Scrivere coccodrilli per passione

Caro cumenda,

una mia passione sin da piccolo sono i coccodrilli. Mi riferisco a quei pezzi che si trasmettono o pubblicano quando un personaggio noto trapassa nella commozione generale e non tanto a quelli dello zoo, che piangono pure loro ma solo dopo averti staccato un braccio. Not my cup of tea. Ho iniziato presto, in quinta elementare, scrivendo il coccodrillo per la mia giovane maestra durante un tema libero. Il giorno dopo quando la maestra era entrata in classe non assomigliava più alla maestrina dalla penna rossa del Libro Cuore di De Amicis, maestrina che avevo vagheggiato morta per un raffreddore molto sospetto che tradiva una probabile gonorrea. Il 3 che la stessa mi aveva conferito e l'insulto infamante che accompagnava il voto (“iettatore di 'sta cippa”) scritto con una penna rossa (ironia della sorte) sul foglio protocollo, mi avevano convinto di essere “troppo avanti coi tempi”, “proiettato in un futuro prossimo”, e che ci potevo fare se in questo “futuro prossimo” erano tutti già morti? Successivamente ho avuto vita difficile nei concorsi di poesie a cui partecipavo con assiduità durante le medie. In queste occasioni ipotizzavo – spesso in forma di sonetto – la morte disgraziata del presidente di giuria, della mia compagna di classe che concorreva sfidandomi impunemente, o di mia nonna (un classico, a lei avrò dedicato – senza esagerare – 6 o 7 coccodrilli). Nel frattempo erano giunti gli anni '80 e ci provavo con le ragazze dedicando loro componimenti strazianti sulla loro fine prematura. Le tendenze goth dell'epoca, la new-wave ed un certo nichilismo mi hanno permesso di imbonirne diverse nei club del Giambellino. Le approcciavo così “Ehi, vuoi un hamburger? Cocacola? Si, indosso jeans Avirex. Senti ma ci siamo visti da qualche parte? No perchè ti ho già immaginato morta. Ma no, non temere, non sono uno psicopatico. Leggi, leggi qua”. Con molte funzionava e si scioglievano, a leggere il coccodrillo standard che avevo composto per le ragazze emozionali. Solo una mi trattò veramente male e lo ricordo bene: una fan di Gianna Nannini mi disse “più che bello e impossibile sei brutto e improbabile”. In tutta risposta mi iscrissi a Lettere moderne. Lì ho composto – ho sperimentato, direi – coccodrilli sartoriali su personaggi che erano già schiattati da due secoli, ma la cosa mi annoiava. Sono rapidamente tornato al presente ed una notte particolarmente sfigata ne ho scritto uno di 47 pagine per Bob Dylan, che non mi ha neppure detto un “grazie” quando gliel'ho mandato. All'epoca il mio docente di composizione testi, che per quanto mi riguarda se ne era andato ricevendo una palla da golf lanciata da 300 metri di distanza, mi disse “l'idea è brillante, ma lei sarebbe da far brillare come si fa con gli ordigni”. Ed ora sono qua. Ne ho per tutti e quando mi chiedono qual è il mio dream job, rispondo sempre “mettere a frutto le mie abilità, per arrivare un giorno a lavorare per i grossi nomi del coccodrillaggio”. Ho 48 anni e ancora tanta voglia di mettermi in gioco.
Lei cosa mi consiglia?
Tommaso, Milano
 
Io? Il maggiore player sul mercato attualmente è Studio Aperto. Ma deve sforzarsi a scrivere anche di cani. La musica gliela mettono loro.
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