Libri Banditi: Pino Cacucci

Immagine di Viviana Lisanti

Libri Banditi / Pino Cacucci

Libri Banditi, la rubrica pompiere che getta secchiate di cultura su chi vuole accendere roghi di libri. Poiché nessuno, per nessun motivo e con nessun pretesto, può proibirci di leggere qualsiasi cosa e di discuterne, abbiamo  pensato che il modo migliore per fermare i piromani di libri sia quello di parlare di quegli stessi testi (e dei loro autori) che essi vogliono bruciare. Se non sapete di cosa stiamo parlando, guardate qui e qui!

Era il 1999, io ero un giovane studentello universitario alle sue prime collaborazioni con giornali di varia natura, ed ero stato incaricato di fare uno speciale sull'America Latina per una rivista. Pensai, per l'occasione, d'intervistare Pino Cacucci, i cui libri (Puerto Escondido su tutti, ma anche l'ottima biografia di Tina Modotti, San Isidro Futból, La polvere del Messico e Camminando. Incontri di un viandante) avevano molto contribuito a diffondere passione e conoscenza per il continente latinoamericano in generale e il Messico in particolare. Forte di appartenere a una redazione, riuscii in qualche modo a ottenere il suo numero di telefono e lo contattai. Ci demmo appuntamento a Bologna, in un bar.

Ero emozionato, lo confesso. L'anno prima avevo fatto un lungo viaggio in Messico e i suoi libri erano stati ottimi compagni di avventure. Mi avevano regalato la possibilità di allargare lo sguardo, di vedere quanto esisteva al di là e al di sopra dei circuiti turistici, e mi avevano suggerito una chiave di lettura per comprendere una verità elementare: la differenza culturale è una ricchezza. Pino mi mise subito a mio agio e mi parlò con sincerità e passione. 

In quei mesi la NATO stava bombardando la Serbia e fu la prima cosa che – nonostante la mia domanda vertesse su altro – Pino mi disse: le notizie che venivano ogni giorno da Belgrado lo straziavano. Io non capivo: ero lì per parlare di Messico e America Latina, di mariachi e tequila, e quest'uomo mi raccontava della guerra in Serbia e di come la cosa lo sconvolgesse emotivamente. La conversazione poi proseguì per una buona mezz'ora sui temi che io avevo previsto.

Tornando a casa ripensai a quell'esordio, e fu allora che compresi: uno scrittore, anche se si "specializza" su un tema o un luogo o un certo tipo di storie, non è e non può essere un uomo avulso dal suo tempo. Quell'attenzione e quella sensibilità che – almeno in teoria – dovrebbero contraddistinguere i buoni scrittori, si applicano anche al loro vissuto, al loro tempo, alle vicende del loro presente. Pino Cacucci soffriva perché a Belgrado morivano degli innocenti.

E quest'attenzione alle sorti dei più deboli apparve poi anche nei libri successivi al nostro incontro: Demasiado corazón, Ribelli!, Oltretorrente, Un po' per amore e un po' per rabbia e infine anche nel recentissimo fumetto (disegnato da Otto Gabos) La giustizia siamo noi. E' forse un crimine essere uno scrittore che si preoccupa di chi con dignità chiede pane e giustizia?

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

2 Commenti
  1. sui libri banditi ora in VENETO, viene in mente un' espressione abusata, "il silenzio degli intellettuali", epperò: che gli scrittori italiani la più parte in questi anni non abbia mosso un dito contro l'andazzo in corso, ritenendo poco elegante qualsiasi intervento che non fosse l'espressione di uno scontato sopracciò verso il porcello brianzolo, l'ho personalmente rilevato più volte – i nostri Piperno si crogiolavano anni fa con le immagini dei monaci buddisti in Birmania: soavi, silenziosi e cool nelle loro proteste contro il regime militare. Lui ovviamente in Veneto non corre rischi a parte quello di non esser letto perché non sapendo rinunciare alle sue legittime ambizioni di scrittore di qualità, si ostina a infilare periodi lunghi sei o sette righe, e le subordinate concessive abbondano: fuori della portata degli assessori leghisti e della stragrande maggioranza dei loro elettori