Ossi di silenzio

È un desolante senso di fragilità, quello che mi porta a scrivere questo post, forse perché lo scrivo impulsivamente, di domenica sera, forse proprio perché è domenica e farei meglio a dormirci su. Una fragilità provocata dai contrasti, che mi lascia senza spiegazioni. Quattro notizie, a dire il vero distanti per locazione geografica e differenti dal punto di vista emotivo, mi frullano nella testa, come se cercassi un filo conduttore.

La morte di Gheddafi. Questa l’unica notizia che rimarrà nella storia, forse. Come per Bin Laden qualche mese fa e con Saddam Hussei qualche anno prima, i contrasti emergono. Andava ammazzato? Siamo persone per bene e vogliamo dire no. Ma è facile tenersi distanti, quando non si ha nulla a che fare con quella guerra. Non basta un sic transit gloria mundi per lavarsene le mani, eppure è come se se la fosse meritata, quella morte. Ma è un controsenso: come a dire che esiste una morte giusta e una morte ingiusta.

La morte di Simoncelli. Di fatto, non ho molto da dire. Ed è proprio l’assenza di senso che mi disarma. 24 anni, una moto, una caduta e basta. Evito volentieri discorsi sull’opportunità di andare a 300 kilometri orari su di una moto: non portano da nessuna parte. Non c’è nessuna lezione da imparare, nessuna morale e questo è angosciante.

I morti in Turchia. Ci sono almeno 300 morti (dati di questa mattina) ma il bilancio è assai provvisorio. Ciò che di questa notizia mi agita è la mia reazione: questi 300 morti, che non avranno mai un nome (almeno per me), mi toccano meno della morte di Simoncelli. Mi sembra ingiusto, ma non riesco a spiegarmi il perché. I due fatti non hanno nulla a che spartire, ma nella mia testa si fondono. Perché avrei parlato dei 300 morti, se non fosse morto Simoncelli, e avrei parlato solo di Simoncelli, se non fosse successo il terremoto il Turchia.

La risata di Angela Merkel e di Nicolas Sarkozy sono l’ottimo finale di una pessima domenica. Una risatina macabra, inappropriata e agghiacciante. Certo, è fuori di ogni discussione che il nostro presidente del consiglio fornisca ottimi motivi per ridere di lui, ma quei due visi ghignati, un po’ imbarazzati forse, sono gli stessi che stanno decidendo del nostro futuro. E non c’è nulla di cui ridere.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
 
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
 
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Ecco, Montale, nella prima poesia della sezione Ossi di seppia, dell’omonima raccolta, mi dà un po’ di sollievo. Non c’è nulla da dire, certe volte. Nessuna spiegazione da trovare e nulla da aggiungere. Buona settimana, se vi pare.

Andrea H. Sesta

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

4 Commenti
  1. A proposito di morti giuste e morti ingiuste, consiglio Rising Up and Rising Down, di W.T. Vollmann!

  2. Hai dato forma ai miei pensieri. Quando l’angoscia, quella sottile e indefinita, ti pervade, è consolante trovarla scritta da qualche parte, è esorcizzante. Grazie