Terzo Parenti e la furia iconoclasta

La Posta di Finzioni / Terzo Parenti e la furia iconoclasta

Gentile Bettoli, i vandali sono intorno a noi e costruiscono sul loro vandalare in giro ora *manifestazioni precarie*, ora *dittature del significante*, ora *sovversioni situazioniste*, ora *derive schizzocreativiste*, ora *divisioni sociali collettivizzate*. Ma basta dai. Non vedo niente di romantico in tutto ciò, eppure un numero sempre maggiore di scrittori idolatrano perditempo armati di bombolette, di scalpelli o solo di teste bacate. Dove andremo a finire? Cialtroni come Banksy si aggirano indisturbati per le strade di Londra sporcando muri grigi eppure seri e rigorosi, artisti visuali come i norvegesi Tier & Smellson fanno spogliare uomini donne & animali e occupano piazze della Scandinavia con corpi ignudi che a sentir loro sono arte, stregoni guatemaltechi come Guillermo Verduga piazzano teche di vetro in Piazza Rossa e costringono attoniti individui post-bolscevichi muniti di ventiquattrore ad osservarli mentre cucinano il minestrone. Poi arriva Terzo Parenti e ci costruisce il bestseller di rottura Pensa che bello se scalpello col martello il ******* al David di Donatello, diario di un vandalo fan(t)a(s)tico.

Sassarelli, Cascata Piacentina

 iconoclasta

Photo credit: http://www.flickr.com/photos/simplifica/

Pensa che bello se scalpello col martello il ******* al David di Donatello (ed. Compiacenti, 11 euro) rappresenta un romanzamento di un fenomeno sempre più presente nelle strade del mondo: la depravazione. Scenari apocalittici venivano prospettati da Asimov già negli anni 50, mutazioni trans-sensoriali erano premonite da Krichton, opere abusate e malcitate venivano date alle stampe in continuazione durante la guerra del Kippur (L’anno del sole quieto di Tucker), ma niente lasciava presupporre che il vandalismo potesse diventare punto di riferimento. L’ossessione per il David di Donatello del nostro protagonista è quantomeno ridicola: lo scalpello come arma di rottura è stata superata dall’arte del plagiare, manipolare, ingannare. Terzo Parenti è indietro, su queste cose, forse è ingenuo: cosa ci interessa un fanatico che vuole mettere in difficoltà una statua bronzea? Rimane qualche considerazione sparsa sulla furia iconoclasta dei nostri tempi, furia che non ha niente a che fare col cavallo del west che beve solo caffè ma che non è altro che una sostituzione di vecchi simboli con nuovi simbolicci plastificosi.

 

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