Lunedì mattina mi sono svegliato con un saporaccio fra i denti. Manco avessi dormito con il piede di un ulema afghano in bocca. Poi accendo la tv, guardo rainew24 e scopro che hanno catturato e ucciso Osama Bin Laden. Leggo un po’ dell’accaduto e già capisco che avrei dovuto scrivere il pezzo di Lettualità su di questo. Tra i video sull’argomento che amici vari postavano su twitter, il buon Michele Danesi ha postato questo.

Il che mi ha ricordato un discorso sentito tempo prima. All’inizio del secolo scorso, su di un giornale francese, è apparsa una vignetta che si lamentava del traffico, la cui didascalia recitava pressappoco: “di questo passo, avremo bisogno di alberghi per le automobili”. E ciò che era disegnato era quello che ora chiameremmo parcheggio multipiano. Tra la letteratura e la realtà, c’è uno spazio che, seguendo cause poco imbrigliabili, permette il passaggio di contenuti dall’una all’altra dimensione. E così, per una strana forma di omeomorfismo letterario, quello che è successo a Claudio in letteratura, può essere paragonato a quello che è successo a Bin Laden nella realtà, una volta accoppato.

Una volta morto, l’imperatore Claudio, mentre stava salendo in cielo, ha diretto lo sguardo verso la terra, per l’ultima volta. E ha visto un lunghissimo corteo per le strade di Roma, credendo che la gente fosse in lutto per la sua morte, quando, in realtà, era scesa in piazza per festeggiare la fine del tiranno. Lo scrive Seneca in quell’opera rancorosa che è l’Apocolokyntosis. Capitolo 12: «Mentre scendono la via Sacra, Mercurio chiede che significasse quell'assembramento: che fosse il funerale di Claudio? Era il più splendido che mai si fosse visto, e poi curato con tutte le regole: si capiva bene che era il funerale di un dio. Tanta era la folla dei flautisti, dei corni, di ogni genere di strumenti, e tanto il frastuono, che persino Claudio lo poteva sentire. Tutti allegri, tutti in festa: il popolo romano andava avanti e indietro come chi è libero.» L’ha scritta visti i suoi screzzi con l’ex-imperatore (che l’aveva condannato all’esilio in Corsica con l’accusa si adulterio solo per toglierselo dai piedi), e po’ per farsi bello agli occhi del giovane Nerone. Il quale, ironia della sorte, lo costringerà al suicidio (una volta si faceva così).

Vedere le immagini degli americani felici, contenti per la morte di Bin Laden, beh, mi ha dato un po’ la stessa impressione. E possiamo trarre giusto qualche spunto da questa morte, che ha reso molto felici gli americani. Ma qua nella redazione, da liberi pensatori quali siamo, ci siamo chiesti se fosse il caso di festeggiare in maniera così vistosa. Non tanto per le strade, quando dalle alte sale della Casa Bianca.

Il discorso di Obama ha contrapposto il bene (Stati Uniti) al male (Bin Laden). E nessuno, qui, mette in discussione l’11 settembre o le morti di quegli innocenti. Ma dopo 10 anni di guerre e 2 guerre ( di cui una, quella in Iraq – Saddam non aveva alcun legame con Alqaeda – basata su bugie create ad hoc), uccidere Bin Laden non ci porta esattamente da nessuna parte. I controlli rimarranno li stessi, il clima di terrore idem. Certo, è un simbolo del terrorismo, ma certa retorica di “bene VS male” avremmo potuto evitarcela. No?

E ce lo insegna l’esempio di quel gran voltagabbana che è stato Seneca. Mentre era in Corsica in esilio, ha scritto una epistula densa di piaggerie a Claudio, il quale gli ha concesso, su intercessione di Agrippina (madre di Nerone), di tornare. Una volta scomparso Claudio, Seneca non ha esitato a deriderlo, per altro a buon diritto, essendo diventato despotico. Ma dopo Claudio è arrivato Nerone. Che, prima di costringere al suicidio Seneca, ha fatto ammazzare sua madre, Agrippina. E cos’ha detto Seneca? «Era il male minore».

Andrea H. Sesta