Più famoso e ricco di Gesù

La posta di Matteo Bettoli / Più famoso e ricco di Gesù

Gentile Bettoli, si sarà accorto che il mondo intero impazzisce per l’azzardo, quando a rischiare son gli altri e a vincere la se-medesimità. Il grado infinitesimo delle possibilità di vincita, che ho interiorizzato tanti anni fa a scuola quando il docente di matematica era stato scaricato dalla bidella e per un mese buono adottò l’escamotage delle *lezioni matematiche applicate alla vita* per utilizzare la classe come terapia a basso costo, raccontandoci fregnacce e mascherando la poca voglia di fare lezione, pensi, non blocca una quota consistente di umani dal giocarsi capra e cavoli nel miraggio di un successo. Ora ci si mette pure l’americanissimo Sven Youkay, che vende una *Nave Cargo* di libri col romanzo-epopea sulla rivincita-fiasco di Tano Stranciani, soffice carpentiere italoamericano che vince al lotto Keep It Up e con capra e cavoli viene travolto da quel successo istantaneo che un po’ lascia il segno.

Sesto, Ertinga

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Caro Sesto, sull’espressione *capra & cavoli*: l’ha usata due volte in poche righe e mai nel modo giusto. E poi questo libro di Youkay, Nave Cargo, edito da Sterlini un anno fa e già alla terza ristampa. Quando un caso letterario è letteralmente tale non è mai un caso. Spesso si tratta di disegnatissime catene di eventi simili a quelle che fanno vincere il nostro Tano al Keep It Up, lotto multimiliardario creato nel 1879 dal principale produttore di colla coccoina del Maine, Rambald Candith. Youkay sa che tasti pigiare, che pesci pigliare e dove andare a parare. C’è crisi, e la gente gioca. Pare.

Tano, affezionato alle sue origini sicule e alla nonna Castrenza, nella più italiana delle storie mangia pesante, dorme sudato e sogna l’amata madredellamadre sola in un porto, fazzoletto in testa, giovane. Triste e sconsolata sta Castrenza, con recente -negli occhi bagnati- l’abbandono della Sicilia e il freddo di New York a febbraio, il cuore spaccato dalla prospettiva di non tornare a casa mai più e la testa piena di confusione per quelle domande rapide, scandite in una lingua sconosciuta da agenti portuali pallidissimi. Nel sogno, Castrenza indica una nave cargo, sì, che si avvicina al porto. Tano si sveglia con ancora nelle narici l’odore acre dello sterco: questo trasportava la nave, o forse di questo era fatta, la nave, di sterco, o forse chissà. Che importa.

Il giorno dopo compra ad un 7,6 cents store un libruccio dalle pagine ingiallite, A’ smorfia de Compare Mommo, portato fin lì da chissà quale paisà. Nel giocare i numeri corrispondenti a nonna, sterco, nave, porto, fazzoletto e 11 (il numero dei suoi figli) Tano fa il colpo della vita, vincendo 189 miliardi di dollari secchi. Nel 1966 diventa più ricco dei contemporanei Beatles, e quindi per una proprietà transitiva malinterpretata -Tano nel Sesto capitolo legge l’intervista a Lennon in cui dichiara *siamo più famosi di Gesù*- *PIU’ FAMOSO E RICCO DI GESU’*, come dirà davanti ai basiti spettatori dell’Ed Molligan Show. Poi c’è il rotolare tragico verso il gioco compulsivo (“ma sì, punta 1 miliardo e 400 milioni di dollari sul 2 rosso, e tu che guardi?”), una vita sregolata e -rapida- la più grossa ridimensionata economica mai sussistita nel mondo delle ridimensionate economiche. Tra il 66 e il 71, lasso di tempo in cui la storia è principalmente tratteggiata, con i soldi della vincita Tano avrebbe potuto comprare Singapore (non ancora tigre asiatica) + la parte continentale dell’Indonesia tranne Giacarta. Youkay è amaro sul finale: nel 1973 Tano acquisterà solo un paio di stivali con la zeppa, quelli per tornare a lavorare, coi 7 dollari rimasti. Che è pure il prezzo del libro. Ma voi prendetelo a nolo.

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