La Posta dei Lettori / Questo mare acquitrino
Carissimo,
Questo mare acquitrino che dopo 100 metri c’hai ancora l’acqua allo stinco ma non ti vedi i piedi (ed. Yanni Padre, 45 euro) è l’ultimo recentissimo memoir di Jacomo Yanni, figlio di Yanni il musicista greco di indubbia fama e indubbio baffo. Jacomo si proclama memoirist di professione, cioè scrittore che riformula ogni pochi anni la storia della sua vita in un nuovo memoir, mantenendo alcuni punti fermi (la figlianza di Yanni, i baffi di Yanni, il lieve mal di testa della moglie, la suocera disperata) ma rielaborandola sotto luce rivoluzionata, spesso contaminato dalle suggestioni e dalle passioni del figlio di papà (baffuto) che può permettersi di avere svariati hobbies ma non un lavoro salariato. Jacomo dopo aver scritto un memoir filtrato da luce indù (Come sono arrivato ad Ahmadabad con la gentile collaborazione di un seguace di Tirthankara) e uno influenzato dalla passione per il cricket pakistano (La palla c’ha il legno dentro e hindi dopo quel colpo in faccia ho smesso) si dedica qui al bagninismo adriatico e ci ripropone la sua vita con un corollario di piadine, giri di liscio, bazze e slappe.
lettore di memoir, Prato Fiorito
Photo credit http://www.flickr.com/photos/poluz/1505141185/
Effettivamente singolare che un personaggio dalla vita sostanzialmente inutile sfrutti il munifico padre tastierista e compositore senza ritegno, facendosi pubblicare un memoir dietro l’altro con la pretesa che questa rappresenti "la deriva del memoir nel XXI secolo". "C’ho soldi" dice Jacomo Yanni in una recente intervista sul settimanale καλὸς καὶ ἀγαθός "e mi piace viaggiare, viaggio molto perchè posso fare a meno di lavorare. Ma il viaggio mi cambia, mi affatica, mi ridisegna, e su questo ridisegno segno i punti fermi sconfondendo (sic) il resto". Jacomo è bulletto e guida spirituale di chi si sente cambiato dopo 8 giorni di campeggio in Guatemala, 7 giorni di pastorizia sostenibile nel Caucaso o 13 giorni di "lavatrice culturale" in Giappone. Il problema è che, pur immerso in situazioni borderline (in ultimo il bagninaggio esistenziale su una spiaggia dei lidi ferraresi), dalla testa di Jacomo non esce nulla di significativo, solo riflessioni sulle alghe, il mare acquitrino e le zanzare tigre ("degne di vivere, ma magari lontano lontano"). Tornano alla mente le parole di Gualtiero Cannini, indomito critico letterario che a proposito di certi scrittori figli di Yanni e situazionisti nell’accezione più bieca del termine disse qualche anno fa "se una testa è vuota, serve a poco farla viaggiare su e giù per aerei con un brogliaccio e una penna, continuerà a scrivere solo pagliacciate senza senso".




