Le file per l’iphone 6

Code fuori dagli apple center per comprare i nuovi iphone. Sacchi a pelo e il #bendinggate. E allora?

Non so se è capitato anche a voi di leggere status di facebook con amici che si stupivano: "ma come, c'è la crisi e la disoccupazione e l'ISIS e la gente si compra l'iphone 6?". Sì. Semplicemente perché 10-100-1000 persone in fila in tutta italia per comprarsi l'iphone 6 non sono l'Italia. Sarebbe come dire che non c'è la crisi perché i ristoranti sono pieni e non si riesce a prenotare un tavolo per sabato sera.

Discorso già sentito, no? Un po' come dire a Balotelli che è maleducato e viziato. Lui ti risponde "Come? Scusa non ti sento. Aspetta che spengo il motore della mia Ferrari e poi mi interesso a quello che mi stavi dicendo!".

E poi, soprattutto, davvero c'è sempre bisogno di criticare ogni cosa?

Ora, sia chiaro, non credo che comprare l'iphone 6 sia un bisogno primario dell'uomo, ma davvero non mi interessa proprio nulla delle file. Però mi danno fastidio le lamentele, soprattutto di chi è convinto di saperla più lunga. Trovo che siano dei discorsi totalmente inconcludenti, dettati un po' dall'invidia un po' dalla noia.

Mi torna in mente quel passaggio nell'Idiota dove c'è un tizio che sta per essere fucilato. Il passaggio è un po' lungo, ma seguitemi fino alla fine, così poi stasera al bar vi vantate con gli amici e dite "Sai che oggi ho letto L'Idiota?".

Una volta quest'uomo fu condotto al patibolo insieme ad altri, e gli fu letta la sentenza di condanna a morte mediante fucilazione, per un delitto politico. Di lì a venti minuti gli fu letta anche la grazia, e gli fu commutata la pena. Tuttavia, nell'intervallo di tempo fra le due sentenze, che fu di circa venti minuti, o almeno un quarto d'ora, egli visse con l'assoluta convinzione che di lì a qualche minuto tutt'a un tratto sarebbe morto. Avevo sempre una voglia terribile di ascoltarlo, quando a volte egli ricordava le sue impressioni di allora, e cominciai a più riprese a interrogarlo.

Egli ricordava tutto con straordinaria chiarezza, e diceva che di quei minuti non avrebbe dimenticato mai nulla. A venti passi dal patibolo, intorno a cui c'era folla e soldati, erano stati piantati tre pali, poiché c'erano parecchi condannati. I primi tre furono condotti ai pali e legati, fu fatto loro indossare l'abito dell'esecuzione (lunghi camici bianchi) e gli furono calzati sugli occhi dei cappucci bianchi perché non vedessero i fucili. Poi, davanti a ogni palo si schierò un drappello  composto di alcuni soldati. Il mio conoscente era l'ottavo della lista, quindi doveva andare al palo  col terzo turno. Un prete passò da tutti col crocefisso. Gli restavano da vivere cinque minuti, non di  più. Egli diceva che quei cinque minuti gli erano parsi interminabili, una ricchezza enorme. Gli pareva che in quei cinque minuti avrebbe vissuto tante vite, che per il momento non bisognava ancora pensare all'ultimo istante, cosicché prese varie risoluzioni: calcolò il tempo occorrente per dire addio ai suoi compagni, e per quello stabilì due minuti, altri due minuti per pensare un'ultima  volta a se stesso, e poi per guardarsi intorno un'ultima volta. Ricordava molto bene che aveva preso  proprio queste tre decisioni, e che aveva calcolato esattamente in quel modo. Moriva a ventisette anni, pieno di salute e di forza, e ricordava che, dicendo addio ai suoi compagni, aveva fatto a uno di essi una domanda abbastanza banale, e si era anche molto interessato alla risposta. Poi, quando ebbe dato l'addio ai compagni, giunsero quei due minuti che egli si era assegnato per dire addio a se stesso; sapeva in anticipo a che cosa avrebbe pensato: aveva sempre desiderato immaginare con la maggior rapidità e chiarezza possibili come mai potesse accadere quella cosa, per cui in quel momento egli esisteva e viveva, e di lì a tre minuti sarebbe stato nulla, qualcuno o qualcosa, ma chi? Dove? Tutto ciò egli pensava di risolverlo in quei due minuti! Poco lontano di lì c'era una chiesa, e il suo tetto dorato scintillava sotto il sole fulgido.

Ricordava di aver fissato con terribile ostinazione quel tetto e i raggi che di là si irradiavano. Non riusciva a distogliere lo sguardo da quei raggi: gli pareva che essi fossero la sua nuova natura, e che di lì a tre minuti si sarebbe in qualche modo fuso con essi. L'incertezza e la repulsione per quella nuova cosa che sarebbe diventato, e che stava per sopraggiungere, erano orribili, ma egli diceva che in quel momento nulla era stato più penoso del pensiero incessante: "se potessi non morire, se potessi far tornare indietro la vita, quale infinità! E tutto questo sarebbe mio! Io allora trasformerei ogni minuto in un secolo intero, non perderei nulla, terrei conto di ogni minuto, non ne sprecherei nessuno!". Diceva che alla fine quel pensiero s'era tramutato in una tal rabbia, che ormai desiderava che lo fucilassero al più presto.

Ok, se siete arrivati fino a qui vi meritate un premio per l'attenzione. Ma non temete, mi avvio verso la conclusione.

Verrebbe da pensare che i tizi in fila per l'iphone 6 sono i tizi che stanno per essere fucilati, che pensano a come sarebbe il mondo, che si struggono nella loro attesa eccetera eccetera. Ecco, secondo me è l'opposto, e il tizio condannato a morte poi graziato rappresenta tutti quelli che hanno qualcosa da dire agli altri. Qualcosa da dire tipo "non dovresti fare questo, c'è la crisi economica", intendo.

Perché sì, c'è sempre un modo migliore per impiegare il nostro tempo, i nostri soldi, la nostra vita. Certo, c'è chi fa debiti per comprarsi l'iphone 6. Ma lo stesso discorso va fatto anche a chi ha voglia di lamentarsi: prendetela come viene.

Buona settimana.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.