Risotto primavera, ode a Amy Hempel

Premetto e prometto che sarò il più serio possibile per questo nuovo componimento culinarletterario. La serietà m’è doverosa quando parlo di Amy Hempel, che qui in Italia ce la filiamo io, tu e le rose. E gli altri? Ok, non è una rivoluzionaria come Hemingway o Carver, non si presta ai trend come Wallace (anche perché lei è ancora viva e vegeta), non è un bestseller à la Franzen o à la Roth, ma cielo&santinumi!, è un crimine lasciarla impolverare sugli scaffali delle librerie.

Autrice di soli racconti riuniti in Ragioni per vivere, per sua stessa ammissione, la Hempel deve la sua vocazione letteraria all’incontro con Gordon Lish, l’editor di Carver. E proprio dal minimalismo carveriano, Amy parte per esplorare l’anima umana, i suoi bizzarri e illogici comportamenti, gli scoscesi declivi mentali, le ansie, le paure, le gioie sempre così effimere. Effimere come la bellezza della primavera, sotto cui giace una subdola malinconia.

Ora, non voglio star qui a sbrodolarmi con menate da critico che non sono, ma i suoi racconti, alcuni lunghi solo una pagina o poco più, hanno un retrogusto amaro e da quel tocco elegiaco puramente femminile, come se la sua prosa fosse guidata dalle maestre del disincanto in gonnella, mi vengono in mente la O’Connor, Sylvia Plath, A.M. Homes, Antonia Susan Byatt. Nelle sue storie il reale è sfumato da una sottile lente surrealista, le parole fioriscono nei giardini di pagine accorate dove si percepisce la devozione alla scrittura, la cieca fede nella missione della letteratura, gli sbalzi di temperatura emotivi tipici dell’instabilità climatica della stagione più instabile dell’anno, la primavera appunto.

Eleganza e raffinatezza, peculiarità che in cucina appartengono ai risotti. Sì, sono già entrato in cucina, ho il mestolo in mano. E sto già trasponendo l’opera della Hempel nella mia peripezia culinaria di quest’oggi. Ho pensato a lei scucchiaiando un risotto primavera. Sia per la delicatezza del piatto, sia per i leggeri contrasti: i piselli sono dolcissimi, ma le fave, altre grandi protagonisti in tavola di questa stagione, lasciano quel leggero amaro in bocca che gli scritti della Hempel rilasciano una volta giunti alla fine.

Ok, ci sono. Presentazione fatta, siori e siore, un risotto primavera leggermente modificato in onore di Amy Hempel non ve lo toglie nessuno quest’oggi.

Comincio estraendo fave e piselli dai rispettivi baccelli e li lavo.

Attacco col brodo, il più grande amico del risotto. Un litro d’acqua, due carote, una cipolla et voilà, i baccelli dei piselli: rendono il brodo molto saporito (il che però non è consigliato per tutti i risotti). Mezz’oretta a fare glu glu glu con le bolle dell’ebollizione ed è pronto.

Proseguo con la costruzione del sublime risotto. In una casseruola di rame rosolo la cipolla tritata in una noce di burro sciolto. Aggiungo i piselli e le fave e anche loro se ne vanno a farsi sfrigolare. In una pentola d’acciaio normale servono circa 10-12 minuti, col rame 6-7 a meno che non si voglia carbonizzare tutto sto ben di Dio, cipolla in primis: ecco, uno dei crimini più efferati che si possano perpetrare contro un indifeso risotto è bruciare la cipolla del soffritto. È da ergastolo (un po’ come usare il dado, ma non lo dite a chi ne abusa, sssshhh).

Vabbè, menate a parte, qui c’è da imprimere la primavera nel piatto. Riso! Carnaroli! Tostatura! Lo aggiungo alla roba che se ne stava dentro la casseruola a rosolare, sfumo poi con un po’ di vino bianco e aggiungo man mano mestoli di brodo seguendo il classico procedimento. Basteranno 15 minuti circa affinché sia pronto e possa rifinirlo: prima con foglie di maggiorana che danno un tocco elegantemente speziato, poi manteco con del formaggio caprino, che conferisce una nota acidula ma non invadente, che ben si sposa col dolciastro dei piselli e l’amarognolo leggero delle fave. Ah, aggiusto anche di sale che a me la pressione piace mantenerla alta.

Stay tuna

Marco Giarratana

Pigola, bubola, ziga, potpotta, gloglotta, ciangotta. E raglia.

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