Piove “su la favola bella”

Non ovunque, ma sicuramente fuori dalla finestra del mio ufficio: piove.
 
Sono dell'idea che ora il meteo stia diventando una nuova religione. Per tracciare un parallellismo, come mia nonna sgrana il suo rosario attendendo un responso dalla madonna, allo stesso modo quelli che tra di noi hanno delle applicazioni per il meteo sullo smartphone si attendono previsioni certe. Anzi, programmano il loro futuro in base a degli algoritmi dei quali non v'è certezza.
 
Ma proprio come le religioni, le previsioni del meteo falliscono. Questo come la vecchia barzelletta dei due amici che giocano al tiro al bersaglio. Il primo manca il centro e urla "per dio, ho sbagliato". Allora l'altro, molto religioso, lo rimprovera "che dio ti fulmini, non usare il nome di dio invano!". Allora un fulmine incenerisce il religioso e una voce dal cielo dice "per dio, ho sbagliato".
 
A volte va così… e continua a piovere.
 
Eugenio Montale se ne è accorto molto tempo prima di noi, per questo ha scritto Piove. Da un lato prende in giro D'Annunzio e la sua Pioggia nel pineto: ma qui non c'è nulla di estetico nella pioggia, non c'è nulla di erotico né di trascendente. Dall'altro prende in giro noi tutti, con le nostre app e i nostri piani per il weekend. Piove perché non c'è alcun senso nella pioggia. Piove perché potrebbe non piovere e invece lo fa e nessuna previsione del tempo merita di essere presa sul serio.
 

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Piove
da un cielo che non ha
nuvole.
Piove
sul nulla che si fa
in queste ore di sciopero
generale.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice
a Ema
e la terra non trema
perché non c’è terremoto
né guerra.

Piove
non sulla favola bella
di lontane stagioni,
ma sulla cartella
esattoriale,
piove sugli ossi di seppia
e sulla greppia nazionale.

Piove
sulla Gazzetta Ufficiale
qui dal balcone aperto,
piove sul Parlamento,
piove su via Solferino,
piove senza che il vento
smuova le carte.

Piove
in assenza di ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale
e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.

Piove sui nuovi epistemi
del primate a due piedi,
sull’uomo indiato, sul cielo
ominizzato, sul ceffo
dei teologi in tuta
o paludati,
piove sul progresso
della contestazione,
piove sui work in regress,
piove
sui cipressi malati
del cimitero, sgocciola
sulla pubblica opinione.

Piove ma dove appari
non è acqua né atmosfera,
piove perché se non sei
è solo la mancanza
e può affogare.

 

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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