ovvero L’importanza di essere Visto

La prima volta che ho iniziato a leggere Sulla Strada sono arrivato verso pagina 90 chiedendomi quando sarebbe iniziato il viaggio sulla strada. L’ho lasciato, poi l’ho ricominciato e l’ho riletto altre tre volte. Una dopo l’altra. Ho anche letto On the road – the original scroll, appena mi sono sentito pronto. Questo fa di me una persona migliore? Certo, ma non è questo il punto.

La notizia di questi giorni: è online il trailer di On the Road, il film tratto dal libro di Kerouac, che oggi compirebbe 90 anni, se fosse sopravvissuto al suo fegato. Ma in un certo senso lo è, no? Ora, io so già quello che alcuni di voi pensano, perché è quello che ho pensato anch’io: è il caso di fare un film da un romanzo così importante?

Secondo me sì. Si dirà: ma l’adattamento cinematografico di un classico della letteratura lo impoverirà, banalizzerà il contenuto e massificherà il discorso, tramutando il giudizio sul libro in un numero di stelline su di un blog di cinema. Per dirla ancora più semplicemente, ci toccherà sentire la frase “non ho letto il libro ma ho visto il film”. Signore pietà.

Seguendo questa logica, però, non si sarebbe mai dovuto fare un film che parlasse dell’Odissea, o uno sceneggiato televisivo ispirato ai Promessi Sposi. Alzo il tiro, non avrebbero dovuto scrivere un fumetto sulla Shoa, Maus, e nemmeno un film come La vita è bella. “Certi argomenti non posso essere trattati con leggerezza”, ed è vero. Ma spesso la cultura di massa riesce a parlare di temi seri molto meglio di tanti dibattiti sui giornali: pensiamo a quello che ha fatto La capanna dello zio Tom sul tema del razzismo.

Perché la cultura di massa, si sa, semplifica, riduce, smorza i conflitti. Ma democratizza i contenuti, brutte parole che hanno un bel significato: il film tratto da On the road porterà della gente a rileggere il libro, riaprirà un dibattito sulla Beat Generation, non è una cosa da poco. Morin, ne Lo spirito del tempo, scrive:

Infatti e paradossalmente, nel momento stesso in cui la cultura di massa sembra far trionfare i valori dell’americanismo o dell’individualismo borghese sul pianeta, contribuisce a scalzare la dominazione borghese e l’egemonia americana (…) la cultura di massa distrugge i valori tradizionali e i modelli ereditari: alimenta sogni proiettivi ma trasforma le aspirazioni. L’aspirazione al benessere individuale si configura contemporaneamente all’insoddisfazione, alla rivendicazione, alla rivolta. (pag. 217)

Detto altrimenti: si va al cinema, e ci si beve un po’ di sogno americano, arricchendo qualche produttore miliardario, ma poi quel film riesce a comunicare un’idea, in due ore o giù di lì, e quell’idea darà da pensare a molte persone. Ci si può innamorare di un film perché risponde ad una nostra domanda, perché soddisfa un nostro bisogno. E più il libro sarà visto e più persona vorranno approfondire: Chi era Kerouac? Perché ha scritto quelle cose?

Ecco un ulteriore motivo: Sulla Strada (pag 317):

Dean tirò fuori altre fotografie. Mi resi conto che queste erano tutte istantanee che i nostri bambini avrebbero guardate un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita liscia, ben ordinata, delimitata nella cornice di quelle fotografie e si fossero alzati al mattino per incamminarsi orgogliosi sui marciapiedi della vita, senza mai sognare la stracciata pazzia e la ribellione della nostra vita reale, della nostra notte reale, l’inferno di essa, l’insensata strada piena di incubi. Tutto questo dentro un vuoto senza principio e senza fine. Compassionevoli forme di ignoranza.

Mi sto dilungando un poco più del solito, ma la materia merita. Ho pensato anche a Boris – il film, ripreso dalla serie televisiva. Il regista René Ferretti ha a disposizione i diritti per fare il film tratto dal libro La Casta di Rizzo e Stella. Parte come un film impegnato ma alla fine ne ricavano un cinepanettone. Non arriveranno a quel livello, perché siamo tutti figli di Kerouac, di Ginsberg, di Cassidy, di Burroughs e loro ci hanno lasciato delle foto vividissime: guarderemo il film e abbatteremo la nostra compassionevole forma d’ignoranza. Spero. Buona settimana.

Andrea H. Sesta

P.s. A proposito di tutto questo, spero che un giorno esca un libro, tratto dal film, tratto dal libro. Bukowski ha scritto Hollywood Hollywood* raccontando della sua esperienza mentre girava Barfly, di cui aveva scritto il copione e che era chiaramente ispirato ad una parte di Factotum. Bookception! Ovviamente non Jack, ma magari la figlia**.

P.s. 2 L’unico aspetto positivo della guerra in Afghanistan è che si impara la geografia: se quel soldato non avesse ucciso almeno 15 persone a Kandahar noi non sapremmo nemmeno che una città con quel nome esiste. Ora dicono che quel soldato avesse un distrurbo mentale. Roba da Comma 22, se avete letto il libro. O visto il film, visto che ne hanno fatto anche un bel film. Ma tornato in tema di squilibri mentali: lo sapevate che Jack Kerouac è stato riformato dalla marina perché ha mostrato squilibri mentali e irascibilità?

*(citando Absalom Absalom)

**Jack Kerouac ha una figlia? Sì.