in economica. Se li tengono. La cultura costa, ma la nemesi della cultura costa pure di più, e la scuola di Berlino è qui per ricordarcelo.

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