Lemon Party

Andrea, siamo ancora in guerra in Afghanistan? Sì amici, siamo ancora in guerra. Non si sa bene per cosa, visto che Bin Laden è stato trovato e ammazzato in Pakistan e ormai i talebani hanno ripreso il controllo di quasi tutto lo stato. Ma siamo in guerra, in Afghanistan.

Oltre al danno, la beffa. Come quell'imperatore, Barbarossa, che è morto affogato attraversando un fiume, così tre militari italiani sono morti perché il Lince, un mezzo corrazzato antimina, diventa inutile quando entra dell’acqua. Sono dispiaciuto per la morte di quei soldati e, se vi va di accettare un po’ della verità che mi porto in tasca, lasciate che dica un modo sicuro per non morire in guerra: non andarci.

La faccio semplice e brutale, lo so. Ma così è la guerra. In nessun modo si sono meritati la loro fine, è tutto così privo di senso, non trovate? Terribilmente stupido e insulso. Come gli altri 46 morti. Per cosa sono morti? Avremmo potuto risparmiarcelo, credo.

C’è una poesia di Raymond Carver, Limonata, in cui lo scrittore narra di come un nonno abbia visto morire il proprio nipote e, nella sua irrealistica ricerca di spiegazioni, ripercorra tutta la catena di fatti che hanno portato alla morte del piccolo fino ad arrivare alla limonata che stava preparando. E, dice, sarebbe stato meglio se i limoni non fossero mai esistiti.

(…) Da Quanto Tempo Non Bevete Una Bella Limonata Fresca?
Secondo Jim Senior bisogna risalire sempre alle prime cause, fino al
primo limone coltivato sulla terra. Se non ci fossero stati i limoni
sulla terra, e non ci fossero stati i supermercati Safeway, be’, Jim ora
avrebbe ancora suo figlio, no? E Howard Sears avrebbe ancora
suo nipote, certo. Capisce, c’erano un sacco di persone coinvolte
in questa tragedia. C’erano i coltivatori e i raccoglitori di limoni,
i camionisti, il supermercato Safeway… Jim Senior, pure, prontissimo
ad assumersi la sua parte di responsabilità, è chiaro. Anzi,
era lui il più colpevole di tutti. Ma continuava a scendere in picchiata,
mi disse Howard Sears. Eppure doveva tirarsi su in qualche modo.
Tutti avevano avuto il cuore spezzato, certo. Ma si deve andare avanti.

Il resto della poesia la trovate qui. Per concludere, se non vi dispiace, vi lascio con le parole di Umberto Eco (che mi è tornato alla mente prima, durante la pausa pranzo, quando Francesca Giannone mi ha fatto notare che in Baudolino, il filosofo baffuto narra anche del Barbarossa).

La storiografia rilegge Waterloo come lo scontro tra due intelligenze (perché c'è stato un risultato), ma Stendhal l'aveva saputa leggere in termini di casualità. Decidere che le guerre classiche producessero dei risultati ragionevoli – un equilibrio finale – deriva da un pregiudizio hegeliano, per cui la storia ha una direzione e il risultato di una mediazione invera tesi e antitesi. Non c'è prova scientifica (né logica) che l'assetto del Mediterraneo dopo le guerre puniche, o quello dell'Europa dopo le guerre napoleoniche, debba essere identificato con un equilibrio.

Ce lo ricorda Eco, in Cinque Scritti Morali. Nulla di logico nella guerra, capito? Buona settimana.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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