Spogliti – Letteratura erotica per nerd

ANGUS (per Tech Nerd e Geek)

[Ispirato a fatti realmente accaduti nella mia testa]

All’epoca mi facevo chiamare TimoteOS e mi era presa la fissa per IRC. Ero abbastanza ingenuo (gli unici capezzoli che conoscevo erano quelli pixelati di Leisure Suit Larry), ma avevo già capito che su internet erano quasi tutti maschi. Avevo fatto esperienza anni prima frequentando l’unica BBS della città, e adesso che il fiiiiiii-ptun-ptun-ptun-fiiiiiii del mio vecchio modem mi proiettava a 9600 baud nel precario mondo della connessione in dial-up ripetevo a me stesso due regole:

1) dietro i nomi femminili, specie quelli invitanti, ci sono troll nerboruti;

2) mai fornire dati personali. Collegarsi tramite proxy pubblici e anonymizer (all’epoca non esisteva TOR), schermare gli header http, non seguire URL strani.

Pensando di semplificarmi la vita avevo scaricato l’immagine di un floppy disk da 1.44MB con una distro Linux preparata ad hoc, che però al minimo problema mi faceva rimpiangere i cari autoexec.bat e config.sys, le lotte con QEMM e persino la gestione random degli IRQ. Tornai a Windows 3.11 for Workgroups, che girando su MS-DOS mi dava la sensazione di avere un po’ di controllo, e con Altavista cercai un buon software per i newsgroup. Trovai il sitarello di un tale, Angus, con un guestbook pieno di domande. Gli lasciai la mia, alla fine aggiunsi “P.S. Comunque Geocities fa schifo, passa ad Angelfire” spensi il computer e andai a letto.

Il giorno dopo nella mia casella trovai un’email che, giuro, se la batteva in lunghezza col manuale di AutoCAD. C’erano bestemmie di ogni ordine e credo, GIF animate con teschi infuocati, minacce a caratteri enormi (che però in Comic Sans facevano ridere) e persino l’invito a seguire un link con un exe compresso e crittato pieno di virus e malware per dieci anni. L’email, un po’ sgrammaticata, terminava con “continuiamo a parlare solo se usi PGP” e un groviglio in ASCII che rappresentava la sua firma pubblica. Un altro sociopatico paranoico, pensai.

Gli risposi che era uno stronzo maleducato e allegai uno shot del suo sito con la foto del mio dito medio incollata davanti. Mi scrisse che non sapevo usare lo scanner manuale, però mi fece delle domande su PaintShop Pro (forse avevo lasciato tracce negli exif, non lo so). Si scusò per gli errori, disse che scriveva dagli USA. In capo a cinque o sei scambi i toni si addolcirono e la conversazione divenne sempre più interessante. Ogni quattro ore circa c’era una sua email, a cui io rispondevo subito. Parlavamo di tanta roba, soprattutto dei bei tempi andati. Degli RPG testuali e del pulsante turbo per i problemi di clock, delle ventole rumorose che non stavano dietro agli overclock e di come il predominio di Netscape avrebbe determinato la morte degli standard web.

Piano piano iniziammo a frequentare gli stessi posti in giro per internet. Ci inserivamo spesso nei flame tra sostenitori di WordStar e i drogati di WordPerfect, sostenendo tesi assurde sulla compatibilità con le vecchie stampanti ad aghi per farli imbestialire. Arrivai a scrivere un software in QBasic per dimostrare che persino un niubbo come me poteva pilotare meglio dei device con un buffer così piccolo, e in seguito lo riscrissi in Turbo Pascal e poi ancora in Visual Basic.
Passavo ore e ore facendo cose inutili perché il mondo mi annoiava e sentivo di non avere le skill adatte per interagire coi miei coetanei. La vita sessuale era ridotta a vecchie PCX a cui ero affezionato, che con la mia scheda grafica si vedevano anche da schifo (ricordo una nera che sorrideva al fianco di un membro enorme. Aveva un viso bellissimo, l’avrei sposata su due piedi. Chissà dov’è oggi. Ho provato a cercarla tra le milf su YouPorn, ma vengo sempre troppo presto e durante il periodo refrattario il romanticismo scompare). Dormivo poco, studiavo ancora meno. Gli unici bagliori erano i lunghi scambi con Angus. Che però un giorno, senza alcun preavviso, smise di rispondere.

Provai a contattarlo mille volte, gli mandai delle scuse su qualsiasi cosa mi venisse in mente. Niente. Arrivai alla conclusione che era morto, e che se non era morto non l’avrei mai saputo. Imparai a dimenticarmi di lui.

Gli anni passarono in fretta e mi ritrovai ancora più isolato di quanto lo fossi stato da piccolo. Il mio unico amico era Clippy, l’odiosa graffetta di Word che almeno mi chiedeva come stavo. Avevo un sacco di contatti su ICQ ma erano sconosciuti aggiunti con un bot. Mi mancavano i giochi della Lucasarts, mi mancava Norton Commander, mi mancava il monotasking sulla linea di comando e la ricerca di cavi seriali incrociati per party LAN a cui non avrei mai partecipato; ma soprattutto mi mancava Angus.

I software di riconoscimento vocale iniziavano a capire qualcosa e la sintesi non era più come ai tempi del C64, così a volte sognavo di collegarli a un discendente di Eloisa per avere un’amica un po’ ripetitiva al mio fianco. Passai alle flat su PSTN, poi su ISDN e infine all’ADSL. Sul mobile si muoveva qualcosa col wap, nasceva il tanto agognato wireless casalingo, ma il mio interesse iniziava ad affievolirsi. Avevo notato che più ero connesso e più mi sentivo solo; quanto più crescevano le mie possibilità di conoscere qualcuno, tanto più lo sprecare quelle possibilità mi stringeva la gola.
Mi stesi sul letto, guardai il soffitto e passarono altri sette anni.

MSN Messenger mangiò ICQ (mentre C6 masturbava cuori), la Microsoft si prese Skype ed entrambi furono mangiati da Facebook. Successero tante, tante cose: del.icio.us, Reddit, Quora; Napster, eMule, Torrent; Tumblr, WordPress, Twitter. Giusto per nominarne alcune. Migliaia di siti nacquero, migliaia morirono (prima o dopo essere stati acquisiti da Yahoo). L’unico metodo valido per proteggere la propria privacy diventò uccidersi.

Mi alzai dal letto e accesi il computer. Adesso c’erano centinaia di milioni di persone online. Ne aggiunsi un paio su Skype e provai a chiamarle, ma non risposero. Due frasi divertenti su Facebook, tre mi piace. La foto di una mano, il video di un bambino che balla. L’invito a un evento nella metro di Singapore.
Arrivò un messaggio su Skype.
“Ciao mico”
“Ciao spammer” risposi.
“No sono spammer. Ti ricordi di me?”
Guardai il profilo. Angelina, 29 anni. Nessuna foto.
“No, non mi ricordo di te.”
“Mi facevo chiamare Angus, troppi ragazzi porchi.”

Angus. Angus era femmina. Temetti che i movimenti del cuore mi incrinassero una costola.

“Sì, mi ricordo di te. Che fine avevi fatto? Ti ho cercata dappertutto.”

Angelina sta scrivendo…
Angelina sta scrivendo…
“Si è rotto il computer. Sono uscita di casa e mi sono fidanzata.”

Angelina sta scrivendo…
“Scusa.”

Ero troppo stanco per arrabbiarmi, vivevo già da trent’anni. “Non preoccuparti” risposi. “Vorrei si fosse rotto anche il mio. Cosa fai adesso? Dove sei?”

Angelina sta scrivendo…
“America, mese prossimo vengo in Italia.”

Parlammo di stronzate per un’ora, forse due. Mi spiegò che all’epoca era innamorata di me, delle mie conoscenze, del mio modo di pensare. Che le ritornavo in mente spesso. Mi mandò anche una sua foto. La curva che i seni disegnavano sui vestiti, le labbra carnose, la pelle bianca con un po’ di rossore sulle guance. Mi inventai che il jpeg era corrotto e lei accese la cam. Continuammo a usare la tastiera perché il mio microfono come al solito non funzionava. Feci il simpatico più che potevo: adesso che lei non era più Angus, nemmeno io ero più TimoteOS. D’un tratto mi sembrò che sulla maglia si intravedesse l’ombra di un capezzolo, un capezzolo vero. Lei forse colse la mia distrazione, si fermò e scrisse: “So cosa stai pensando, cosa vorresti dire.”

“Cosa?” risposi.

Angelina sta scrivendo…
“Tu vuoi dire: spogliti.”

“No, ma che dici” scrissi subito. “Non sono quel genere di persona. Per me sei quasi come una sorella.” L’avrei scopata in quello stesso istante.

Angelina sta scrivendo…
“Se io mi spoglio adesso, non ci vedremo dal vivo. Perché io troppa vergogna e tu penseresti male di me.”

Assaporai le sue parole, l’ipotesi di incontrarla e avere la mia prima storia d’amore HD non compressa.
“Questo vuol dire che se adesso ti chiedessi di spogliarti, tu lo faresti?” scrissi.

Angelina sta scrivendo…

Angelina sta scrivendo…

Sapevo già cosa mi avrebbe risposto, ma soprattutto sapevo cosa avrei risposto io.

Angelina sta scrivendo…
“Per te, sì.”

[GAME OVER – Insert coin]

TL;DR Timoteo conosce un ragazzo su internet, che quindici anni dopo si rivela essere un’affascinante femmina sapiosessuale. Può vederle subito le tette in streaming, a patto di rinunciare alla storia d’amore con lei. La vita fa schifo.

Leonardo De Luca

Che poi sono quello che scrive su librimaiscritti.it e lifehacks.it e non c'è molto altro da dire se non che a volte la vita mi sembra molto lunga e a volte troppo corta, così ho deciso che le dimensioni non contano e quello che conta è scrivere un profilo che ti faccia amare dalla gente. Ma non so fare nemmanco quello.

6 Commenti
  1. Michele, ti stai impegnando così tanto per farmi fidanzare che puoi considerare tuo almeno il 30% della mia prossima ragazza.

  2. @Sergej: questo ed altro per il 30% di una ragazza 😉
    @Leo: ho depositato il contratto