L’Acqua d’Oro: Grandi truffe e piccoli referendum

Parte con questo articolo una serie di quattro pezzi di Lettualità – la rubrica che lega i fatti del presente con dei coltissimi libri – dedicati ai temi referendari. Il 12 e il 13 giugno siamo tutti chiamati a esprimere la nostra preferenza su temi importantissimi, e con questi approfondimenti libreschi noi di Finzioni abbiamo voluto dare il nostro modesto contributo. Perché siamo lettori, ma anche cittadini ben informati!

Qualche tempo fa ho comprato un libro di favole scritto da bambini, per altri bambini. Mi piacciono molto. I bambini hanno una fantasia tutta loro, e delle paure che fan sorridere noi grandi. Per esempio, c’è una storiella scritta da due bambini tedeschi che si chiama “L’Acqua d’Oro” che comincia così:

In Turchia c’era molta acqua. Tuttavia nessuno poteva berla, perché l’acqua era fatta d’oro. Se qualcuno la beveva, si trasformava in una statua d’oro. Tutti avevano paura che potesse uscire acqua d’oro dal proprio pozzo. Un giorno quattro fratelli giocavano sulla spiaggia. Improvvisamente il gufo “Grandi Occhi” venne volando e si posò su un ramo. I bambini videro Grandi Occhi, corsero verso il gufo e gli chiesero tutti insieme: «Puoi raccontarci come l’acqua venne trasformata in acqua d’oro? Noi vorremmo poter bere acqua limpida e normale.»

Trasformare l’acqua in oro: in una favola per bambini può essere solo opera di magia. Dalle nostre parti invece la formula è tutta economica. Basterebbe chiedere alla Vivendi, 255 miliardi di dollari all’anno: tutti spremuti dall’acqua. Oppure alle più nostrane grandi aziende della bottiglietta: il profitto su una bottiglia d’acqua è pari al 500%. Nessun’altra merce al mondo garantisce un ritorno tale. Si potrebbe chiedere alla Bechtel Corporation: nel 2001, dopo che l’IMF impone la privatizzazione dell’acqua boliviana, il costo aumenta d’un colpo del 300%. I Boliviani arrivano a pagare il 40% del loro reddito per bere. La scelta e semplice: o sborsare o crepare di sete. Non c’è molta alternativa.

Ecco la formula per trasformare l’acqua in oro! Si fa così: una legge per le privatizzazioni, una società per azioni fondata sulla logica del profitto a tutti i costi, e tanta tanta pubblicità. Nessuna multinazionale spende tanto quanto quelle dell’acqua per la pubblicità. Ci vuole dell’arte per convincere la gente a pagare per quello che da sempre ha fatto parte del ciclo naturale della vita. E poi spendere tanto in pubblicità significa controllare i media, che da quella pubblicità dipendono. Facile spiegare il silenzio di tomba che è calato sui referendum. E se non basta ci sono gli economisti a confondere le acque con discussioni ultra-tecniche che fanno girare la testa. Una volta c’erano i preti con il loro latinorum, adesso abbiamo i guru dell’economia. «Le cose sono complicatissime» dicono «non arrischiatevi a pensar con la vostra testa che sbagliate di sicuro, lasciateci fare a noi che siam qui per servirvi.»

Per fortuna qualche Gufo rimane, a spiegarci che le cose non sono poi così complicate. Gente come Ugo Mattei, professore di Legge a Torino e all’Università della California, membro della commissione Rodotà, promotore del prossimo referendum sull’acqua. Se avete tempo, prestategli un orecchio. E va a finire che i miei bambini della scuola elementare di Bonn ci capiscono più di tanti spocchiosi tecnici. Va a finire che l’acqua non è oro, che l’acqua fa parte di un ciclo naturale riproduttivo che non può essere dominato dall’interesse, che l’acqua poichè è vita è di tutti, e non può essere negata a nessuno. Va a finire che rischiamo il più grande furto della storia d’Italia, e che quando andremo al commissariato sarà già troppo tardi, e la polizia non sarà dalla nostra parte. Va a finire che siamo al punto in cui dobbiamo tutti iniziare a pensare come Marcovaldo, un altro geniale sempliciotto: «Non c’è più tempo. Tutti i miei sforzi ora devono essere diretti a provvedere la famiglia di acqua e di cibi che non siano passati per le mani infide di speculatori.» Ricordiamocelo il 12 e il 13 Giugno.

Due particelle di idrogeno, una di ossigeno. L’acqua è la semplicità più assoluta. I nostri corpi sono composti per il 70% d’acqua. L’uomo non può vivere più di tre giorni senza. Forse per questo, l’acqua è simbolo di condivisione nella Bibbia e nel Corano. Perfino i giuristi imperiali romani riservavano all’acqua una categoria eccezionale, quella di bene comune: ciò da cui nessuno può essere escluso, nemmeno uno schiavo, nemmeno un nemico del popolo romano. Dice Giustiniano, il padre del diritto romano, e non esattamente un comunista: «Per legge naturale queste cose sono proprietà comune di tutti: l’aria, l’acqua che scorre, il mare e con esso le sue sponde.» Ma forse, di questi tempi, così progressisti e liberali, chiedere il diritto di bere e di respirare è chiedere troppo. Per quanto riguarda le spiaggie poi, questo weekend non c’andate, restate in città, che se privatizzano l’acqua presto ci scordiamo anche quelle. Non a caso dicevano: «Resistere, resistere, resistere come sulle sponde di un’irrinunciabile Piave.»

Amedeo Policante

Post-scriptum tecnico: Quando andrete a votare vi presenteranno quattro schede. Due di queste sono relative all’abrogazione delle leggi che rendono obbigatoria la privatizzazione dell’acqua in tutti i comuni (si anche per quelli che adesso hanno il sindaco comunista). Siccome sono comicamente incomprensibili a causa del burocratese con cui sono scritte le leggi, portatevi il vocabolario. Altrimenti questa è la traduzione. La scheda rossa – in cui la parola acqua o sinonimi nemmeno appare – chiede: «Sei favorevole ad eliminare la legge che obbliga i comuni a privatizzare il servizio idrico?». La scheda gialla invece dice: «Sei favorevole ad eliminare la legge che permette al gestore del servizio idrico di imporre tariffe che gli garantiscano un profitto di almeno il 7% indipendentemente dagli investimenti, cioè per potersi comprare un villone e fare dei gran festini con gli amici a tue spese?» A noi l’ardua sentenza.

Amedeo Policante

Si procaccia da vivere seguendo la transumanza d'inesistenti fondi di ricerca e rivendendo le preziose pelli in cambio di nitrokegs e perline di vetro. Ama i segugi, le ragazze che fan bolle con le chewing gums, Ivan Illich e un pò di stirner. A sua discolpa, ha una ciotola ed è bellissimo.

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