Parlare di Pasolini con gente che si autoinvita

Il potere di Pasolini e la forza distruttiva dell'intelletto davanti alla superficialità 

Il bello della letteratura è che si manifesta quando meno te lo aspetti. A volte guardi un treno che passa e pensi ad Anna Karenina, oppure un gabbiano ti ricorda Il Gabbiano Jonathan Livinston, altre volte passeggiare nella campagna veneta ti fa venire voglia di dire Addio alle armiAltre volte ancora, invece, la letteratura irrompe con il clamore dell'istante in un calmo giovedì sera di fine ottobre. Quando i giochi sono fatti.

Sto parlando di quello che mi è successo proprio ieri sera, giovedì 30 ottobre 2014. Avevo già preparato un post sulla poesia del Pasolini regista, il suo dramma, il suo pathos, la sua provocazione, ma ho deciso di mettere tutto da parte per… be', non vi resta che leggere.

L'amica di un mio coinquilino si è persentata alla porta di casa nostra con una bottigia di vino in mano. Il coinquilino in questione non era in casa, ma noi l'abbiamo fatta entrare lo stesso. Non pensate a quel genere di situazioni da film erotico, anzi. La ragazza in questione mi stava particolarmente antipatica perché un paio di settimane prima avevo avuto modo di fare la sua conoscenza, sempre a casa mia, in una cena organizzata a mia insaputa dal coinquilino assente.

Perché mi stava antipatica? Era superficiale. Ma di quella superficialità nervosa e asfissiante di chi ha 21 anni e vuole spiegarti come gira il mondo e cos'è veramente l'arte. La ragazza si trova a Venezia per frequentare il primo anno dell'Accademia di belle arti.

Mi rendo subito conto, scrivendo qui ora, di percorrere un sentiero scivoloso che potrebbe tranquillamente portarmi all'accusa di eccessiva spocchia. Ne prendo atto e non faccio nulla per difendermi, se non rimettermi al vostro parere misericordioso.

Scrive Pasolini, il 9 dicembre del 1973 sul Corriere della Sera:

Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.

Pasolini sbagliava. Ha sbagliato molte volte nella sua carriera, ad esempio sugli scontri di Valle Giulia, secondo me. E anche sulla televisione aveva un giudizio così negativo che gli ha impedito di vedere tutto il suo potere culturale. Certo, a sua discolpa va ricordato che all'epoca la tv non era come la vediamo noi oggi, il controllo dell'estabilshment era molto più pervasivo e la parola "pluralismo" significava soltanto che anche l'opposizione (parlamentare) aveva il diritto di dire la sua nei dibattiti politici e nominava qualche consigliere d'amministrazione in RAI.

Forse anche sul consumismo aveva torto, almeno in parte. (Domando polemicamente: qual è un'altrernativa sensata alla nostra società?)

Ma noi come lettori abbiamo il dovere di cogliere il metodo al di là del caso specifico, la struttura sotto la superficie. Quindi, giovedì sera mi sono ritrovato a pensare a quella frase, in quell'articolo, pensando alla ragazza che si è presentata con la bottiglia di vino.

Lei sosteneva che la potenza della sua arte era tutto quello che le bastava. Ma alla mia domanda su come si sarebbe pagata l'affitto non sapeva cosa rispondere. La ragazza con la bottiglia era pronta a partire anche domani per andare due anni in australia, visto che tra l'altro lì ha un amico che l'avrebbe potuta ospitare.

Non le ho chiesto dove in Australia, perché tanto un posto valeva come l'altro. Ha detto che nel giro di un mese sarebbe entrata in contatto con la scena artistica e da lì sarebbe partita la sua scalata al successo…

Dice Pasolini nella famosa intervista a Biagi

Il successo è una forma… è l'altra faccia della persecuzione.

In questa ragazza con la bottiglia vedevo, insomma, molte di tutte quelle aspettative che mi capita spesso di vedere in tv, leggere sui giornali, sentire raccontare da altra gente. Non c'è nulla di male a voler far dell'arte e impegnare la propria vita verso quella direzione. Solo, mi permetto di pensare, a volte è necessario portare a termine gli studi all'Accademia di belle arti.

Che è un discorso che farebbe mia nonna, certo. Ma il mio punto di vista, quello che ho provato a dire alla ragazza con la bottiglia, è che lei non è la prima persona di 21 anni convinta di poter cambiare il mondo in una settimana. Mi sembra una posizione moderata, ecco.

Ma lei ha deciso di portare il tutto sul piano della sua viva infatuazione per la vita. Per lei l'arte è come il sesso, sosteneva. Diceva: "No, ma io non riesco a immaginare la mia vita senza il sesso. A 12 anni disegnavo cose che quasi nemmeno sapevo, ma ero affascinata dai cazzi, avevo disegnato una donna, molto rotonda, seduta su un gran cazzo, il tutto dentro una piramide… perché mi piaceva la geometria, non perché mi piacesse il sesso. Ma in realtà sì, anche se ancora non l'avevo capito. Infatti poi quel disegno l'ho incorniciato e regalato per Pasqua".

A volte l'unico rimedio alla banalità e una dose maggiore di banalità. Allora ho ripensato a Pasolini, quando gli chiesero cosa ne pensasse dell'insegnamento del latino alle scuole medie.

Guardi cos'ha fatto di Roma la speculazione edilizia, ossia la classe dirigente che sa il latino e che esalta il passato (un nobile romano recentemente ha dichiarato: io non leggo gli autori moderni, io leggo Dante!). E guardi cosa sta facendo nel Nord Italia il neo-capitalismo: una modernizzazione che rende irriconoscibili e mostruose le forme classiche di vita, senza dare nulla di nuovo al posto di queste se non il benessere economico e la cultura di massa!

Ora io sento un profondo senso d'ira contro l'azione sacrilega, nei confronti del passato, cioè della nostra storia, della classe dirigente tradizionalista e cinica. Difenderei il latino, con ira, contro la sua difesa bugiarda. Dobbiamo conoscere e amare il nostro passato, contro la ferocia speculativa del nuovo capitalismo, che non ama nulla, non rispetta nulla, non conosce nulla.

Il povero latino delle medie è un primo, minimo mezzo di conoscenza di quella nostra storia che la ferocia capitalista cerca di mistificare, facendola sua. E' perciò, secondo me, un errore voler abolire l'insegnamento del latino: un errore come ogni tattica. Lo scacchiere della lotta è immenso e complesso: il latino è solo apparentemente un'arma del nemico …

Pasolini faceva così: era un combattete totale. Quando gli chiedevano cosa pensava del latino, lui se la prendeva con il capitalismo padano (all'epoca la Padania non esisteva ancora, bei tempi! ma ci siamo capiti), ad esempio. Comunque coglieva l'occasione per fornire un punto di vista innovativo a un problema abbastanza banale.

Insomma, mentre quella ragazza parlava dei suoi cazzi dentro le piramidi io le ho risposto che, dal mio punto di vista, quello che lei stava completamente dimenticando, è che il mondo è pieno di ragazze di 21 anni che amano disegnare e scolpire e che sono pronte ad andare in Australia per vendersi al migliore offerente. Stava totalmente tralasciando l'aspetto complessivo del problema.

Purtroppo la competizione culturale, chiamiamola così, è su scala globale (che ci piaccia o meno). Pasolini lo capiva, per questo in quell'articolo si schiera dalla parte del latino: il latino serve all'autocoscienza. All'industria culturale, intesa come sistema di valori e risorse mobilitate da chi è nei centri di potere, non interessa il potere salvifico dell'arte della ragazza con la bottiglia, ma soltanto quanto lei è disposta a vendersi. Ed è assai probabile che ci sia gente più disposta di lei. Questo perché siamo in un sistema di domanda e offerta grande come il pianeta terra e per quanto ci sforziamo di essere originali, c'è qualcuno pronto a esserlo "di più", ma a meno costo. Un po' di autoconsapevolezza, selfawareness (per dirla all'inglese) non guasta.

Dice: Ma tu hai presente Klimt? Ecco, io sono come Schiele

Rispondo: Forse non ricordi a quanti anni è morto…

Questa è una frase senza senso in così tanti modi che non so nemmeno da dove cominciare. Ma per un secondo le ha chiuso la bocca.

La forza di Pierpaolo Pasolini sta nella forza con cui riesce a demolire le opinioni di chi legge. Mettiamola così, quello che la ragazza con la bottiglia non capiva, secondo me, era la vasta portata della sua ingenuità. Il mio grande errore è stato quello di volergliela far capire quel giovedì sera. Non so nemmeno perché mi sia preso la briga di volerglielo spiegare, anche se posso intuilo (probabilmente ha a che fare con l'insofferenza che provavo per la sua presenza, la quale avevo stravolto i miei piani, ovvero passare una serata tranquilla, guardandomi un film e poi andando a letto).

Dove saremmo senza Pasolini? Saremmo sicuramente meno critici. Ma non critici per il gusto di esserlo (come forse sono stato io), meno critici come è certamente meno critica la ragazza con la bottiglia. Il finale di Comizi d'amore, in questo caso, mi aiuta a spiegarmi:

Del loro amore essi sanno soltanto che è amore, dei loro futuri figli sanno soltanto che saranno figli. È soprattutto quando è lieta e innocente che la vita non ha pietà. Due ragazzi italiani si sposano. E in questo loro giorno tutto il male e tutto il bene precedenti ad essi sembrano annullarsi, come il ricordo della tempesta nella pace.
Ogni diritto è crudele, ed essi, esercitando il proprio diritto ad essere ciò che furono i loro padri e le loro madri, non fanno altro che confermare, cari come sono alla vita, la lietezza e l'innocenza della vita. Così la conoscenza del male e del bene – la storia, che non è né lieta né innocente – si trova sempre di fronte a questa spietata smemoratezza di chi vive, alla sua sovrana umiltà. Tonino e Graziella si sposano: e chi sa, tace, di fronte alla loro grazia che non vuole sapere. E invece il silenzio è colpevole: e l'augurio a Tonino e a Graziella sia: "Al vostro amore si aggiunga la coscienza del vostro amore".

Meno ci facciamo domande, dunque, è più la vita si presenterà spietata (a meno che non siamo Paris Hilton).

La serata non è finita nel migliore dei modi. 

La ragazza con la bottiglia, ormai vuota, ha iniziato un discorso sulla liberazione sessuale e sul concetto labile di maleducazione. Al ché le ho risposto che a volte le cose sono chiarissime e, per spiegarmi, le ho fatto notare che il suo comportamento (presentarsi non invitata a casa nostra, seppure con una bottiglia di terz'ordine) era un comportamento maleducato.

All'inizio non ha capito, ma quando l'ho ripetuto ha deciso di andarsene.

Dice: Fumo questa sigaretta e poi vado.

Rispondo: Ancora una?

Si è alzata e se n'è andata. Non ho fatto nulla per fermala.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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