Mio marito

Bettoli, cosa amo di mio marito? E’ sciocco e vanaglorioso, frivolo, legato a piccole cose stupide (potrei farne un elenco: il subbuteo, le casate reali, gli orologi a parete, la musica new age, il complottismo). Cosa amo, dicevo? Risponda! Forse sono matta. Rispondo io, conscia di poter dire con certezza solo ciò che di lui non amo: sicuramente i libri che compra. L’ultimo è sulle scelte alimentari responsabili e si chiama Se fossi un grosso pesce mangerei solo plancton (Ruspo editore). L’ha scritto, pensi, il comico toscano che nelle puntate di qualche anno fa di *meno Cabaret, più Cabernet* fingeva di piangere a dirotto appena il pubblico gli urlava “fallito!”. Mi aiuti.
Barbara, Casal Borsetti

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Lo molli. Dal verduresimo al pesciolismo, ormai è tutto un fiorire di derive alimentari arcane, cabalistiche, astruse. Dio ce ne scampi. Il peggio del peggio, e lei se n’è accorta, è rappresentato dal nucleo di “folgorati” delle nuove scuole mangereccistiche. L’autore del libro, il fallitissimo comico Polenta, oltre a non essere mai riuscito a farci ridere non ci convince neppure con le sue cialtronate sul desinare. Come scrivevo su Caspita qualche tempo fa, rimango fermo nell’idea che le tre peggio-cose del mondo siano la pena di morte, la censura e la soia.
Mi permetta però di distinguere. Spesso si confonde l’insensismo alimentare con altre storie serie, come l’omeopatia. L’omeopatia è una figata. Il vecchio Hahnemann, canuto dottore prussiano, riteneva che su una personcina sana piccole dosi di una sostanza, veleno o droga finanche vairus (sic) proteggessero dalla malattia che generava gli stessi sintomi. Nel 1984 il batterista danese dei Metallica avrebbe formalizzato le blaterazioni di Hahnemann scrivendo il brano Fight fire with fire, il cui testo figura oggi nell’introduzione del volume seminale Scegli: o me, o patia (ed. Galoppo). Un ultimo accenno su quel burlone di Mitridate VI, grande re del Ponto, che diede inconsciamente il via a tutta questa scena. Mitridate (di origini ucraine, il vero nome era Dimitri Datev), fifone per natura e convinto di poter subire subitamente uno scherzo letale dei Proci, chiese al medico Crautea di sciogliere nel vodka red-bull – di cui andava ghiotto – qualche goccia di veleni assortiti ogni giorno, così, per diventarne immune. Poi arrivò Pompeo Magno, fratello di Milly d’Abbraccio, lo sconfisse in 3 set e Dimitri non riuscì ad ammazzarsi con nulla: ormai era diventato un vero e proprio sballone che reggeva tantissimo.
Storia vera.

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