Mmmh, magico Lytton

Valà, staremo mica a darti dell'incestuoso o dell'invertito: siamo giovinardi (sì, con la i) del duemilaundici, baby. E poi l'han fatto un po' tutti, di guardare il culetto della cugina o il pettorale del cugino in vacanza al mare, diciamocelo.
Non c'è cosa più divina, l'avrai sentito rimbombare nelle cervici più e più volte, è il sempiterno motto che campeggia sullo scatolone nel quale riponiamo i pensieri discretamente distorti che lambiscono le grazie delle figlie di sorelle e fratelli di madri e padri. Non c'è cosa più divina, certe volte, poi, prova a capovolgere il punto di vista, perché non dovrebbe diventare non c'è fatto più divino?

[marzo 1916, civico 6 di Belsize Park Gardens, Hampstead. Interno giorno.]

"Dovrebbe leggere questa, signora: La ferrovia himalayana del Darjeeling, l'ha scritto Sir Robert Strachey, Generale Luogotenente dell'Esercito Imperiale di Sua Maestà la Regina Vittoria, sa, è mio papà, viaggia ad un'altitudine di settemiladuecentodiciotto piedi, nel bel mezzo di piantagioni di tè nero: dovresti saggiarlo quel tè, figlio mio, rinfranca il cuore e la mente. Quel tè è magico, Lytton.
Gliene verso una tazza?

Cosa vuole, signora mia, sono sempre stato un ragazzetto cagionevole di salute, fisica e mentale: un ragazzino abbandonato a se stesso nel cuore cupo della Londra vittoriana. M'han tirato su con un'educazione ferrea, di stampo militare, babbo Robby nelle Indie Orientali, e mamma Jane troppo impegnata a fare la suffraggetta per dedicarsi ai miei frigni d'adolescente. Ce la vede, lei, Jane Grant tutta casa-e-figlioletto? Ecco.
E allora, lo sa dove trovavo consolazione, io? Nel teatro. Facevo la donna, ah signora mia, tutte le parti femminili erano le mie. Poi uno dice: babbo soldato, mamma attivista femminista, e che male c'è se a me piace confondere le idee della gente e farla divertire, tutto imbellettato?
Come dice? Se sono ormosessuale?
Ma lei lo sa, signora mia, che al Trinity College certi bulletti mi davano del culattone? Tutti presi dalla loro morale mi smollavano smerléppe a catafottere, e allora io che facevo? Mica reagivo: mi son fatto crescere una barba lunga e rossiccia, e poi filosofeggiavo, come se potessimo cambiarlo così, il mondo, io e la bandaccia dei perditempo, Vanessa Bell, Virginia Woolf, John Maynard Keynes, ne avrà sentito parlare, immagino.
C'era del tenero, mi chiede, tra me e Keynes? Matematico.

Sì, signora, ero gay. Ma adesso sto con lei, con Dora, Dora Carrington, pittrice e donna di mondo, sto scrivendo un libro che s'intitola Eminent Victorians, io faccio le biografie, sa signora, l'ultima cosa di cui ho bisogno sono i bulletti che mi danno del culattone. Ora sono guarito.
Spesso usciamo con Vanessa Bell, anche lei pittrice, e col suo fidanzato Duncan, Duncan Grant, anche lui pittore. Mio cugino, sa, signora?

Va bene, signora mia, confesso: non sono guarito affatto, Dora e Vanessa sono solo una copertura, fingiamo di volerci bene e di fare le gite fuori porta, anche se poi finisce sempre che ci rinchiudiamo nei cottage di campagna e ci sbaciucchiamo forte. Io e Duncan, s'intende. Anche se è mio cugino. Ma faccia come se non le avessi detto nulla, signora. Prenda ancora un sorso di tè. Che gliene pare?".

"Mmmh, è magico, Lytton".

Fabrizio Gabrielli

Fabrizio Gabrielli

adora i birrini artigianali IBU 100, i 4-3-3 zemaniani, i suoni in 4/4, il giorno 26 luglio, i contrabbassi, le sigarèlle ed il balompié, che poi sarebbe il calcio, ma in ispagnuolo forse ha un suono più fascinoso. Ha un paio di converse tuttestélle con la firma di Julio Cortázar sulla linguetta, siriusli.

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