Non ho presente, solo passato

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Gentile Bettoli, anni fa Mariscalco in Non ho presente (ed. Tensi, 7 euro) costruì un libro parlando esclusivamente al passato remoto ed al trapassato prossimo. Nella fattispecie Mariscalco commosse il paese spennellando la vita di un cameriere smunto, Fofo Magnili, abbattutissimo dalla sorte e da sfighe a 360°, colpito dalla sfiducia dei colleghi, ancora incapace di portare -dopo anni di esperienza- tre piatti con un braccio solo. Fofo Magnili condusse un’esistenza complicata, segnata da una passione per le corse dei cavalli -passione ereditata dal padre pastore-, lavorò sempre in un piccolo ristorante di Trastevere e scomparve improvvisamente a 5 giorni dalla pensione. Questo libercolo di 40 pagine, che con leggera amarezza aveva semplicemente descritto un’esperienza *qualunque*, colpì l’immaginario dell’Italia passata con una storia senza niente da dire, o forse sì.

Luigi Mangiò, Tortona

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Forse. Dopo il Belluca pirandelliano ci furono tanti altri treni fischianti, ma questo di Mariscalco centrò il segno con maggiore robustezza. Magnili fu chiaramente un Belluca senza il dono del passato prossimo, del futuro semplice e, certamente, del presente. Ah, pure del gerundio. Ma fu di più: l’assenza di buona parte dei tempi verbali corrispose all’assenza della prospettiva. Mentre il futuro veniva cancellato con uno straccio per pulire i tavoli, il presente fu semplicemente ignorato, come se qualunque gesto fosse stato già determinato, acquisito e rigurgitato. Fofo Magnili non si sbloccò neanche verso la fine del libercolo, quando dichiarò a singhiozzi “’sta vita ‘nfame, manco un futuro c’ebbi”. Poi scomparve.

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