Libri Banditi: Massimo Carlotto

Libri Banditi / Massimo Carlotto

Libri Banditi, la rubrica pompiere che getta secchiate di cultura su chi vuole accendere roghi di libri. Poiché nessuno, per nessun motivo e con nessun pretesto, può proibirci di leggere qualsiasi cosa e di discuterne, abbiamo  pensato che il modo migliore per fermare i piromani di libri sia quello di parlare di quegli stessi testi (e dei loro autori) che essi vogliono bruciare. Se non sapete di cosa stiamo parlando, guardate qui e qui!

Qualche anno fa mi chiama una mia amica e mi dice: «Abbiamo bisogno di un interprete dallo Spagnolo per Leonardo Padura Fuentes, che farà una serata sul giallo insieme a Massimo Carlotto, ti va?». Accetto, perché anche se non conosco Padura Fuentes, conosco Carlotto. E comincio a documentarmi: dello scrittore cubano leggo Passato remoto e Addio Hemingway, tutto d'un fiato. Di Carlotto avevo letto i suoi libri più famosi: l'autobiografia romanzata Il fuggiasco e quello che molti critici reputano il suo pezzo migliore, Arrivederci amore ciao, dai quali sono stati tratti due omonimi film di successo. 

Il giallo e il noir non sono mai stati generi che ho frequentato, ma quell'occasione mi spinse a cimentarmi con l'intera serie (cinque romanzi e due racconti) de L'Alligatore, ossia il detective dai modi poco ortodossi Marco Buratti. La serata si svolse mentre ero ancora immerso nella lettura del tomo di 848 pagine curato dalle edizioni e/o: a fare da presentatore Luca Crovi, uno dei massimi esperti di giallo in Italia. Tutto scorre liscio, il cubano aveva tracannato diversi bicchieri di vino e aveva la lingua sciolta, e raccontava dei suoi personaggi e delle sue ricette di cucina preferite.

Carlotto, da parte sua – alto, imponente, un bell'uomo, con uno sguardo dolce – spiega come la narrativa di genere e in particolare il noir si siano dovuti sobbarcare il compito di raccontare un presente le cui dinamiche più sporche nessuno racconta, men che mai il giornalismo. Il noir riempie quindi il vuoto lasciato da altri e soddisfa, pur nelle sue strategie narrative, una certa sete di verità: e se pensiamo ai suoi ultimi lavori (Perdas de fogu, L'albero dei microchip) che hanno richiesto un grande lavoro d'inchiesta, ce ne rendiamo subito conto.

Luca Crovi, a fine serata, mi fa notare una differenza fondamentale su come i due scrittori avevano costruito i protagonisti delle proprie storie: «Padura Fuentes vive in un regime illiberale, ma non è mai stato in carcere. Carlotto sì, certe cose le sa…» – e quei puntini sospensivi rappresentavano quella grande area grigia dove realtà e fantasia si sovrappongono. Questa che state leggendo, infatti, non è certo la prima scheda segnaletica a cui viene sottoposto lo scrittore padovano, vittima di un'odissea giudiziaria durata diciotto anni. Chi ne vuole sapere di più, lasci perdere Wikipedia e si legga Il fuggiasco. Oppure, se è l'universo concentrazionario che vi interessa, Le irregolari, un viaggio nell'abisso di dolore dei desaparecidos argentini * (guarda i casi della vita: la presidentessa delle Madri di Plaza de Mayo si chiama Estela Carlotto).

I libri di Carlotto – non solo romanzi, ma anche saggi, racconti, graphic novel, pièces di teatro – sono tradotti in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Olanda, Repubblica Ceca, Stati Uniti ed Argentina. Insomma, lui è uno che fa girare l'economia del settore editoriale, vendendo centinaia di migliaia di copie. E le tasse le paga a Padova, in Veneto. Qualcuno avvisi Speranzon e la Donazzan.

eFFe

* A proposito di Argentina, Carlotto e roghi di libri: qualche sera fa sono andato alla presentazione del libro Il fioraio di Perón di Alberto Prunetti, di cui Carlotto ha scritto la prefazione (già questo basterebbe a rendere Prunetti un "collaborazionista" dei libri banditi…) e lo scrittore maremmano mi ha fatto leggere la sua corrispondenza con l'assessore Speranzon: commenti surreali da cui si evince una forte passione per il Cuba Libre del politico veneto…

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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