Piccoli momenti che ho dimenticato – Libri mai scritti

18 Gennaio 1997
Penelope guardò nel tubo del microscopio per almeno venti minuti prima di esserne certa. Alzò lo sguardo per controllare che non ci fosse nessuno, poi rimosse il vetrino e lo infilò nella tasca del grembiule. Il giorno dopo arrivò in laboratorio prima degli altri e versò della polverina in un contenitore per lo zucchero. Aspettò che tutti si servissero ed entrò nella sala riunioni spingendo il suo carrello con secchi e scope. I dodici ricercatori seduti attorno al tavolo si girarono a guardarla.
“Nessuno crederebbe alle ricerche clandestine della donna delle pulizie,” disse, “e nessuno mi permetterebbe di sperimentare quello che ho scoperto su cavie animali o umane. Per questo stamattina ho somministrato il mio farmaco a tutti voi. Era nello zucchero che avete usato per il caffè.”
Un ragazzo con le sopracciglia sottili sorrise per i secondi necessari a capire che non si trattava di uno scherzo.
“State tranquilli, è una molecola che agisce soltanto se avete danni fisici al sistema nervoso periferico. Ripara i tessuti. Voglio solo dimostrarvi che non è dannosa.”
Un uomo anziano si alzò e disse: “Io non ho capito.”
“Nemmeno io” disse un altro.
“Il caffè cosa?” fece una donna in tailleur.
Penelope girò il carrello e uscì in fretta dalla sala, poi raggiunse l’uscita dell’edificio e corse verso casa.
Erano in stato confusionale, pensò. Forse aveva esagerato con la dose. E se i danni si fossero rivelati permanenti? Oh cazzo.
Pianse per i secondi necessari a capire che piangere non sarebbe servito a niente, poi fissò il proprio volto nello specchio del bagno e decise di assumere il farmaco. Se fosse stato dannoso avrebbe compiuto un piccolo suicidio cerebrale, altrimenti si sarebbe guadagnata il diritto alla sopravvivenza. Si versò della polverina sulla lingua. Poi si versò della polverina sulla lingua. Si versò della polverina sulla lingua. Prese la polverina e ne versò un po’ sulla lingua. Si versò un po’ di polverina sulla lingua. Poi si guardò allo specchio e si chiese per quale motivo aveva il mento sporco di polverina, se ancora non l’aveva presa. Si versò della polverina sulla lingua, e si versò della polverina sulla lingua. Poi si guardò il mento, e più in giù i vestiti. Ci mise un po’ a realizzare quello che stava accadendo, ma alla fine ci riuscì. Ogni volta che assumeva la sostanza perdeva dieci secondi della sua memoria. Ecco perché nella sala riunioni nessuno aveva capito il sue breve discorso: ne avevano perso tutti un pezzo.

28 Febbraio 2013
Il tizio nella camera in fondo continuava a urlare “lo sapevo!” da almeno tre ore. Per gli altri clienti non sarebbe stato un problema, ma Penelope iniziava ad averne abbastanza. Tirò a fondo e la brace della sigaretta si ravvivò. La sua amica ne approfittò per parlare: “Te l’ho detto, I soliti sospetti non va bene, devi dargliene un altro.”
“Non posso gettarlo,” disse Penelope, “lo richiedono in molti. Piuttosto, quello della camera 14 ha pagato?”
“Sì ma inizia a darmi sui nervi, credo conti i soldi prima di uscire di casa. Ha paura che lo freghiamo, che lo facciamo pagare due volte.”
Paura che lo freghiamo, pensò Penelope. Adesso che potevano invecchiare rivivendo un singolo momento a scelta, cosa se ne facevano dei soldi? C’era un uomo nella 19 che da due giorni riceveva la notizia del ritrovamento di sua figlia. L’avevano portato lì i parenti per farlo vivere nell’euforia per tutto il pomeriggio. Piccoli momenti che ho dimenticatoMentre continuavano a dirgli “Sara è tornata, è viva” e lui piangeva asciutto, sua figlia si era impiccata a casa sua. Nessuno adesso se la sentiva di bloccare il trattamento. “In fondo se non sai che tua figlia è morta, allora tua figlia è viva” diceva sempre lui. La sostanza non li privava di quei pochi secondi, ma di tutto il resto.
Penelope prendeva mille precauzioni per procurarsi i nuovi clienti e faceva firmare un foglio perché non parlassero di quello che accadeva lì dentro, ma sapeva che prima o poi la notizia sarebbe venuta fuori. Era già uscito un articoletto sul fondo di un quotidiano locale. A quel punto, si chiedeva, cosa sarebbe successo? Lei usava la sostanza per tirare su qualche soldo, ma il mondo non si sarebbe accontentato di gustarsi il finale di un film. Si preoccupò per i secondi necessari a capire che preoccuparsi è inutile, poi si ricordò che la sua amica le aveva portato dei dolci, i suoi preferiti, e smise di pensarci. Si ricordò che la sua amica le aveva portato dei dolci, i suoi preferiti, e smise di pensarci. Si ricordò dei dolci, i suoi preferiti, e smise di pensarci. Penelope si ricordò dei dolci, dei suoi dolci preferiti. E smise di pensarci.

 

Leonardo De Luca

Che poi sono quello che scrive su librimaiscritti.it e lifehacks.it e non c'è molto altro da dire se non che a volte la vita mi sembra molto lunga e a volte troppo corta, così ho deciso che le dimensioni non contano e quello che conta è scrivere un profilo che ti faccia amare dalla gente. Ma non so fare nemmanco quello.

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