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Lettualità / Minzioni

Hanno pisciato sul tuo bel tappeto, Drugo. (Il grande Lebowski)

Ci sono momenti nei quali va fatto un distinguo. Quando ho frequentato il corso d’arte contemporanea, il professore ci ha raccontato di quel curioso tipo che andava in giro per il mondo a cercare le varie versioni esistenti di una determinata opera d’arte: Fontana, di R.Mutt, 1919. Gli esperti avranno già capito che stiamo parlando del famoso orinatoio capovolto, prodotto da Duchamp e firmato con uno pseudonimo. Il curioso tipo di cui sopra cercava le varie versioni dell’opera (che essendo di natura industriale ha avuto il privilegio di vedere molti simili, sempre creati da Duchamp, si intende) le cercava per un motivo: svuotarsi la vescica. Era una performance artistica, sosteneva lui; era un volgare atto di esibizionismo, secondo altri. Lo spirito era diverso: “Dada non significa nulla”, diceva Tzara, (altro dadaista e grande amico di Duchamp) quindi possiamo immaginare che la tenacia di quell’uomo potrebbe essere stata persino apprezzata.

Ecco il distinguo: si può pisciare in un orinatoio, non si può pisciare sulla tomba di Jorge Luis Borges. Nemmeno per finta, nemmeno per provocazione. L’articolo su Guardian che riporta questa notizia mostra la foto di copertina dell’ultimo libro di Lambarca, nella quale notiamo il getto zampillante diretto verso la lapide dello scrittore. Non era vera urina, ma aveva dell’acqua nascosta dalla prospettiva della foto. Poco ci interessa: non lo tolleriamo. Eduardo Lambarca dice: «Chiunque si offenda per questo ha poca lungimiranza. Borges era uno scrittore immenso ma provo un totale disappunto per lui come cittadino. Da vecchio, quasi cieco, andò a visitare il dittatore Pinochet nei giorni in qui era molto impegnato ad uccidere.» Il libro di Lambarca è The Enigma of the Modules e l’autore sostiene che leggendolo potremmo capire il suo gesto. Se avrete tempo, dopo che avrete finito di leggere Il labirinto femminile, potreste sfogliarlo. Intanto qui vi propongo un passaggio di un racconto contenuto di Ficciones, il libro di Borges da cui, tra gli altri, noi di Finzioni abbiamo tratto ispirazione.

In Le rovine circolari troviamo un uomo vuole costruire un altro uomo partendo dai sogni «Comprese che l’impegno di modellare la materia incoerente e vertiginosa di cui si compongono i sogni è il più arduo che possa assumere un uomo, anche se penetri tutti gli enigmi del’ordine superiore e dell’inferiore: molto più arduo che tessere una corda di sabbia o monetare il vento senza volto. […] Per notti e notti continuò a sognarlo addormentato.» Dopo aver fatto un voto al dio del fuoco, promettendogli che l’uomo del sogno sarebbe diventato un suo mago «Nel sonno dell’uomo che lo sognava, il sognato di svegliò.» E con il passare del tempo, il mago divenne famoso ma suo padre iniziò a credere che se avesse scoperto della sua finta natura, sarebbe stato per lui una «umiliazione incomparabile». Così, ormai vecchi e affaticato, il giorno che un incendio devastò il tempio del dio del fuoco, l’uomo decise di non fuggire alle fiamme, ma di andargli incontro e «Con sollievo, con umiliazione, con terrore, comprese che era anche lui una parvenza, che un altro stava sognandolo.»

Il racconto, come ogni grande pezzo di letteratura, può essere letto in differenti maniere. Tuttavia è fuori discussione che il testo parli anche dell’atto creativo dello scrittore che genera mondi con il suo operato. Ma, pare di notare, a volte gli scrittori come Lambarca si dimenticano che possono sognare solo perché qualcuno, prima di loro, li ha già sognati.

Andrea Sesta

P.s. Il racconto si trova da pagina 48 della versione del 2005 di Finzioni, edito Einaudi.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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