Zucchine ripiene alla Philip K. Dick (con purè di fave e speck cotto)

Caro Filippo,

sono stato assente da Letto e Mangiato per un po’, mi ero smarrito e mi sono cercato. Ho scrutato sotto il letto e sotto il tavolo, dentro l’armadio e dietro il divano, tra le posate, in mezzo ai libri o all’umido, dietro il cesso, ovunque.

Non mi ero lasciato nessun avviso scritto sul tavolo, non mi ero detto che mi sarei allontanato, ero quindi insospettito. D’altronde è un pezzo che leggo le tue robe e pensavo d’essere finito irretito in qualche dimensione parallela, che qualcuno nottetempo m’avesse ficcato dentro una tuta disindividuante, che fossi sprofondato in uno di quei mondi possibili tipici dei tuoi romanzoni dove non si capisce chi-è-cosa-e-perché-e-dove-cazzo-siamo-? Ma alla fine mi sono ritrovato tra le mutande. Cioè, non nel modo in cui pensi, ma dentro il cassetto dove tengo le mutande. Ero lì, rimpicciolito come la signora Minù e con tutta sta barba che ho, sembravo una di quelle palline di cotone che ti s’infilano nell’ombelico. Hai presente?

Se non hai presente, fa niente, io comunque ho scavato dentro me stesso e mi sono ritrovato, anche grazie alle tue pagine, caro Filippo. E m’è venuta una fame suprema, così dopo aver scavato nella mia coscienza alla ricerca del Me Stesso Perduto e Poi Ritrovato, decido di scavare una zucchina. Sì, nel senso che le amputo le punte estreme, la taglio longitudinalmente e con un cucchiaino scavo e scavo e scavo e scavo come se stessi creando il letto d’un fiume. O una vasca. O una barchetta. Una zattera, magari. Terminata l’operazione, lascio la zucchina, lì, inerme col solco in bellavista.

Ma, mi domando, con sta zucchina scavata, che ci faccio? È primavera e lascio entrare un poco d’aria pura. Pura. Purea. Massì, Filippo, faccio una purea. Con cosa? Con un ingrediente di stagione: le fave. Dal baccello estraggo i semi, che lavo e sbollento per 18 minuti in acqua leggermente salata. Poi asciugo e frullo. Aggiusto di sale, pochino, un po’ di pepe, una macinatina di noce moscata.

Ho dello speck cotto affettato in frigo, che faccio, lo uso? Lo uso, così da un po’ di sapidità ed essendo affumicato, rinvigorisce lo spettro di sapori. Rompo le fette con le mani e le metto nella purea. La stessa purea che, con un cucchiaio, adagio con dolcezza sulla fossa scavata nella zucchina. Una spolverata di parmigiano grattugiato, un po’ di pangrattato, forno a 200° per 35 minuti e, caro Filippo, puoi apparecchiare che altrimenti si fredda.

Stay tuna

 

 

Marco Giarratana

Pigola, bubola, ziga, potpotta, gloglotta, ciangotta. E raglia.

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