Totti, Mo Yan e i sei gradi di separazione

Mo Yan ha vinto il premio Nobel per la letteratura… macchissenefrega! Francesco Totti ha scritto un nuovo libro, questo è l'unica vera notizia letteraria della settimana!

Il libro si chiama E mo' te spiego ed è la quinta pubblicazione del capitano della magggica. Avete capito? Il quinto!! Io pensavo che si fosse fermato a due, massimo tre libri di barzellette, e invece il suo repertorio spazia ben oltre. Ed è pure un libro da Nobel: ci son dialoghi immaginari con Gesù, Giulio Cesare, Zeus… ma io mi domando: ma al ghost writer di Totti queste come gli vengono? O è tutta farina del sacco del pupone?

Ho come il sentore che nelle prossime settimane il libro di Totti schizzerà ai primi posti delle classifiche di vendita, e intanto c'è uno sconosciuto Mo Yan che vince il premio nobel per la letteratura. E c'è sta cosa che un sacco di volte i premi li vince gente di cui non ho letto niente. E non è la prima volta…

 

E allora uno si domanda: ma la nuova ignoranza è la mia che leggo le cose "sbagliate"? O sono nuovoignorante di richiamo perché penso che ci siano libri che van letti "per forza"? Non ho letto Guerra e pace, confesso: questo fa di me un cattivo lettore, un portatore sano di nuovaignoranza? O mi consolo, perché è più nuovignorante di me chi legge Totti, Flavia Vento o il nostro sempre caro amico Marra?

 

Io c'ho un'idea molto radicale a riguardo.

 

Non importa che uno legga libracci o libroni. Se ci pensate, nessuno di noi ha cominciato a leggere con Dostoevskij, Balzac o Wallace… Se vi dico il mio primo libro, c'è da vergognarsi. Allora: una persona che non legge è un lettore potenziale, un leggente, perché ha l'abilità di leggere ma non la sfrutta come si deve. Poi magari un giorno si ferma all'Autogrill e gli capita in mano un libro di Totti e lo legge, e dice «bello, quasiquasi leggo un altro libro» e prende Fabio Volo, perché va di moda. Poi si sente un figo perché ha letto due libri e ormai è un'autorità in fatto di lettura, e decide di passare ad un livello superiore, una cosa più profonda, quasi mistica, e si dice: «Leggo Paulo Coelho». Probabilmente non gli piacerà, rimarrà scottato, come quando finisce una storia d'amore, e deciderà di rimanere solo per un po' di tempo, a coltivare la sua tristezza. Ma poi ci riproverà e per non rischiare si dirà: «Leggo Harry potter, perché ho già visto il film e mi è piaciuto. Non voglio soffrire ancora». Gli piacerà, e deciderà di passare a Tolkien, perché il fantasy gli garba, e una volta finito Tolkien si domanderà: «Vediamo se c’è qualche altro scrittore inglese famoso…», e approda a Dickens. E da Dickens ad un nobel per la letteratura, il salto è breve. Eccoti Mo Yan.

 

Visto? Uno comincia con Totti e arriva a Mo Yan. E poi gli si apre il mondo della letteratura. Ma senza quel Totti, chissà. È la teoria dei sei gradi di separazione. Un libro di mezza tacca ha sei gradi di separazione da un libro che ti lascia a bocca aperta.

Perciò la nuova ignoranza è pensare che ci sian libri che vale la pena leggere e libri che no… Intanto leggiamo! E poi parliamone.

 

* Se non vi piace leggere, potete ascoltarmi mentre parlo con Adele di queste cose. L'ho fatto stamattina su Controradio, e lo faccio ogni venerdì mattina, alle 9.20.

 

Adele & Michele

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

18 Commenti
  1. Non so. Di tutta la gente che conosco che legge libri di Moccia, Volo, Coelho e compagnia bella non c’è uno che si sia evoluto verso qualcosa di più stimolante. Inoltre questa gente è fermamente convinta che i suddetti autori scrivano capolavori e si dà arie da grande intellettuale perché ogni mese divora decine di romanzi di quel calibro.
    Mi dispiace ma resto del parere che questi libri non trasformino i “leggenti” in lettori ma siano solo nocivi per la mente, la cultura e l’editoria di qualità.

  2. Ciao Fabrizio, ovviamente ti potrei fare degli esempi opposti (e mi ci metto dentro, eh!) ma mi avvalgo dell’uso di una frase fatta: “è una questione complicata…” per questo sono stato radicale.
    Ovviamente penso che certi libri facciano male, soprattutto all’editoria, perché diminuiscono la bibliodiversità, ma credo che la trasformazione da leggente a lettore sia un percorso possibile, privato e sociale al contempo. Uno decide autonomamente, in base alla sua propensione o sensibilità, di intraprenderlo, ma poi sono i discorsi sui libri a guidarlo sulla “retta via” 🙂
    E i libri, beh, sono le stazioni di passaggio!

  3. Per carità, nulla da ridire sulle stazioni di passaggio. Del resto io stesso mi sono avvicinato alla lettura grazie a libri abbastanza commerciali. Come giustamente dici nel tuo articolo ci sono libri di puro intrattenimento che possono portare in seguito il lettore ad evolversi. In questa categoria metterei Dan Brown, Nick Hornby, oppure Enrico Brizzi (Jack Frusciante è stato uno dei miei primi libri oltre che una tappa obbligata per tutta la mia generazione). Tuttavia fatico a includere in questa categoria Totti, Volo o Moccia, che invece di edificare secondo me distruggono. Poi, come giustamente dici, ognuno è libero di scegliere, e non c’è niente di più deleterio di imporre o vietare una lettura, ma tra leggere Moccia e non leggere affatto forse preferirei la seconda (ma questa è solo la mia opinione).
    Comunque non fraintendetemi. Non voglio dire che un libro per essere bello deve essere per forza qualcosa di superintellettualoide. Esistono tantissimi abili scrittori che riescono a trattare con stile contenuti di un certo spessore senza essere affatto pesanti. Un esempio è Douglas Adams (che mi viene in mente grazie all’articolo apparso ieri qui su Finzioni) oppure Jonathan Coe. E che dire del nostro Stefano Benni? Infondo anche questo sito tratta di alta letteratura senza pedanteria.
    Piuttosto non ho capito cosa intendi con “i discorsi sui libri” che guidano sulla retta via.

  4. Mi rifaccio al quarto punto del nostro Libretto Rosa: “La letteratura è fatta di discorsi sui libri”.
    Ovvero quello che stiamo facendo noi adesso! Questo è quello che succede quando due o più lettori si incontrano e dialogano tra loro.
    I discorsi dei lettori sono infiniti e imprevedibili, di conseguenza la letteratura diventa uno spazio virtualmente privo di limiti, estensibile e modificabile, aperto al contributo di chiunque.
    Ovviamente ci sono gli scrittori, i libri stessi… Ma è solo l’incontro e il confronto tra lettori che porta avanti la letteratura e ne permette lo sviluppo. E allo stesso modo può condurci da un Totti a un Mo Yan!

  5. Ottimo! Mi chiedo solo, e forse appesantisco… che fine fanno 14 – 20 anni di corsi scolastici se tutto quello concedono è la possibilità di leggere i libri di Totti o Volo… lasciandoti solo a trovare la tua strada?

  6. Giusto! E ne parlavo proprio ieri sera con Jacopo che mi ha raccontato la splendida definizione coniata da Viola durante uno degli ultimi incontri de “La letteratura è noiosa”.
    La letteratura, dice Viola, è come la verdura. Quando sei giovane proprio non ne vuoi sapere. Ti dicono che fa bene, ma proprio non va giù, e a scuola continuano ad appiopparti Verga, Manzoni e tutti gli altri come fossero cavolfiori, spinaci o finocchi. Poi quando cresci, autonomamente, scopri che la verdura può essere cucinata in tanti modi diversi e oltre a far bene è pure buona! E capita così anche con i libri. Per me la scoperta extra-scolastica è stata molto più divertente, e poi sono andato a rileggermi anche quello che un tempo non mi andava giù.
    Poi, è una questione di gusti, eh! Per esempio io e Tamburini siamo segretamente innamorati degli Harmony… come biasimarci?! 🙂
    P.S. Grande Viola!

  7. Mmm… mi convince fino a un certo punto questa definizione della splendida VVViola!! Perché si parte da un presupposto granitico posto come verità. La letteratura è come la verdura e quindi ai giovani non piace. Io dico che dipende come la si cucina quella verdura: se io fossi un ragazzetto, a cui viene portato un cavolfiore bollito e stracotto messo su un piatto e lasciato ammosciare e servito freddo freddo, accompagnato da verza amara bianchiccia, io, fossi quel ragazzetto, al mal capitato, gli tirerei un pugno sul muso:-) Comunque… viva la verdura!!

  8. Concordo con Federico, un insegnante deve sapere appassionare i ragazzi alla lettura, come fece la mia professoressa di lettere che un giorno di fine maggio entrò in classe e iniziò a leggerci “Signori Bambini” di Pennac. La scuola era quasi finita. Inutile dire che appena uscito andai subito a comprare “Signori Bambini”, che fu la prima di una lunga serie di letture estive.
    Scusate se non ho ancora letto il libretto rosa. Rimedierò la prossima settimana (ora ho un po’ di cose da fare…)