Todo y nada

Fermati un momento, disgraziata e debole creatura, e prendi atto di ciò che sei.

Oggi prendo il posto Andrea H. Sesta, titolare di questa rubrica che gli ha garantito nel tempo numerosi ammiratori e ammiratrici. E non è facile sostituire uno che scrive belle cose come questa, questa e questa. Ma ho preso di buon grado l’ingrato compito e ho cercato qualche notiziuola fresca fresca che facesse al caso mio.

Avrei potuto scrivere della crisi di governo, ma che banalità. C’è stata la tremenda alluvione nelle regioni del nord-ovest, specie in Liguria; avrei potuto citare il diluvio universale, ultima drastica speranza per ripulire lo sporco di questo ex-bel paese, ma le navi di salvataggio se le possono permettere in pochi, e quelli che meriterebbero di salvarsi, non ce l’hanno fatta. Avrei potuto dare una nota di leggerezza parlando dell’intervento a Cassano, ma, viste le contingenze politiche ed economiche, mi avreste tacciato come frivolo.

Ieri sera mi sono perfino guardato tutti i Tg – sì, anche il Tg1… -, ma niente. Poi, per caso mi è rimbalzato davanti agli occhi un articolo sul sito de l’Unità: “In Germania la Chiesa fa milioni col porno”. L’editore Weltbild, di proprietà della Chiesa cattolica, nel suo catalogo tiene decine di pubblicazioni pornografiche e ogni anno ha un giro d’affari di circa 1,7 miliardi di euro (non solo col porno, ovviamente).

Notizia del 29 ottobre scorso. Magari non è proprio così attuale, ma mi ha fatto accendere la lampadina nel cervello. Mi che avrei potuto scrivere di una cosa sempre attualissima, ma di cui non si parla praticamente mai tanto da farla sembrare inattuale, e quando se ne parla, cercando di affrontare con rigore intellettuale gli argomenti, si prova sempre un certo imbarazzo. E no, non è la pornografia. È Dio.

E mi è subito venuto in mente la "teoria" del todo y nada in Underworld di DeLillo. Parte terza, La nube della non conoscenza, primavera 1978. Dio è una forza che si sottrae alla nostra conoscenza  e proprio questa è la fonte del suo potere. Forse possiamo arrivare a conoscere Dio attraverso l’amore o la preghiera, grazie a visioni o illuminazioni, ma non possiamo conoscerlo tramite l’intelletto. Questo ci dice La nube della non conoscenza, il testo di un mistico inglese anonimo, scritto nel 1400 o giù di lì, e citato da DeLillo nel suo capolavoro. Bisogna avvicinarsi a Dio attraverso il suo segreto e ancorarci alla sua idea attraverso una singola parola. Nel romanzo sono flessibili e se ne concedono tre.

Tre parole e cinque sillabe, ma sapevo di aver trovato l’espressione giusta. Proveniva da un altro mistico, uno spagnolo questa volta, Juan de la Cruz, e per tutto un inverno questa espressione è stata il mio limite essenziale, la mia avanzata nel buio, nel segreto di Dio. E l’ho ripetuta, l’ho ripetuta mille volte. Todo y nada.
Todo y nada.
– Sì. E a cosa ti fa pensare? Acosa si riferisce, nella tua vita? Cosa descrive?
– Il sesso, – disse lei immediatamente. – Il sesso migliore. Todo y nada.
– Sì, esattamente.
– Quindi cosa mi stai dicendo?
– Non sto dicendo che il sesso è la nostra divinità. Per carità. Ma solo che il sesso è l’unico segreto che si avvicini a uno stato di esaltazione condivisibile, condiviso da due persone, più o meno senza parole e in parti più o meno uguali, e questo lo rende potente e misterioso, e soprattutto degno di essere protetto.

Dovrebbe diventare anche la nostra espressione per il prossimo inverno. Cosa siamo? Siamo todo y nada. E Dio? Tale e quale a me, todo y nada. E tutto il resto? Todo y nada. Così, di fronte a tutto quello che ci accade addosso – crisi di governo e crisi economiche, disastri ambientali e prese di coscienza della nostra mortalità (o della nostra frivolezza) – dobbiamo trovare il nostro tutto e il nostro niente. Quella cosa, quella parola, in grado di aprirci al segreto, di farci prendere atto di ciò che siamo, per proteggerlo, continuando a tenerlo segreto. Per alcuni potrà essere il sesso, per gli altri non lo so.

Io me lo immagino come uno stato di sospensione dalla realtà e un avventurarsi in una dimensione più profondamente consapevole della nostra stessa essenza. In quello stato fidatevi, non c’è attualità che tenga. Tutto diventa attuale. E niente.

Ok, forse questa è la lettualità con meno attualità di tutte le lettualità finora scritte e che verranno scritte in futuro, ma spero di aver portato a termine dignitosamente la mia supplenza.

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.