Talis pater, talis filia

Ascolta, Jeffrey, non è un compagno che voglio. Anzi, non voglio che il padre sia qualcuno che devo per forza frequentare in società o che abbia anche il minimo interesse a crescere il figlio personalmente. (Maude Lebowski – Il grande Lebowski)

Oggi parliamo di padri, nella letteratura.

Quando hanno fatto notare a Sergio Leone che alcune delle sue creazioni sembravano prese pari pari da Akira Kurosawa, si dice che lui abbia detto «Dopo la Bibbia, l’Iliade e l’Odissea, tutto il narrabile è già stato narrato.» E, cari amici di lettualità, non è un caso che in quei tre libri il rapporto tra padri e figli sia uno degli topoi più ricorrenti.

In un certo senso la Bibbia può essere vista come un libro che parla di padri e di figli, non solo per le innumerevoli genealogie che vi si trovano all’interno, ma anche perché c’è a chi piace vedere l’umanità come figlia e Dio come padre. Poi è arrivato Gesù a esplicitare l’implicito, il tutto grazie ad un grande Giuseppe, padre atipico ante-litteram.

Passando all’Iliade, la storia di Agamennone e Ifigenia è arcinota. La ragazza doveva essere offerta in sacrificio ad Artemide, per placare le ire che la dea nutriva contro i greci. Si dice che prima di essere uccisa, la dea l’abbia sostituita con un cervo e l’abbia trasportata in un altro posto, rendendola una sua sacerdotessa. Tuttavia Clitennestra, la moglie di Agamennone, e madre (adottiva) di Ifigenia non l’ha presa bene e una volta che il marito è tornato a casa da Troia l’ha ammazzato.

Come sappiamo, i primi 4 canti dell’Odissea non hanno per protagonista Ulisse, ma il suo figliolo: Telemaco. In questi capitoli Telemaco lascia un’Itaca in cui sua madre è insidiata dai Proci per andare a ricercare suo padre, visto che sono passati più di 12 anni dalla fine della guerra. E Omero ha voluto che fosse proprio Telemaco il primo a riconoscere Ulisse, una volta tornato ad Itaca.

A volte i nostri eroi erano padri, ma noi non ci abbiamo mai prestato tanto bado: voi vi ricordate il nome del figlio di Achille? E del figlio d’Eracle? Beh, cose che capitano… resterei molto volentieri a parlare di padri mancati o di figli ingrati con voi, ma ieri su Italia1 c’era Pirati dei Caraibi e il forziere fantasma, mentre su Sky hanno fatto una maratona dei primi tre capitoli della saga. Che spettacolo emotivo!

Che c’entra? Premesso che anche il cameo di un gran padre, Keith Richards che intepreta il papà di Jack Sparrow, a me quella saga di pirati me ne ha ricordata un’altra: quella dei Corsari delle Antille, scritta da Emilio Salgari, mio concittadino.

Nel terzo capitolo della saga, intitolato Jolanda, la figlia del Corsaro Nero scopriamo che il Conte Emilio di Roccabruna e Ventimiglia, ovvero il Corsaro Nero, ha avuto una figlia da Honorata Wan Guld. Purtroppo il nipote del governatore Wan Guld riesce a rapire Jolanda ma per fortuna il pirata Henry Morgan, già conosciuto come il vice del Corsaro Nero, corre in suo aiuto. Il romanzo lo trovate tutto qui, se vi interessa.

E poi Salgari me l’ha fatto conoscere mio papà. Tanti auguri! E buona settimana a tutti.

Nicodemo H. Sesta

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

1 Commento
  1. Nota di mio padre: mi ha fatto notare che il quarto libro della saga si intitola “Il figlio del Corsaro Rosso”. Lo sapevo, ma non avevo spazio per scriverlo.