Macedonio Roverso non l’avrà vinta

La Posta dei Lettori / Macedonio Roverso non l'avrà vinta

 

Caro Bettoli,

nel mio paese c'è un vero salutista, un cordiale anziano che saluta sempre. Per essere salutisti oggi, in un mondo oltremodo gretto, che chiude le porte in faccia agli straccioni, che senza tatto scoraggia il contatto tanto con chi è vicino quanto con chi si può solo immaginare (aborigeni australiani, nativi americani, eschimesi), ci vuole tanto tanto coraggio. Questo anziano salutista ha girato il mondo come marinaio, una donna in ogni porto, ma come fanno i marinai mi chiedo io e non solo io, e la malinconia, e la lontananza, e il mal di mare. Atipico amico della bottiglia e della tapioca, di cui è goloso sin dai tempi della sua permanenza piena di problemi in Paraguay, si potrebbe definire un vero dannato d'annata, uno autentico, merce rara se i cattivi maestri sono quelli senza laurea della tv o dello spaccio porta a porta. La sua faccia è raggrinzita e sembra una carta geografica, laghi gli occhi, sempre umidi e ormai velati dalla cataratta, monti il mento e il naso, che pende dalla stessa parte della pipa, sempre in bocca, vulcano spento. Questo anziano salutista mi ha salutato anche stamattina pure se non mi conosce in profondità. Al saluto ha fatto seguire queste parole, miele per me, pensionato sessantenne e sessantottino. “Aiutami ad espropriare i terreni incolti del bieco maneggione Macedonio Roverso” – nome e cognome, proprio, pane al pane e vino al vino. Ho sussultato. Sissignore gli ho detto. Assassino, serpe, sozzo! Questo è Macedonio. E non saluta mai.

 

Eusanio, Pian dei Re (TT)

 

Photo credit  http://www.flickr.com/photos/tweng/2326648430/

 

Caro Eusanio,

nella tua lettera non fai domande, ma è chiaro che cerchi un conforto letterario. Per questo ci siamo noi di Finzioni, che battiamo barriera liberiana in materia di libri, liberi da colonizzazioni culturali ignobili. Per partire con fare bellicoso alla volta dell'infido Roverso, forse palazzinaro, forse usuraio, forse corrotto e amico di corrotti, ti consiglierei due tre nomi. Il primo è quello di Borges, che è un po' il nostro papà: Renderò pan per focaccia a vari agricoltori avari, breve racconto scritto mentre l'autore si trovava a Ginevra negli anni '30 (ben memore della sua Argentina sterminata e latifondista), forse ti può essere utile. Accompagnalo con Voglio una terra retta, mi sono rotto dell'attivista Pier Rampen Pollidou, volto noto delle battaglie francesi contro il transgenico (al grido del celeberrimo “spezzerei un'arancia a favore dell'agricoltura integrata”). Concludi con il testo scritto a quattro mani dal fratello cosmologico di Eraclito e da sua moglie Linda: La problematica dell'Arché, proposte affinché non rimanga un mero cliché che parla di “terra” come elemento, è vero, ma anche in maniera confusa degli altri tre elementi (aria, fuoco, acqua). Una bella panoramica completa. Un'ultima cosa: ce ne fossero di salutisti! Qua la gente manco si guarda più in faccia, tutti col capo chino, a sbattere contro i pali della luce.

 

 

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