Premio Strega una sega

Questa immagine è un caprolavoro!

 

Dopo tante settimane trascorse a chiacchierare di nuova ignoranza, abbiamo imparato un sacco di cose sul mondo dei libri, sul mondo dei lettori, ma mi sa che abbiamo imparato cose anche su noi stessi. Adele, per esempio, si è riscoperta una specie di anarchica del libro, mentre io mi sto rendendo conto di essere un inguaribile idealista.

 

Come sempre sul pezzo, questi giorni ci siamo trovati a parlare del Premio Strega in particolare e dei premi letterari in generale.

Adele, per esempio, non ci crede. Nel senso che è bello, bellissimo, essere premiati per il proprio lavoro. Ti senti sicuramente un fico. E di certo se sei arrivato fin lì non sei l'ultimo dei fessacchiotti. Ma non per questo il tuo libro è fico davvero e in assoluto.

In fondo, a ben pensarci, come sono sbagliati i premi letterari, è sbagliata la dittatura delle fascette. La giuria di qualsivoglia premio sarà anche composta da intellettualoni capoccioni che "ne sanno a pacchi". Il premio in questione sarà pure un premio prestigiosissimo. Ma non per questo il libro è quello giusto. È come con le persone. Non è che siccome Miss Universo ha una fascia addosso che attesta che è la più bella dell'universo, allora sì, è la donna ideale di tutti.

 

Ne parlavo ieri con una esponente femminile della redazione di Finzioni (del Premio Strega, non di Miss Universo). Non svelerò il nome – a meno che lei non voglia essere svelata – ma riporto la nostra chiacchierata.

Premetto che non ho ancora letto i libri nella cinquina (ma presto leggerò Mandami tanta vita per una Brioches), ma ieri sulla mia bacheca facebook c'è stato un gran polverone per l'esclusione di Aldo Busi. Non ho letto neanche Busi, ma devo dire che già dal titolo mi pare più stimolante di altri finalisti (El specialista de Barcelona). Ho letto però Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti, libro bellissimo, ho sentito parlare molto bene del libro di Walter Siti e mi incuriosisce Romanzo irresistibile della mia vita vera raccontata fin quasi negli ultimi e più straordinari sviluppi di Gaetano Cappelli (anche qui il titolo fa la sua porca figura).

Insomma, secondo la misteriosa finzionica, Siti merita di vincere. Perché è Siti, ed è estremamente sottovalutato nel panorama italiano. È il miglior romanzo italiano dell'anno? No. Esattamente come gli altri. Il miglior romanzo dell'anno non esiste. Esiste il miglior romanzo dell'anno per me, per voi o per i nostri amici. Per questo i premi non hanno senso.

 

Perciò mi domando: chi vince un premio è colui che ha scritto il romanzo migliore? E chi determina il grado di "migliore"? Forse è tutta una questione di fascette, ma allora non stiamo parlando di qualità, e nemmeno di letteratura, ma stiamo parlando di marketing e se la mettiamo così, per quanto mi (ci) riguarda, i premi letterari non sono altro che una sega a due mani degli editori e degli intellettuali.

 

Premio Strega una sega, insomma.

 

Sarò scontato, ma a volte scontare è bello: il libro lo devi conoscere, scoprire, analizzare secondo i tuoi criteri e poi sceglierlo, e lasciare che lui scelga te. È amore, non c'è giuria che tenga.
Quindi occhio ai libri, ignoriamo i premi, ma facciamo i complimenti ai vincitori. Ma soprattutto… non facciamoci fregare dalle fascette (questa sì che sarebbe una nuova ignoranza)!

 

Adele & MIchele

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

13 Commenti
  1. A me il premio strega piace. Come mi piace il festivàl della canzone italiana. Sarà la canzone più bella dell’anno quella che vincerà? Maccertocchenno! Epperò che bel baraccone. E a me i baracconi piacciono. Così come mi piacciono le Miss Universo. Una volta sono stato con Miss Sant’Andrea in Villis e, mio caro Marcon, ti posso assicurare che era la donna ideale per me. E lo sarebbe stata anche per te. Ah, Miss Sant’Adrea in Villis, dove sei?
    Che poi a pensarci bene io non l’ho mai letto un libro vincitore di un premio strega, o almeno credo. Però è interessante andarsi a rivedere le vecchie vecchie classifiche, i numeri due e tre e quattro: libri nella maggior parte dei casi del tutto dimenticati.
    Comunque volevo dire che questa trasmissione mi piace molto e i conduttori sono bravissimi. Soprattutto Adele.

  2. L’esponente finzionica femminile citata nel testo interviene e dice a Tamburini che lo capisce bene. Ieri sera guardavo la diretta streaming ed era uno spettacolo kitch e vecchissimo, ma di quelli belli che io volevo solo essere lì con loro. Dici bene quando lo paragoni al Festivàl, il concetto è quello. Riconosci che sia una cosa superata e pure non riesci a non guardarla. Lessi Cognetti, ho letto Siti; il primo l’avrei letto ugualmente, ma il secondo l’avrei letto anche se non fosse stato tra i finalisti? Forse no, anzi ceerrtochennoo, e quindi questo vuol dire che anche se “non hanno senso” e “sono una sega a due mani degli editori e degli intellettuali” i premi hanno vinto.

  3. Leggo l’articolo mentre ascolto la bellissima “A Change Is Gonna Come” di Sam Cooke e penso che il superlativo assoluto che ho appena usato per descrivere il capolavoro del 1963 che nelle mie cuffie dice: “Oh and just like the river I’ve been running ever since”, arrivi da un flusso di superlativi assolutamente personali e che fa scorrere questa canzone da cinquant’anni. Un parere dietro l’altro: un fiume inarrestabile.
    I premi non sono sorgenti purissime, però la comunicazione deve usare uno strumento per permettere alle opere di fluire, di bagnare nuove rive e creare alvei sempre più larghi.
    Come al solito, le colpe non le hanno gli strumenti, ma gli uomini che li utilizzano.
    Il Premio Strega? Potrebbe rinfrescarsi e, sempre come dice il vecchio Sam: “I know a change gonna come, oh yes it will”.

    (sorriso della domenica)

  4. @Sergio: ribatto con Times they are A-changin’ che a proposito del fiume in piena dice “Then you better start swimmin’ or you’ll sink like a stone”. Perciò nuotiamo forte, anche controcorrente.
    @Silvia: diretta streaming = guilty pleasure, ma non rinnegarti così in fretta. I previ vincono se poi vincono i libri (non solo il vincitore). Forse ha ragione Andrea Camillo, almeno permette ai libri di diventare notizia.
    @Tamburini: qualunque Miss è la mia donna ideale, idealmente, ma poi le frequento (sì, ho frequentato le Miss) e alla fine non erano poi così ideali, solamente idealizzate. Ti presento Adele.
    @Lepaginestrappate: indeed

  5. Cari amici finzionici, il premio strega, come la maggior parte dei premi letterari (sproattutto italiani) secondo me si sono ridotti a nient’altro che becere operazioni di marketing.
    Come dice giustamente l’autore del post, il libro vincitore non è necessariamente il migliore, ma c’è di più. Il vincitore ormai non è più determinato dal talento letterario dell’autore (ahimè sono finiti i tempi in cui i vari premi Strega, Campiello, Viareggio ecc. erano contesi tra autori del calibro di Calvino, Morante, Moravia, Pavese ecc.). Ciò che determina veramente gli esiti di questi “concorsi” è il prestigio dell’agente letterario che rappresenta un determinato autore, della casa editrice o la pressione degli sponsor. Vorrei ricordarvi che qualche anno fa trionfò al premio Campiello come esordiente tale Viola Di Grado con “70 acrilico e 30 lana”. Mai letto libro più pretenzioso! A peggiorare la situazione si aggiunge il fatto che il panorama letterario italiano sia tristemente decaduto, soprattutto se paragonato a quello dei tempi in cui scrivevano gli autori sopra citati.
    Perfino il prestigioso Nobel è stato ormai in parte stato svuotato di ogni significato. Senza nulla togliere al valore letterario dei vincitori, già da tempo è il risultato di meri calcoli politici, altrimenti a Borges non l’avrebbe tolto nessuno.

  6. Il fatto che oggi il premio Strega non sia più conteso da Moravia, Morante etc non dipende da una decadenza della letteratura italiana ma dal semplice fatto che tali autori sono morti. Oggi ci sono altri autori altrettanto bravi (siamo proprio sicuri che Moravia sia meglio di Siti?) di allora; quel che manca è una società letteraria che riconosca come tali gli autori viventi. In realtà, i classici ormai servono solamente da manganello per mazziare i contemporanei, visti come rivali e usurpatori da parte di miriadi di scrittori non pubblicati o non letti.
    Quanto ai premi dati dai ‘critici’ se non ci fossero bisognerebbe inventarli: senza un’ortodossia, un canone, un premio di cui tutti parlano (almeno quelli che si interessano di letteratura) contro cosa potrebbero ribellarsi gli anticonformisti? I lettori, certo, potrebbero continuare a proclamare i propri insindacabili gusti, dei quali potrebbe non fregarne niente a nessuno; ma gli scrittori sarebbero costretti a tirare fuori qualcosa che ne valga la pena di suo, e non semplicemente come ‘ribellione’ a qualche conformismo inventato lì sul momento…
    Insomma, meno lagne e prima di spedire a un editore rileggete bene il vostro manoscritto, che è sicuramente pieno di errori insensati.

  7. La mia non voleva essere la critica di un nostalgico che rimpiange un passato idealizzato e mai vissuto in prima persona (io sono nato lo stesso anno in cui è morto Calvino).
    Apprezzo i contemporanei ma mi rendo conto che sono anni che non mi imbatto in uno scrittore italiano vivente che mi faccia pensare che leggere il suo libro non sia stata una perdita del mio tempo.
    Basta paragonare i giovani scrittori italiani a quelli stranieri per rendersi conto che la produzione letteraria italiana lascia parecchio a desiderare. Giusto per fare un esempio, mettiamo a confronto il sopracitato “70 Acriclico…” (2011) e “Denti Bianchi” (2000), romanzo d’esordio dell’allora venticinquenne Zadie Smith.

  8. Perdonami Fabrizio, ma scegliere un romanzo che non ti è piaciuto ed usarlo come termine di paragone non ha senso.
    ” sono anni che non mi imbatto in uno scrittore italiano vivente che mi faccia pensare che leggere il suo libro non sia stata una perdita del mio tempo”
    Addirittura?
    Mari, Voltolini, Siti, Busi, mi sembrano tutti autori validi; se non l’hai fatto proverei a leggerli.

  9. Busi non mi entusiasma, gli altri due dovrei leggerli, comunque nessuno di quelli da te menzionati sono esordienti. Se parliamo di scrittori viventi in generale anche Pino Cacucci e Ascanio Celestini sono degni di nota, ma che dire delle nuove generazioni? Da quanto tempo non vedete un esordio letterario italiano all’altezza di uno inglese (o francese, statunitense, canadese, ecc.)? Viola Di Grado era solo un esempio. Potrei citarvi anche Eleonora Caruso o quell’altra scrittrice edita da Feltrinelli di cui ora non ricordo il nome…

  10. * nessuno di quelli da te menzionati È un esordiente. Scusate l’errore, non ho riletto 😛

  11. Mi sono imbattuto qui per caso e mi sono fatto quattro risate. Fabrizio, per parlare di letteratura e di scrittori come Viola Di Grado è necessario un minimo d’intelligenza, che chiaramente non è una tua dote. Torna a guardare Dragon Ball o i gattini che suonano chitarre giocattolo.