Full optional

Pazienza per l’odore dei treni. 10 episodi di nessuna importanza / Full optional

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Self service. Macchina tipografica numero 9. In fondo a destra, prego.
Il fascio luminoso della fotocopiatrice
mi rivela sordine della
madre tecnologica.
Stallo.
(Poco fa rotolavo in uno spazio variabile
cosparso di candele supplenti.
Forse nella cera rappresa, lì solo,
era nascosto il segreto:
dov’è la scala? dove sono le lampadine?)
Sono il vigile urbano
dei miei trascoloramenti etilici,
mi devio in un’aula di concetti
putrescenti.
Lezioni inutili iperfrequentate,
morbi alla moda seduti ovunque,
l’agonia inerte dei miei appunti
attraverso le sbarre di una scala.
Emergo in una compressione umana
resa sterile dalla sicurezza:
eccola tralucere, paonazza e sorridente,
dalle porte antipanico,
dagli estintori,
dalle istruzioni per le uscite di sicurezza.
La termoregolazione
lavora nell’universo del subliminale,
sciarpa ronzante e invisibile.
Non ci manca un proiettore.
Non ci manca un puntatore laser.
Abbiamo anche un discreto soffitto a cassettoni.
Non ci mancano luci d’emergenza.
Siamo una massa obesa di full-optional.
Con educazione, incarniamo lavatrici mobili
con vari programmi ultrarapidi,
a seconda che sia lana o vergogna
il tessuto del nostro
essere cangiante.
Fuori ho sentito un tizio
rifiutarsi di prestare l’accendino
perché voleva risparmiare sul gas.
Domani le sigarette si accenderanno
con il cellulare, le auto con gli
orologi, le donne già s’accendono
fra precotti e microonde.
(Il problema è quello di un’architettura del deteriore.
Le ibridazioni deflagrate di Berlino
hanno ricomposto una sintesi alcalina
fatta di megabyte e bassa scolarizzazione)
Ma basta! È ora di dare un taglio più netto
al paragrafo, di numerare le pagine,
di sottolineare, allegare, spedire, condividere,
correggere, eliminare, cancellare, disperdere,
cagare cybermerda dappertutto.
(È strano il modo opaco con cui prende parola
l’anacronia di certe mie bottiglie. Ti viene quasi da
ridere
quando annacqui i postumi
nel fluido dolbysurround che intima al mondo
di rilassarsi)
Passeggio, più tardi, rincuorato dalla
fedele fissità dell’asfalto. So che
ovunque potrei trovare un
qualche sportello elettronico che mi
riconosca in forma di codice.
C’è una sottile complicità in questo
senso d’appartenenza digitale.
E dire che una volta si scomodava
il Diavolo
per vendersi l’anima…
 

Edoardo Lucatti

Myspace Fersina Zoo

Contatti per performance live: edo_luc@yahoo.it

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