Libri Banditi: Roberto Saviano

Libri Banditi / Roberto Saviano

[La rubrica Libri Banditi finisce oggi. La nostra lista non è completa, certo: mancano tra le "schede segnaletiche" quelle di tanti altri scrittori e poeti "indesiderati", oltre a tanti artisti ed intellettuali. Abbiamo scelto solo quegli autori che conosciamo meglio, di cui abbiamo letto i libri; quelli degli altri, ci ripromettiamo di leggerli al più presto. E chiudiamo con i libri di autore che non è finito nella lista di proscrizione degli amministratori veneti, ma che da tempo deve difendersi da chi vuole fermare le sue parole, ostacolare le storie che racconta. Domani, per chi ci ha seguito sin qui, pubblicheremo e metteremo in download il "Dossier dei Libri Banditi" – un promemoria per ribadire che nessuno può impedirci di leggere, discutere, criticare.]

Scrivere dei libri di Roberto Saviano produce la stessa sensazione del fare fotografie a Venezia: qualsiasi cosa uno faccia, c'è l'altissima probabilità che qualcun altro l'abbia già fatto, e meglio. Eppure bisogna farlo, perché se e vero che egli non è tra gli autori che certi loschi figuri hanno tentato – fallendo, per il momento – di mettere al bando, è anche vero che i suoi libri sono misteriosamente scomparsi dagli scaffali della biblioteca di Preganziol per poi tanto misteriosamente riapparire. E allora facciamolo. 

I libri di Roberto Saviano sono tre e mezzo: il primo e famosissimo Gomorra; il secondo, La bellezza e l'inferno; il terzo, La parola contro la camorra. E infine un racconto, Il contrario della morte, prima pubblicato da solo e poi inserito nell'antologia Sei fuori posto, insieme ai testi di Carlo Lucarelli, Valeria Parrella, Piero Colaprico, Wu Ming e Simona Vinci. Questi libri probabilmente li avete già letti, o avete letto qualche erudita e approfondita opinione al riguardo. Più o meno sapete di cosa parlano, sapete che sono dei bestseller, sapete anche che hanno suscitato, al di là dei contenuti, un grosso dibattito sulla loro natura (soprattutto Gomorra: romanzo? Non romanzo?). Sapete anche che hanno generato tanto di quel fastidio in certi personaggi – e non mi riferisco ai camorristi – che costoro fanno di tutto per ostacolarne la diffusione.

Proprio perché tutte queste cose le sapete già, allora mi limito a raccontarvi che cosa essi suscitano in me, nel caso v'interessi. Mi fanno venire in mente un'immagine ben precisa: quella di una squadra di calcio di paese che scende in campo contro la favorita di Serie A. Il campo è quello della parrocchia, tutto dossi e cunette, buche, in terra battuta, ha piovuto e pioviggina ancora, c'è fango, si scivola. Questo campo è il linguaggio. Gli avversari sono più forti, hanno più fiato, più muscoli e soprattutto più tecnica. Noi – perché quei libri siamo noi – abbiamo il cuore e la vergogna, non torniamo negli spogliatoi da perdenti. A bordo campo c'è Saviano, allenatore burbero, che ci grida nel suo dialetto:

– Nun turnate a' casa cu' 'e mazzate, ca si no ve faccio 'o riesto!

No Mister, ci proviamo, stavolta non le prendiamo le mazzate.

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

1 Commento
  1. la censura assume tante forme. questa è la più farlocca essendo circoscritta e innocua, fa più propulsione pubblicitaria che coercizione all'opera. d'altronde saviano è stato tirato dentro a questo battage, lui ne aveva bisogno molto molto molto meno di coloro che vi si sono trovati a loro fortuna dentro.