La felicità in 30 giorni

Giorno 2

Alle otto e ventisette del 1997, Drain entrò in casa di sua zia attraverso una finestra, svuotò parte del frigorifero e ci si ficcò dentro. Quattro minuti più tardi sua zia andò in cucina per preparare una tisana lassativa e vide che il pollo era sul tavolo. Aprì il frigorifero e ci trovò dentro suo nipote in mutande. Gli chiese di uscire. Lui rispose: "Altri venti minuti. Quello di casa mia è troppo piccolo." Sua zia richiuse il frigo, si sedette al tavolo e pensò che era vero: Drain, a soli trentadue anni, stava impazzendo.

Giorno 1

Sette e quarantadue del 1997. Sto bene. Sto molto bene. Sto troppo bene. In questi ultimi sette anni non è accaduto niente: non un problema, non una ragazza, non un sogno. Sono come un palloncino dalla pressione interna in perfetto equilibrio con quella atmosferica. Non esplodo, non implodo. Un sottile strato di lattice che separa me da tutto quello che non è me. L'alternativa al suicidio è tentare di uscire da questo nido d'ovatta. Mi do trenta giorni per essere felice.

Giorno 30

Indaco. Ma quale indaco, questo è un cazzo di pennarello viola.

Giorno 12

Ha un piccolo neo vicino al labbro superiore, gli occhi di un cerbiatto prima che un cacciatore esploda il colpo. È la ragazza del mio capoufficio ed è nuda nel mio letto. Il Viagra farà effetto in dieci minuti ma io sono già pronto. Lo specchio del bagno sembra più limpido del solito: qualcosa sta cambiando.

Giorno 22

Messaggio: "Sono nascosto nell'intercapedine, mi stanno cercando. Uno starnuto e sono morto. Dì a Carmen che ho sepolto soldi e gioielli nel posto in cui da piccoli giocavamo a chi chiudeva gli occhi per primo. Credo che vincerà anche questa volta."

Giorno 27

12 settembre 1997. Non ho l'orologio. Eccola, l'aria fresca che entra nei polmoni. La sento da qualche ora. È il momento più bello della mia vita.

Giorno 2

Cercava di completare quel primo tentativo di uscire dalla comfort zone, ma sua zia continuava ad aprire il frigorifero ogni minuto per chiedergli se stava bene. A Drain, che cercava tutto concentrato i segnali di una catarsi, questo stava molto sul culo.

Giorno 5912 (16 anni)

Una ragazzina sudata tirò i capelli di sua sorella, poi corse ridendo lungo il bordo del fiume per tentare di sfuggirle. Si fermò di botto strisciando sul terreno e quando la polvere si diradò scoprì che aveva visto bene: c'era un cappellino bianco tra le foglie. Lo sollevò come fosse un tesoro fragile, ci soffiò sopra e lesse la scritta indaco sul bordo: "DRAIN". È l'ultima notizia che ho di mio padre, a parte che nell'ultimo mese dava di matto e che se non l'avesse fatto non sarei mai nato. Tutti pensano che sia morto, anche mia madre. Io invece sono convinto che stia combinando qualche casino in Argentina o in Australia o in Cina e che alla fine abbia trovato quello che cercava, se cercava qualcosa. Nel frattempo non faccio altro che aspettarlo, anche adesso che sto spiando la sveglia attraverso le coperte per cogliere l'attimo esatto in cui suonerà. Sono le sette e ventinove del 2013 e sto bene. Sto molto bene. Forse anche troppo.

Leonardo De Luca

Che poi sono quello che scrive su librimaiscritti.it e lifehacks.it e non c'è molto altro da dire se non che a volte la vita mi sembra molto lunga e a volte troppo corta, così ho deciso che le dimensioni non contano e quello che conta è scrivere un profilo che ti faccia amare dalla gente. Ma non so fare nemmanco quello.

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