Insalata Sedaris

Il tema delle ultime settimane sai qual è, Davìd? Posso chiamarti Davìd à la française dato che vivi in quel di Parìs? Grazie. Dicevo, sai qual è? Il caldo. Il fottuto caldo. Tutti ciarlano del caldo, di quanto ce ne sia, di quanto ce n’è stato, di quanto ce ne sarà. Per carità, hanno tutti ragione, c'è l'aria così rovente che mi farei scorticare come San Bartolomeo, ma dico, tutto 'sto coro di lagne è necessario?

Ti faccio una domanda: è più insopportabile la calura o quelli che frignano perché c’è un forno a microonde a cielo aperto? Ti suggerisco la risposta? No, dilla tu. Oh, bravo: la gente che frigna. A te non girano i cabasisi a elica sentendo i piagnistei, di qualunque natura? Il caldo, gli immigrati, i politici, ehnonfunzionamainulla, la crisi, i marò. Santiddio, c’è sempre un buon motivo per scorticare l’anima col vittimismo. Sai che ti dico, Davìd? Io mi ribello e mi busco il caldo, sudo in silenzio e mi flagello come un monaco tibetano. M’asciugo senza batter ciglio, mi faccio una doccia e ri-sudo di nuovo. E non perforo l’apparato genitale al mio prossimo. Sono volgare? Naaaa, vado di perifrasi. Ma temo di star tergiversando, non sono qui per lamentarmi di chi si lamenta, bensì per cucinare. 

Costretto a questa imperitura secrezione sudoripara, ti confesso che quest’oggi limiterò al minimo l’uso del fornello per prepararti il pranzo. Sono in vena d’insalate, ma non una di quelle schifosine della busta che hanno la consistenza del cartone da imballaggio. Mi rifiuto di rifilarti rifiuti, piuttosto ti assemblo una roba che ti leccherai pure le suole delle scarpe. Stammi a sentire.

Sbollento mezzo peperone con la buccia per dieci minuti, poi lo sbuccio e lo taglio a listarelle che scotto in padella con un po’ d’olio. Metto sale, metto da parte.

Agguanto un porro volante, lo taglio a rondelle che stufo in padella per 5 minuti, sfumo con dell’aceto balsamico di Modena un minuto prima di togliere dal fuoco. Aggiusto di sale e ho dei porri in agrodolce.

Essendo tu di padre greco, potrei mai non omaggiare le tue origini? Sarei un canaccio maledetto se non lo facessi, ragion per cui conio una salsa tzatziki con le mie manine. In una ciotola metto 90 g di cetriolo sbucciato e grattugiato, il succo di mezzo limone filtrato – non quello comprato ma lo filtro io col colino, mica sono inabile, dannazione! – 6 spicchi d’aglio schiacciati e ridotti a purea, 200 g di yogurt greco e olio extravergine d’oliva quanto basta. Amalgamo il tutto e aggiusto di sale.

Dato che ti chiami Sedaris, l'assonanza non può che suggerirmi di tirare in mezzo un bel gambo di sedano lavato e tagliato a tocchetti. Quante ne so?

Cosa m’è rimasto da fare? Ah, sì,  una concassé di pomodori secchi inumiditi con un po’ d’olio, è un taglio a cubetti che di norma si fa col pomodoro fresco sbollentato e pelato, se vuoi sapere come si fa perché puoi cercare i tutorial su YouTube. Chiudo le magagne insalatesche con un bel carpaccio di pesca saturnina, un taglio sottilissimo.

Basta solo regolare tutto con sale e olio e assemblare l'insalata, che è roba da ragazzetti, potresti farlo anche tu, Davìd, se solo non fossi mio ospite ma ti eviterò questa fatica. D’altronde fa un caldo brutale e non vorrei iniziassi a sudare e a lamentarti, potrei staccarti le falangi. T’ho avvisato.

stay tuna

Marco Giarratana

Pigola, bubola, ziga, potpotta, gloglotta, ciangotta. E raglia.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.