Filetto di trota alla Carver

Caro Raymondo, quanto mi piacciono i tuoi racconti? Come riuscivi a descrivere con una simile efficacia la quotidianità, svelandone i lati oscuri e imponderabili? Sai che se non fossi Uomo Senza Tonno, vorrei essere Raymondo Carver? T’invidio.

Avendo io avuto un breve flirt con esca e lenza in passato, quando tinteggi scene di pesca, mi si drizza la barba. A pesca si possono fare tante esperienze: accalappiare per sbaglio i pesci gatto, farti rubare il portafogli, sgamare una coppia che dedita al dolce su&giù dietro i cespugli. O trovare un cadavere, come narri nel tuo Con tanto di quell’acqua a due passi da casa. Raymondo, io ti stimo perché la tua prosa lineare e scarna mi fa venire voglia di un piatto lineare e scarno, ma non insapore. Non sia mai, che il Dio dei Cuochi mi carbonizzi le chiappe, altrimenti.

Devolvo quindi in tuo onore, un filetto di trota salmonata o iridea, chiamala come diavolo ti pare. Un filetto di trota alla Carver, appunto.

Qualcuno ha già pescato per me una trota e gliene sono grato. Tanto grato da concedermi un gratìn finale. Prima, però, c’è la Marinatura. Qui non si cazzeggia.

Mi procuro con mezzi leciti e non:

  • 6 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • succo di 2 limoni e mezzo
  • un cucchiaio e mezzo di senape antica, quella in grani
  • un cucchiaio di miele
  • erba cipollina ad libitum
  • foglie di menta fresca altrettanto ad libitum

Prendo tutta sta roba qui, la catapulto in un contenitore cilindrico così non me la schizzo addosso, armo di braccio meccanico il mini-pimer e via col frullìo. Centrifugo tutto per ottenere una salsa omogenea. Assaggio e aggiusto di sale per equilibrare l’acido del limone e della senape e il dolce del miele.

Metto da parte e mi dedico alla bestiola di 750 grammi: la trota. Eviscero il leviatano, lo sfiletto, elimino pinne dorsali e laterali e lische e lavo per bene.

Ricavo non uno ma due filetti e li depongo in una ciotola, annegandoli poi con la marinata. Avvolgo con uno strappo di pellicola e metto in frigo per 30 minuti.

Terminata l’ora durante la quale ho fatto il bucato, riflettuto sugli equilibri del cosmo e sputato dal balcone sui passanti per strada, estraggo i due filibustieri e, con la marinata ancora grondante, li pano con pangrattato e un trito di mandorle ascoltando Rano Pano dei Mogwai.

Adagiati in una pirofila, i due gemelli del destino vanno al solarium in forno per 15 minuti a 180 gradi.

Habemus trota meravigliosamente abbronzata, il sapore delle carni è delicato e ispessito dalla marinata, che crea un affresco di tinte pastello. Sì, perché il gusto suggerisce anche immagini e colori. O no? Sono forse pazzo? 

stay tuna

Marco Giarratana

Pigola, bubola, ziga, potpotta, gloglotta, ciangotta. E raglia.

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