No better reward (Ritratto di cugina)

Valà, staremo mica a darti dell'incestuoso o del mostro: l'han fatto un po' tutti, di guardare il culetto della cugina in vacanza al mare, diciamocelo. Tutti quelli che hanno una cugina abbastantemente bombabile, va da sé.
Non c'è cosa più divina, l'avrai sentito rimbombare nelle cervici più e più volte, è il sempiterno motto che campeggia sullo scatolone nel quale riponiamo i pensieri discretamente distorti che lambiscono le grazie delle figlie di sorelle e fratelli di madri e padri: non c'è cosa più divina è il nome della rubrica che finisce qua, spiegandoti come certe volte tua cugina puoi fotterla senza fotterla davvero.

Mary, che poi la chiamavano tutti Minnie, settebellezze proprio no, guarda: c'è una dagherrotipia che la ritrae ventiquattrenne, gomito sul bracciolo e capelli scompigliati, sembra Rodrigo Taddei vestito alla Vittoriana. Eppure a Newport, Rhode Island, Stati Uniti dell'America, gl'occhi dei notabili erano solo per Mary che poi la chiamavano tutti Minnie. Un monumento alla naiveté, all'innocenza, alla fanciullitudine: ecco cos'era, Mary che poi la chiamavano tutti Minnie.

Henry, che poi lo chiamavano tutti Harry, tombeur de femmes proprio no, guarda: intelligente, per carità, e un bonaccione, anche se poi, con le ragazze, con i ragazzi, con tutti, boh, aveva dei problemi grossi, a relazionarsi.

Mary, che poi la chiamavano tutti Minnie, aveva un pallino: scriveva delle gran lettere. E alle volte s'interrogava sui grandi quesiti della vita, l'umana possibilità, il fato, ròbe così; metr'invece quando scriveva a Henry, Carissimo Harry esordiva, era meno profonda, più scisciscì, meno donna, più ragazzina.

Il tre giugno, il tre giugno del milleottocentosessantanove gli invia una lettera, a Harry: se non fossi mio cugino, ecco, ti scriverei chiedendoti di sposarmi e portarmi via con te, ma siccome lo sei, niente da fare; elucubrazioni da quattordicenne liceale, se solo mi invitassi al ballo ci verrei, con te, ma siccome non mi inviti, e io lo so, che non mi ci inviti, non ci vengo, con te: vado con un altro. E continuava mi consolerò comunque col pensiero che tu non avresti mai accettato, perché complicare tutto, poi?, che è un po' il siamo ottimi amici, non roviniamo così il nostro stupendèrrimo rapporto che si usava nel giugno del milleottocentosessantanove, nel Rhode Island. Ma tu, piuttosto, raccontami le creature che ti piacciono: l'irlandesina, quella ti gusta, vè?, chiedeva Mary, che poi la chiamavano tutti Minnie, con una punta di sadismo.

E Harry, che poi era Henry, mica lo sapeva spiegare, quale fosse la creatura che più gli piaceva: il fornaio oggi, Miss Fenimore domani, George Eliot dopodomani; e dopodomani l'altro, quando scopriva che era donna, George Eliot invece no, magari. Minnie, forse Minnie l’avrebbe sposata. Però è omosessuale, diceva qualcuno, un represso sessuale, sussurrava qualcun altro; la più gentile anziana signora che abbia mai conosciuto, sibilava Faulkner; una signorina vieppiù virtuosa, lo canzonava Thomas Hardy.

Harry, Henry James, quello del Giro di vite, di Daisy Miller, con Minnie Temple, che poi era la cugina, a letto non c'è mai andato: non è mai andato a letto con nessuna o nessuno, d'altronde, Harry; eppure in un certo senso, ecco, anche se non sta bene, signora mia che parole, l'ha fottuta: perché i personaggi di Isabel Archer, o Milly Theale, piuttosto che non certi passi di Ritratto di signora, o de Le ali della colomba, sono presi pari pari dai comportamenti di Minnie, e dalle lettere che la cugina gli scriveva dal Rhode Island mentre lui se ne girava cheto cheto l'Europa. Dài che te la sei presa, la tua rivincita, Harry: There is no better reward / than stealing your fair cousin wor(l)d, mi verrebbe da dirti.

Fabrizio Gabrielli

Fabrizio Gabrielli

adora i birrini artigianali IBU 100, i 4-3-3 zemaniani, i suoni in 4/4, il giorno 26 luglio, i contrabbassi, le sigarèlle ed il balompié, che poi sarebbe il calcio, ma in ispagnuolo forse ha un suono più fascinoso. Ha un paio di converse tuttestélle con la firma di Julio Cortázar sulla linguetta, siriusli.

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