Le miniere di Susa

Ci sono parole che hanno un suono delizioso, ad esempio “ucronia”. Altre parole, invece, hanno un suono orripilante. Prendete la parola “ghigliottina”, oppure la parola “impattare” o l’acronimo NIMBY. Ora Ok, lasciatemi ricominciare. Sono contrario alla TAV in Val Susa. Non sopporto la violenza con cui le forze dell’ordine si rapportano con i manifestanti e mi fanno girare le palle il black bloc, che andrebbero arrestati ora, perché sviliscono e annullano le pacifiche manifestazioni di dissenso di chi non vuole la TAV Torino-Lione. La TAV è inutile, e costosa. Serve a far girare soldi che non ci sono sulla base di esigenze di una mobilità che non si sarà. Ma andiamo con ordine.

Ho letto la poesia che Wu Ming 1 ha scritto, dopo gli scontri di due settimane fa. È scritta velocemente, sì, ma è dannatamente profonda. Salta da un fatto all’altro della recente storia violenta, unendo punti con l’inchiostro della sua penna. Scrive sarcastico: “Chi guida
sa cos’è meglio per noi.” Tutto il contrario, ovvio.

Sono diversi i motivi che mi spingono, e spingono tante altre persone, ad essere contro la TAV. Motivi di natura ecologica e di natura economica, principalmente. 20 anni di lavori, scavi e trafori per portare a termine l’opera. All'ambiente non gioveranno certo 20 anni di viavai di camion, sarebbe paradossale, se pensiamo che la TAV è pensata per il trasporto merci, quindi dovrebbe andare a sostituire l’inquinamento dei camion che viaggiano sulle nostre strade. E i materiali di scarto, dove finiranno? Per non parlare delle falde acquifere che si potrebbero incontrare, e dunque deviare.

È stato preventivato un costo di 22 miliardi di euro, e di questi solo 600 milioni sarebbero coperti dall’Unione Europea. Dove troveremmo i restanti quattrini? Non conviene potenziare la linea già esistente che costruirne un’altra ex nihilo? Si potrebbe pensare di ammodernare e mantenere la linea ferroviaria già esistente, con gli stessi soldi ma molto meno inquinamento.

Io vorrei citarvi parte del libro Le miniere di Re Salomone, ma non ce l’ho con me. L’ho letto da bambino, è veramente facile da leggere. È scritto in prima persona, molto discorsivo, tanti dialoghi. Il protagonista è il 55enne Allan Quatermain, che forse avete voglia di immaginarvi con il viso di Sean Connery, che ha incarnato quel personaggio nel film La leggenda degli uomini straordinari, tratto da una graphic novel con lo stesso titolo. Ne Le miniere Quatermain accetta di andare alla ricerca delle miniere di Re Salomone, perché un nobile inglese, Sir Curtis, ha ragione di credere che suo fratello scomparso si trovi lì.

Il romanzo (che trovate tutto su wikisuorce, in inglese) è pieno di note, riflessioni e pareri di Quatermain, uomo più avvezzo al fucile che alla penna, dice, ma in realtà molto pungente in certi passaggi «ho trovato più gentiluomini in Africa che a Londra». Considerate che lo dice a fine ‘800. Il libro ci parla anche dell’amore per una terra, e, in un certo senso, si può leggere nella figura di Quatermain un anticolonialismo, per quanto un testo scritto in epoca vittoriana lo permeta, ovvio. Le pagine trasudano d’amore per una natura libera, ma lo fanno in maniera così semplice e disarmante che quasi non ce se ne accorge, ma che, ad una analisi più profonda mi porta a paragonare il libro ad altri due grandi classici: Le vie dei canti (so che è ambientato in Australia, per favore non fatemelo notare), di Bruce Chatwin e Il Re della Pioggia, di Saul Bellow.

Capite? Amore per la natura e rispetto per l’uomo. È così difficile? A volte sì.

Andrea Sesta

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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