Per sfregio, mica per altro, pènsapènsapènsa

Valà, staremo mica a darti dell'incestuoso: l'han fatto un po' tutti, di infilarsi nella cameretta della cugina e con la scusa di ripararle l'orsetto di pezza guardarle il culetto, diciamocelo.
Non c'è cosa più divina, l'avrai sentito rimbombare nelle cervici più e più volte, è il sempiterno motto che campeggia sullo scatolone nel quale riponiamo i pensieri discretamente distorti che lambiscono le grazie delle figlie di sorelle e fratelli di madri e padri, da qui al Bosco dei Cento Acri. Pènsapènsapènsa.

Poi è successo che s'è incastrato su quel pensiero fisso, A.A.: voleva una figlia, una figlia, una figlia, una figlia, chiamarla Rosemary, Rosemary, mia figlia Rosemary; è lì che patapùnfete, gl'è uscito fuori un maschietto.

Billy, Billy Moon, doveva chiamarsi Rosemary, poi ha fatto questo sgarbo di nascere col pistolino, e allora è toccato mettergli nome Christopher: Christopher Robin Milne.
Papàsùo, A.A. Milne, ci s'impegnava, coi romanzi, scriveva per Granta e pel Punch, poi gl'è venuto pensato hey hey Milne, sai com'è che svoltiamo, stavolta? Raccontando la storiella di tuo figlio che vive in un mondo tutto suo, insieme al suo orsetto di pezza alto due piedi o poco più, con gl'occhi sfilacciati e una combriccola fatta di maialetti, cangurini, un coniglio saputello e un tigrotto mezzoscémo.

La mossa è azzeccata, A.A. diventa uno degli scrittori per ragazzi più conosciuti d'Albione, ma Christopher Robin la piglia mica troppo bene. Quando sei un passerotto con le gambe a stecco e i pedalini fino al ginocchio quasi ti piace, il successo; poi Hush! Hush! Whisper who dares! Christopher Robin is saying his prayers!, gli recitano i compagnetti a scuola: sono dei versi di Vespers, il poema col quale Heyhey ha fatto la grana, e lì, quando cominciano a percularti, te la vivi mica troppo sciàlla.

Non che non gli piaccia, Lesley. Anzi, è una bella donnicciola, coi suoi vestitini dalle maniche bombate e la fronte ampia, le labbra sottili, dipinte di rosso.
Ma forse è più per sfregio che per altro – ai miei non va giù l'idea?, e allora vediamo – che Christopher Robin, pènsapènsapènsa, s'intrufola nella sua cameretta con la scusa di ripararle l'orsetto di pezza: se non son capace io, chi?, scherza. Ci parla, addirittura, Christopher Robin, con l'orsacchiotto, inscena questa pantomima, poi i ricordi, ci siam cresciuti insieme, in questa cameretta, vè?, le mosse audaci, la gonna che s'inerpica sul ginocchio: ci si sposa? ci si sposa, accetta entusiasta Lesley.

Lesley Sélincourt era la figlia della sorella del padre di Christopher Robin, quello del Bosco dei Cento Acri, il saggio ragazzino strigliato da Tappo e adorato da Winnie-the-Pooh, il figlio di A.A. Milne che heyhey, Milne, ti sei mica troppo regolato, a speculare così su tuo figlio.

Sessant'anni fa Christopher Robin e Lesley Sélincourt, sua cugina, hanno aperto una libreria a Darthmouth, si chiamava The Harbour Bookshop, dove da un certo punto in poi, nonostante fossero i libri più best-selling che contassero tra gli scaffali, han smesso di vendere quella fanciullerìa di Winnie-the-Pooh.
Pènsapènsapènsa.
Per sfregio, mica per altro.

Fabrizio Gabrielli
 

Fabrizio Gabrielli

adora i birrini artigianali IBU 100, i 4-3-3 zemaniani, i suoni in 4/4, il giorno 26 luglio, i contrabbassi, le sigarèlle ed il balompié, che poi sarebbe il calcio, ma in ispagnuolo forse ha un suono più fascinoso. Ha un paio di converse tuttestélle con la firma di Julio Cortázar sulla linguetta, siriusli.

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