Si può scrivere “negro”?

Secondo voi si può? Secondo quelli della casa editrice per ragazzi Thienemann no. Per questo vogliono "ripulire" tutti i loro testi da un termine così razzista. Date una letta all'articolo, ne vale la pena. Si tratta di un'operazione palesemente politically correct, che ha suscitato le critiche di coloro che ritengono insensato mettere mano a testi scritti in anni in cui la parola non aveva lo stesso significato, perché «parole come “negro” restituiscono il colore del tempo».

 

Sembra una battuta, eh? Un po' come quando Monti ha detto che Brunetta è un professore di una certa statura accademica… ah. In fondo, quando si parla di censura si parla giocoforza anche di politica (ve lo ricordate il rogo di libri proposto dall'assessore alla cultura della provincia di Venezia?).

 

Perché di censura si tratta. Su questo non ci piove. E a noi la censura non ci piace. Anche se nel caso tedesco la situazione è un po' diversa. Non è una censura fatta con la volontà di oscurare un testo. È una cosa più sottile e ambigua: è una nuova ignoranza. Quelli della Thienemann pensano di di fare un servizio per la comunità… e invece.

 

E invece non ci sono parole buone o cattive in sé. Non è solo una questione linguistica (langue, parole e bla bla bla…), non è solo una questione semantica. È l'uso sistemico che ne fa una determinata comunità a definire una parola come giusta o sbagliata.

 

Pensate ai doppi sensi: pisello, patata, uccello, fava. Potrei continuare. Pensate alla povera capra. Ho molti amici vegani che giustamente mi fanno notare come i nomi degli animali vengano utilizzati in maniera spregiativa: sei una capra, una vacca, un cane, un coniglio… Poveri animaletti. Anche questo è razzismo e ha un nome: si chiama specismo. Vedete, ogni parola ha il suo valore e la sua importanza. Poi, certo, ci sono parole che non sta bene usare in classe o dal notaio, ma un bel vaffa ogni tanto ci sta, per dire.

 

Io credo che ogni parola sia giusta perché è il risultato di centinaia e centinaia di anni di un incessante lavorio che ha portato alla formazione prima di una lingua e poi dell'alfabeto come lo conosciamo, un sistema così perfetto che ce lo invidiano in tutto l'universo.

 

Ma torniamo al "negro". Per una volta sto con i tedeschi, che secondo un sondaggio sono dell'idea di tenere le parole incriminate, segnalandole con opportune note. Oppure, la butto lì, è possibile ripubblicare il libro in questione dichiarando in maniera molto evidente che non si tratta del testo originale, ma di una versione epurata da una terminologia non più in voga nel 2013. Una parafrasi, insomma.

 

In conclusione, io e Adele siamo contro la censura, in ogni sua forma. È una vecchia nuova ignoranza bella e buona.

 

Adele & Michele

 

Ps. Io e Adele ci divertiamo sempre di più a fare La nuova ignoranza in radio (ascoltare per credere). Ci divertiamo così tanto che ora brindiamo con una Tassoni, cin!

A venerdì prossimo, come sempre su Controradio al mattino e su Finzioni all'ora del tè.

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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