La Posta dei Lettori / Strippi mannari

Caro Bettoli, ho appena finito di leggere Non posso credere che pure lei avesse uno strippo talmente consistente da risultare fatalmente non ignorabile, volume agreste che rispolvera la fascinazione per i titoli lunghi di Lina Wertmüller per proporci una sag(r)a sui lupi mannari con fattezze da adolescenti che ci stanno dentro un casino. Con questa sag(r)a le edizioni Maringa hanno fatto il botto e hanno scoperto un nervo già scoperto di suo: i vampiri hanno rotto i coglioni, ARIDATECE i lupi mannari pelosoni. Magari in una location contadina, perchè no. L’intuizione di Caspare Massimo Caselli, guardiano di museo con la passione per la scrittura, ha colto nel segno e oramai l’Italia è celebre in tutto il mondo per le sue novelle sui lupi mannari contadini. Io mi sento partecipe di questo evento e ne sono entusiasta, era ora che all’impero Romano e al Rinascimento facessimo seguire un po’ di popolarità fondata sui lupi mannari con le fattezze di adolescenti bellocci.

Danilo Mannaro, Bellinzona

Non posso credere che pure lei avesse uno strippo talmente consistente da risultare fatalmente non ignorabile Strippi mannari

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Non so, effettivamente è  difficile rimanere impassibili e tenere a bada l’eccitazione mentre l’Italia sale sul tetto del mondo grazie ai lupi mannari. Caspare Massimo Caselli ha capito che una combinazione tra lupi mannari e adolescenti poteva funzionare ed ha deciso di provare, costruendo una storia improbabile su un diciottenne sfigato, Luciano, che scopre che la diciottenne che sembra finalmente starci in realtà è una lupa mannara. Diversamente da quanto si potrebbe pensare, la storia non si incanala sui binari del racconto fantastico alla Salgari o alla Verne (averne di scrittori come Verne) quindi qua niente tesori, cacce al lupo o buchi nei vulcani che arrivi fino al centro del mondo. Come al solito si svolta nel moccismo esasperato di un diciottenne già sfigato di suo che si scontra con l’irsutismo mannaro della diciottenne di cui si è innamorato. La location contadina sembra messa lì apposta per vendere casolari lucani agli americani post-reaganiani e le battute crasse si sprecano (“è vero che tira più un pelo di +-+- che un carro di buoi, ma la mia vita è sempre stata guidata dai carri di buoi”, dice Luciano sconfortato ma anche un po’ orgoglioso). Insomma: gli ingredienti ci sono tutti  e sarebbero di ottima qualità (i lupi mannari, i carri di buoi, le turbe tardoadolescenziali, l’irsutismo) ma la storia è esile e non ci convince. Però tutto il mondo ci guarda, grazie ai lupi mannari. E non è poco.