Charlie il verme

Valà, staremo mica a darti dell'incestuoso: l'han fatto un po' tutti, di guardare il culetto della cugina in vacanza al mare, diciamocelo. Tutti quelli che hanno una cugina abbastantemente bombabile, va da sé. Non c'è cosa più divina, l'avrai sentito rimbombare nelle cervici più e più volte, è il sempiterno motto che campeggia sullo scatolone nel quale riponiamo i pensieri discretamente distorti che lambiscono le grazie delle figlie di sorelle e fratelli di madri e padri: non c'è cosa più divina è il nome della rubrica che ti snocciola autorevoli precedenti affinché trombarsi la cugina, ecco, possa diventare la nuova via evolutiva della specie umana.

Charlie ci pensava spesso, a come si fa a scegliere una donna, da quando aveva smesso d'essere un ragazzino con le guance rosse e i vasetti di glicine in mano e s'era fatto un ometto che aveva girato il mondo in brigantino.

Allora pigliava un foglio, un foglio stropicciato e ci tracciava su una linea, al centro: due colonne, sposato e non sposato, e poi si metteva là, si grattava le basette alla Frank Zappa e si pisipigliava i vantaggi. E gli svantaggi.

Sposarsi: vantaggi: compagnia costante, per tutta la vita, scrive. Anche in vecchiaia, aggiunge. Sempre meglio d'un cane, annota poi. Punto esclamativo. Due punti esclamativi. Ride.

Non sposarsi: vantaggi: più soldi per comprare libri.

Sposarsi: svantaggi: terribile perdita di tempo. Punto esclamativo. Due punti esclamativi. Ride. Cazzo riderai, annota. Non ride più. Pensa a Emma.

Emma non è più la signorinella frivola che da bambinetti tutti in casa chiamavano "little miss slip-slop": ha girato mezza Europa, ha fatto il Grand Tour, come le madamigelle perbene, e poi come suona il piano Emma: nessuno. Ha preso lezioni da un maestro, aspetta come si chiamava, Federico, uno che costava qualche scellino di troppo ma sembra ne valesse la pena: Federico Chopin, ma non vorrei sbagliarmi, è pur sempre un maestro di musica, cosa vuoi che mi ricordi tutti i cognomi ora?

Emma si dedica con carità tutta cristiana a infermiereggiare lo zio Joshia, era un brav'uomo, lo zio Joshia, che se oggi leggiamo le ròbe di Coleridge è perché lo zio Joshia gli passava ogni mese una manata di sterline e gl'allungava delle gran pacche sulle spalle, tu scrivi che ai debiti tuoi ci penso io, gli diceva a Coleridge, lo zio Joshia.

Charlie non è mai stato un peso massimo della salute, proprio no, si stressava facile e per un lavoraholico come lui: mica troppo positivo. Millemila cose da fare scrivere baciare lettera testamento diario di bordo, scadenze impossibili da rispettare, magari poi scoprirà che ci saranno uomini capaci di adattarsi a questi stimoli e svilupperanno due cervelli, quattro occhi, sedici mani: si conserveranno, quegli uomini là, mentre chi ha le basette folte, i mal di stomaco, le palpitazioni e la tremarella scomparirà, soppiantato.

La selezione naturale, bellezza.

Emma e Charlie si incontrano in campagna, nello Staffordshire, son tutti là, zii cugini nipoti vicini che gli chiedono, a Charlie, massù, raccontaci della Galapagos. Che vermi.

I vermi: i vermi lavorano la terra, la rendono terreno, fertile per le piante e per la vita. I vermi strisciano sinuosi nei buchi delle zolle, hanno una loro importanza, i vermi.

Charlie si sente un verme, non c'entrano niente le titubanze, la parentela, sarà giusto? sarà sbagliato? Sposarsi? Non sposarsi?

Charlie si sente un verme nel senso positivo del termine quando s'infila a casa Wedgwood una prima volta, una seconda, smuove la zolla, brulica il fango, tasta la terra, la rende terreno, fertile, per mettere radici e sistemarsi la vita.

Facciamo che accetto, Charlie caro, così potremo stare insieme almeno un po' finché siamo in vita, ché una volta morti, una volta terra pei vermi, come dici tu, una volta in Paradiso, come sembra più verosimile a me, troppo distanti le nostre coscienze, sicuro che ci separano, scrive un giorno Emma Wedgwood a Charlie Darwin. E fammi il piacere: non ammalarti più finché non ci sarò io a prendermi cura di te.

L'evoluzione della specie, bellezza: la crocerossina è il duepuntozèro della femminilità conturbante, lo sanno tutti, pure Charlie.

Il fatto che sia sua cugina, poco lo tange: tanto, il Paradiso, se l'è mica mai saputo guadagnare, Charlie, che verme.

Fabrizio Gabrielli

Fabrizio Gabrielli

adora i birrini artigianali IBU 100, i 4-3-3 zemaniani, i suoni in 4/4, il giorno 26 luglio, i contrabbassi, le sigarèlle ed il balompié, che poi sarebbe il calcio, ma in ispagnuolo forse ha un suono più fascinoso. Ha un paio di converse tuttestélle con la firma di Julio Cortázar sulla linguetta, siriusli.

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