Sun Tzu

Buongiorno Bettoli. Senta, sono un venticinquenne “bamboccione”, come diceva il ministro Sirchia qualche tempo fa, deluso dalla sinistra con barba e cane e pure da quella con basette e maglioncino di Zara. Ho deciso che il pacifismo della bandiera arcobaleno non mi rappresenta più, e quindi invece che andare a lavorare gioco con videogames violenti e leggo Sun Tzu, che dà sfogo al mio desiderio di zuffa senza l’effetto indesiderato di prendermi uno schiaffazzo in faccia. Volevo renderla partecipe di questo mio cambiamento, mi sembra di crescere e di essere più onesto con me stesso ogni giorno che passa.
Rodrigo, Genova

suntzu

Caro Rodrigo, era il ministro Padoa Schioppa. E la mia risposta potrebbe finire qui.
Le voglio donare un po’ di sapienza, invece, a mò di perle ai porci: ora come ora, se la potessi guardare in profondità negli occhi sentirei solo il freddo cosmico del vuoto interstellare. Lei non sa chi è Sun Tzu perché a pochi è concesso saperlo: IO sono una delle 6 persone che possono dire di conoscerlo sul serio. Un’altra di queste è David Lee Roth dei Van Halen, un’altra ancora – sembrerebbe – la moglie del Presidente brasiliano Lula, Lulù.
Sun Tzu viveva nella Cina di 2500 anni fa, circa. Si narra capisse il latino solo da un orecchio, il destro, e per questo motivo quando un emissario del governo di Roma (all’epoca ancora Romola) camminava alla sua sinistra Sun Tzu doveva procedere all’indietro, in modo da accostare l’orecchio avvezzo al latino alla bocca del romolano. Ogni tanto slappava per terra, e tutti lo deridevano: “cammini come un gambero, Sunzi, ahr ahr!”. Questa piccola particolarità, congiunta al fatto che sua moglie era larga come uno di quei frigoriferi che fanno il ghiaccio, lo rendevano benevolmente dileggiato dalla community scapigliata di Qi. L’arte della guerra è uno di quei libercoli che hanno letto anche i peracottai come lei, Rodrigo; la vera opera magna di Sun Tzu è piuttosto L’arte della guerra volume 2: l’arte della festa (edita in italiano da Kapioski fino al 1987, ora disponibile alla copisteria di porta Scagli a Modena), originariamente bollata come divertissement ma ormai sdoganata come i film di Bombolo. L’incipit è tuttora molto celebre e recita “si apriranno altre porte, si devasteranno altri party” (cit.). L’autore snocciola sentenze definitive e incontrovertibili sull’etica dei baccanali e da leggere in quest’ottica sono pure certe dichiarazioni della sua prima, e ingiustamente prevalente, opera: “se sei inattivo mostra movimento, se sei attivo mostrati immobile” fa riferimento alla legge del dancefloor, un’attitudine smooth ma acuta à la Shaggy; “chi è prudente ed aspetta con pazienza chi non lo è, sarà vittorioso” descrive la strategia vincente dell’attendista di fine serata, comprensivo e di bocca buona, che piglia su con la rete da strascico; “combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari” ovviamente concerne il rimorchiare con semplicità e understatement, salvo poi sorprendere la conquista in un secondo momento. Il suggello dell’opera, lunga 24 rotoli di papiro in Times New Roman con carattere 12 (interlinea unemmezzo), è la seguente “quando ti muovi sii [sul *sii* c’è una scancellatura, Sun Tzu aveva usato il condizionale al posto del congiuntivo, ndr] rapido come il vento, maestoso come la foresta, avido come il fuoco, incrollabile come la montagna”: se la rapidità non è più requisito essenziale per l’assenza di pericoli contingenti quali quello di cuccarsi una freccia di balestra in una chiappa, gli altri lampi di luce sapiente sono più attuali che mai.

Scrivete a La Posta di Matteo Bettoli – lapostadifinzioni@finzionimagazine.it

2 Commenti
  1. Gent.ma Sua Em., Egr., Preg.mo Dott., Onor., Avv. Bettoli,
    sono un Suo avido lettore e Le scrivo da Andrea, un ridente e assolato borgo medievale della tundra padana.
    Le scrivo per confessarle che con piacere ho potuto notare le correte citazioni del Volume II dell’Arte della Guerra di Sun Tzu, ovvero “L’Arte della Festa”.
    Io, in possesso di una copia manoscritta del testo, non posso che gioire nel vedere in Lei l’acume di chi vuole diffondere la vera conoscenza.

    Distinti saluti,
    Onor. Dott. Ravenna Giunchi