Auguri, ovvero si salvi chi può

Domani è Pasqua, auguri (a chi fa piacere sentirselo dire). E lunedì è Pasquetta. Già vi immaginiamo, mentre «con le mascelle al lavoro sulla carne sugosa e le bolle di grasso che turbinano sulla lingua, e il venditore in fondo che rimane come pietrificato a eccezione di una mano che si produce in un movimento automatico, continuando a spennellare la senape con la spatola.» (Underworld, DeLillo, pag.7, Einaudi). Ma senza voler essere così didascalici, basta che prestiate un po’ di attenzione ai missili che potrebbero finire nel vostro giardino (libro che mi è capitato per mano fortuitamente, grazie alle pulizie di primavera), mentre grigliate la carne per voi e i vostri amici.

Lunedì è Pasquetta, e gli auguri per Pasqua ce li siamo già fatti, giocando un po’ d’anticipo. Come la letteratura, del resto, che arriva prima della realtà: prevede quello che succede e descrive l’ignoto prima che possa essere svelato. Ne Il mestiere di vivere, Pavese scrive «La letteratura è una difesa contro le offese della vita» (pag. 318, il Saggiatore). Ma la letteratura, vi sarà chiaro, è metà del lavoro, l’altra metà è la lettura, e chi si trova su Finzioni questo lo impara ogni giorno.

Lunedì è Pasquetta, ci siamo già detti. Ed è pure il 25 Aprile. La data è simbolica, e non coincide con l’ufficiale fine della seconda guerra mondiale, avvenuta formalmente un paio di giorni dopo, ma ricorda la liberazione delle città di Torino e di Milano da parte dei Partigiani del CNL. La Resistenza e la Liberazione sono parte della nostra storia più nobile, quella che ora, a volte, tentenniamo a chiamare democrazia, deriva anche dagli atti compiuti in quei giorni.

Ad esempio, mercoledì si è tentato di cancellare uno dei quattro referendum del 12 e 13 giugno, quello inerente al ritorno al nucleare. Si vuole posticipare (e non annullare, si badi bene) il ritorno al nucleare, in attesa di ulteriori valutazioni scientifiche, anche in sede europea. Se ci fosse bisogno del nucleare, si lascerebbe la lege così com'è  e il referendum del 12-13 giugno sarebbe un ottimo strumento democratico per dimostrare cosa pensiamo di questo passo indietro. Perché evitare quel referendum? perché insieme a quel referendum ve ne sono altri tre: due per abrogare la privatizzazione della rete idrica (leggi bollette più care) e uno per annullare definitivamente la legge sul legittimo impedimento. E chi teme la cancellazione di questa legge? Un ometto solo, visto che la vittoria di quel quesito dimostrerebbe cioè che il Paese pensa del suo presidente del consiglio.

Ma, dicevamo, è la letteratura a permetterci di andare avanti. Non serve demoralizzarci: prendiamo Fenoglio, il suo capolavoro Una questione privata. Cos’ha da dirci, per questi giorni?: « …domandò Milton: – Quando dici che finirà, patriota?  […] – Maggio […] – Li ammazzeremo tutti, – disse Milton. – Siamo d’accordo. – Ma il vecchio non aveva finito. – Con tutti voglio dire proprio tutti […] Io sono uno che mette le lacrime quando il macellaio viene a comprarmi gli agnelli. Eppure, io sono quel medesimo che ti dice: tutti, fino al’ultimo, li dovete ammazzare. E segna quel che ti dico ancora. Quando verrà quel giorno glorioso, se ne ammazzerete solo una parte, se vi lascerete prendere dalla pietà, o dalla stessa nausea del sangue, farete peccato mortale, sarà un vero tradimento.» (pag. 81-82, Einaudi). Non si tratta più di uccidersi tra di noi, ma di mortificare la parte più pigra che abbiamo, quella oziosa e piena d’accidia. S’è fatta una guerra e s’è fatto un’Italia, e ora sta a noi trattarla con cura. Buona Liberazione.

Andrea H. Sesta

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

4 Commenti
  1. Come mai quella righetta striminzita, neutra e generica, per Pavese e quel lungo sproloquio per ‘il libro di’ Fenoglio (senza speficare che non riflette il pensiero dell’autore)?
    Trattati così, i libri non ci mandano proprio da nessuna parte.
    Cinque paragrafi, di cui tre si reggono su citazioni. Non sembra proprio che lei abbia fatto molto lavoro, né con la letteratura, né con la lettura.
    Vabbe’, si può anche non aprire il suo blog…

  2. Parto dal fondo: quanto al blog, giusto per fare una citazione “vabbe’”.

    Passando alle cose sensate, scrive “trattati così i libri non mandano proprio da nessuna parte”. Non sono d’accordo: trattati così i libri mandano per lo meno di due direzioni. La prima è quella che, incuriositi da una citazione lasciata quasi in sospeso, si vada ad approfondire il libro in questione. Mica l’ho inventato io. Ci sono fior fiore di quarte di copertina che riportano un’unica citazione da libro. Senza aggiungere altro. La seconda è che alcune citazioni hanno un alto valore icastico, e mi sono funzionali così come sono e visto il numero limitato di battute che mi è concesso, perché ad essere didascalici non ci guadagna nessuno. Citare 10 parole di Pavese e basta lo svilisce? No, chi deve capire capisce, chi è curioso cerca e chi non è interessato torna per la sua strada.

    “Cinque paragrafi di cui tre si reggono su citazioni”. È un po’ il senso profondo che dà il nome alla rubrica “Lettualità”, parola che è la crasi di lettura e attualità. Come ci sono accenni (sempre per questioni di spazio) all’attualità, ci sono riferimenti (chiamiamole pure suggestioni) letterarie, in virtù del fatto che molto di quello che ci succede in un certo senso è già stato scritto.

    “Senza specificare che non riflette il pensiero dell’autore”. Come avrà notato da quello che ho scritto dopo una citazione (che, per la cronaca, non è uno sproloquio, sennò se la deve vedere col Fenoglio) la mia conclusione riporta ad un senso più vicino al pensiero dell’autore. Serve giusto una visione più olistica… “intelligenti pauca” dicevano, e sono d’accordo.

    Quanto al “Non sembra proprio che lei abbia fatto molto lavoro, né con la letteratura, né con la lettura”, beh, cara Francesca, non avendo altri metri di giudizio se non quello che ha appena letto, temo che la sua opinione sulla mia preparazione possa apparire un po’ superficiale.

  3. Caro sig. ‘quarta-di-copertina’,
    icastico? crasi? olistica?
    LE PAROLE SONO IMPORTANTI! (Nanni Moretti, Palombella rossa)
    F.A.