Salvate il Tacchino Ryan

 

immagine di Gabriele Coletti.

Lettualità / Salvate il Tacchino Ryan

Ho un amico, anche se da un mese a questa parte non mi parla, che a causa del colesterolo alto ha dovuto inserire nella sua dieta dell’affettato di tacchino, perché ha la carne molto magra, dicono. Sicché ora, a questo mio amico, il colesterolo è tornato nella norma. Ma se aprite il suo frigo sono sicuro che troverete ancora del tacchino tagliato a fette e già confezionato, perché ormai non può più farne a meno. Come gli americani, che  durante il giorno del Ringraziamento si cibano dell’antipatico volatile americano.

 

Ogni quarto giovedì del mese di Novembre, negli Stati Uniti si celebra il giorno del Ringraziamento, festività diventata secolare, ma un tempo religiosa. I padri pellegrini erano grati (thankful) al Signore per essere sopravvissuti al secondo anno nelle inospitali terre del Massachussets. Arrivati con la Mayflower nel 1621, solo nel 1623, stando alla tradizione, hanno potuto godere dei frutti del raccolto. Grati a Dio di essere sopravvissuti e grati ai Nativi per aver condiviso con loro il cibo locale. Da allora la festa è diventata storia, e la storia tradizione.

 

Per la ricorrenza, il Presidente grazia due tacchini, ma la pena di morte rimane e pure le guerre. Non è ipocrita? I Nativi furono massacrati e poi costretti nelle riserve (lo sa pure la Lega); c’è chi dice che questa festa non sarebbe altro che un modo per mettersi la coscienza in pace. Ecco il Ringraziamento moderno: Obama distribuisce tacchino ai poveri, e magari l’anno prossimo ai soldati su qualche fronte. Credo che in questo giorno gli statunitensi lavorino di fantasia, fingendo che la situazione sia meno cupa di com’è: torcono il capo e si coprono gli occhi con delle fette di prosciutto (di tacchino). E, si sa. Per ogni volta che qualcuno nega la realtà, qualcun altro si prende la briga di ricordarla.

 

Di sicuro conoscete William S. Burroughs. Scrittore della beat generation, (forse il migliore) inaspettatamente sopravvissuto a molti della sua generazione, specie considerando la vita che ha fatto. Ci ha abbandonati nel 1997. Ma 8 anni prima, nel ’89, ha pubblicato un libro di racconti e poesie, intitolato Tornado Alley. Una poesia, scritta verosimilmente nel ’86, è una sorta di preghiera del giorno del Ringraziamento, rivolta a John Dillinger:

 

For John Dillinger

In hope he is still alive

Thanksgiving Day, November 28, 1986

Thanks for the wild turkey and the Passenger Pigeons, destined to be shit out through wholesome American guts

thanks for a Continent to despoil and poison 

thanks for Indians to provide a modicum of challenge and danger 

thanks for vast herds of bison to kill and skin, leaving the carcass to rot 

thanks for bounties on wolves and coyotes 

thanks for the AMERICAN DREAM to vulgarize and falsify until the bare lies shine through

thanks for the KKK, for nigger-killing lawmen feeling their notches, for decent church-going women with their mean, pinched, bitter, evil faces

thanks for "Kill a Queer for Christ" stickers

thanks for laboratory AIDS  

thanks for Prohibition and the War Against Drugs

thanks for a country where nobody is allowed to mind his own business

thanks for a nation of finks

yes, thanks for all the memories… all right, let’s see your arms… you always were a headache and you always were a bore

thanks for the last and greatest betrayal of the last and greatest of human dreams.

 

Se vi interessa sentire la voce del Vecchio Bul Lee, allora guardatevi il video girato da Gus Van Sant. Perché sì, alcune delle poesie presenti in Tornando Alley sono poi finite in un album musicale: Dead City Radio (nel quale hanno partecipato, tra gli altri, i Sonic Youth, John Cale e Allen Ginsberg).

 

Andrea Sesta

Immagine di Gabriele Coletti

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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