Sbrogliare le matasse

Sono tornato oggi dopo una settimana di ferie. Ma prima di partire, il 27 ero in redazione e verso le 5 mi stavo facendo un te verde con dei deliziosi biscotti d'alga insieme a Federico Tamburini. Parlavamo di viaggi. Mi parla dell'India e di come si sia trovato in un ashram. Poi, l'altro giorno, mentre ero in treno e stavo andando a Firenze, leggo questo post sul blog di Wu Ming, Giap: I «due marò»: quello che i media (e i politici) italiani non vi hanno detto. Riassumo brevissimamente: Matteo Miavaldi spiega la storia dietro alla carcerazione indiana di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre i due militari italiani arrestati perché accusati di aver ucciso due pescatori indiani, scambiandoli per pirati.

Miavaldi spiega quello che c'è da sapere sulla Enrica Lexie, la petroliera su cui si trovavano i marinai italini: ad esempio che si trovava in acque indiane e che non c'era nessuna nave greca nelle vicinanze. Il tutto poi ha preso una piega surreale, perché nei commenti di Giap è intervenuto l'autore della controperizia italiana.

E così, curiosando, si è scoperto che questo controperito, l'ingegner Luigi Di Stefano, ha una laurea presso la Adam Smith Univesity of America (vi invito a vedere il sito, che manco voglio linkare), che praticamente non è nememno un'università. Non solo, questo Di Stefano è anche un dirigente di Casa Pound, quel gruppetto di ragazzotti-ben-pensanti-fascistidelterzomillennio (cito da wikipedia).

Poi ci sono altre cose divertenti, ad esempio che "il governo italiano e i legali dei parenti delle vittime hanno raggiunto un accordo economico extra-giudiziario. O meglio, secondo il ministro della Difesa Di Paola si è trattato di «una donazione», di «un atto di generosità slegato dal processo»." 300mila euro a famiglia. In seguito ai quali i parenti delle vittime hanno ritirato le loro denunce.

Così qualcuno potrebbe domandarsi: ma perché paghi se credi di avere ragione? Vabbé. Per le altre domande e le altre risposte vi invito ad andare direttamente su Giap.

Ad un certo punto, nei primi capitoli de Il mastino dei Baskerville, Sherlock Holmes dice a Henry Baskerville:

«Confesso che ancora non lo capisco. Questo suo caso è molto complicato, Sir Henry. Abbinato alla morte di suo zio, direi quasi che di tutti i cinquecento casi di importanza capitale che ho affrontato fino ad oggi, nessuno aveva risvolti così misteriosi. Ma abbiamo in mano vari fili e c'è da scommetterci che uno o l'altro di essi ci condurranno alla verità. Può darsi che sprechiamo tempo a seguire quello sbagliato ma, prima o poi, capiteremo su quello giusto.»

Bastano poche pagine per scoprire che tutti e tre quei fili non portano da nessuna parte.

«E così, partono due dei miei fili, Watson. Non c'è niente di più stimolante di un caso in cui tutto ci va storto. Dobbiamo lanciare di nuovo la lenza.» (…)
«Ed ecco che si spezza il nostro terzo filo, e ci troviamo al punto di partenza», disse Holmes.

Allo stesso modo, se ci fermiamo un minuto a pensare, sono bastati 3 gioni di commenti al post di un blog (letterario?) per fare un po' di luce su un argomento in cui la stampa nazionale ha supinamente accettato una versione ufficiale. Da un certo punto di vista è semplice: basta mettere in discussione ogni frase, cercando le fonti – o i capi dei fli e vedere dove portano. E chi non l'ha fatto finora è pigro o peggio.

Compiti a casa: leggete il post, alimentate la vostra cuorisità e godetevi il resto della settimana.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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