Libri Banditi: Antonio Moresco

Libri Banditi / Antonio Moresco

Libri Banditi, la rubrica pompiere che getta secchiate di cultura su chi vuole accendere roghi di libri. Poiché nessuno, per nessun motivo e con nessun pretesto, può proibirci di leggere qualsiasi cosa e di discuterne, abbiamo pensato che il modo migliore per fermare i piromani di libri sia quello di parlare di quegli stessi testi (e dei loro autori) che essi vogliono bruciare. Se non sapete di cosa stiamo parlando, guardate qui e qui!

Antonio Moresco secondo me è un candidato al rogo anche perché ha fatto l’infanzia in un collegio religioso e non l’ha presa bene  (ne parla nel romanzo Gli esordi). Oggigiorno è un buon motivo per bruciare. Ce ne sono tanti altri, è vero, penso non sia secondaria tra l’altro la sua faccia atipica simile a quella di Battiato. Non proprio una faccia da attore del cinema (cit.).

Una delle poche cose che suscita la mia personale simpatia è che passarono 17 anni prima che qualcuno si degnasse di pubblicarlo. Mi sa che presto salirò sulla sua stessa barca (ma non perché, come l’autore, io sia un grande talento incompreso).

Anche il suo rifiuto del rifiuto mi dà un po’ la nausea, insieme alla sua ricercata incomprensibilità. Si può anche aggiungere tutta la faccenda del “o lo si ama o lo si odia”, ma non voglio cogliere questo invito alla categoricità. Tutto questo pontificarlo o denigrarlo di fatto va anche contro il suo immenso operato, che vuole parlare da solo, a prescindere dall'individualità dello scrivente.

Con i Canti del Caos Moresco lascia fluire fuori da sé 1072 pagine che definire surreali sarebbe semplificarle. Per il suo monumentale masterpiece, è stato anche scomodato il flusso di coscienza à la Joyce, ma i Canti sono di più, sono oltre. Stanno appunto oltre al moderno, al postmoderno, come hanno detto in tanti, e non penso di esagerare se dico che riescono a superare anche la contemporaneità negli aspetti suoi più biechi.

Un ingegno all'altezza di pagine crude, con situazioni al di là del ripetibile, che associa scenari, personaggi e situazioni impensabili nell'ordinario è comunque capace di venire incontro a tutti noi con titoli diretti, comprensibilissimi, come Zingari di merda. Un libro che colpisce uno scomodo bersaglio sociale e che simpatizza con un universo, quello rom, per il quale la parola "simpatico" viene in mente a pochi. Non che Moresco renda gli accampamenti nuove arcadie, di certo però l'odissea zingara diventa, grazie alle sue parole, più vera e intelligibile. 

Un talento multiforme che dalla pesantezza del non senso esistenziale riesce a volare al premio Andersen per il miglior libro per bambini del 2008: Le favole della Maria. Quasi da non crederci.

In sostanza, di norma, Moresco alza un muro stilistico, con molta cura, affinché solo chi davvero voglia ascoltarlo lo scavalchi. Io davanti a quel muro spesso giro i tacchi, ma ciò non mi vieta di auguragli che il suo parco clienti (prestito dal linguaggio dell’ossessione autoriale per il marketing) aumenti in modo esponenziale.

Significherebbe avere più gente interessata alla spessa letteratura.

 

Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu possa esprimerla

(Voltaire)

Michela Capra

Michela Capra

Quasi sicuramente sta scrivendo dal suo ufficio-poltrona, con qualche gatto addosso. Si ritrova, suo malgrado, fuori dal mondo almeno tre volte al dì.

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