Letteratura calcistica o dell’incapacità di scrivere di pallone – parte seconda

Ci si era lasciati due settimane fa con la promessa di insidie e sorprese. Vediamo di continuare quindi il discorso iniziato su quella strana creatura che ho ribattezzato letteratura calcistica e di fare un ulteriore carrellata di titoli che ci azzeccano con quella definizione.

Prima di riprendere il discorso occorre fare chiarezza su cosa sia letteratura calcistica e cosa non lo sia. Precisazione che forse andava fatta prima di cominciare ma tant’è che la faccio ora. Le barzellette di Totti, la biografia di Ibrahimovic o la confessione mistica di Legrottaglie possono essere annoverati nello scaffale della letteratura dedicata al pallone? Risposta negativa. Al di là del valore intellettuale delle operazioni di sopra, semplicemente non si tratta di narrativa. E quindi cosa devo scrivere per entrare nell’empireo della letteratura calcistica? L’equazione esatta non esiste, se non consigliare una storia che si regga in piedi, personaggi credibili anche con un pallone tra i piedi e calcio, of course, non partite di bambini su prati verdi o fuggevoli ricordi di partite storiche viste sul divano mentre si limona con la fidanzata del liceo.

Quello che voglio dire è che il calcio, soprattutto per come lo conosciamo oggi, non è più solo un semplice fenomeno sportivo di massa che inizia e finisce all’interno di uno stadio, ma per i legami che sempre di più riesce ad instaurare con società, cultura, politica è molto di più.
Perché se si scrivono romanzi che abbiano al centro del loro plot ad esempio guerre, lotta alla criminalità, o qualsiasi accadimento che abbia a che fare con la realtà quotidiana che ci circonda, il calcio ne è quasi sempre escluso? Forse lo scrittore qualificato immagina che sporcarsi le mani con dei pazzi che corrono dietro ad una palla non abbia la stessa valenza intellettuale che occuparsi del governo Berlusconi o della crisi siriana?
Le due domande appena poste credo che possano trovare una risposta solo guardando al calcio con uno sguardo che non sia solo quello del tifoso da posticipo al pub e magari presentando qualche titolo che ci faccia ricredere che la dimensione intellettuale del calcio sia rappresentata soltanto dagli urli del milanista Tiziano Crudeli o le interviste del dopo partita di Varriale.

Una piccola annotazione dedicata a chi ancora crede che il calcio non abbia un proprio significato nella società odierna. Appena salito al soglio pontificio il cardinale argentino Bergoglio ha mostrato con orgoglio lo scudetto della sua squadra, il San Lorenzo de Almagro e quest’ultimo ha tweetato la foto della tessera del socio Bergoglio. Misteri del calcio.

Ma ora veniamo a noi e vediamo di andare a riempire lo scaffale ancora troppo vuoto della nostra amata letteratura calcistica.
Una fila la possiamo senza dubbio occupare con un certo filone di libri dedicati a calcio e affini, i cosiddetti romanzi di memorie calcio-adolescenziali. Sono libri che intrecciano passione calcistica con l’adolescenza. Possono variare fra il racconto di memorabili e improbabili partite disputate magari nel campetto dietro casa o in qualche sperduto campo di provincia ma che assumono le dimensioni di battaglie epiche dove l’autore attraverso queste imprese rievoca un periodo di solito coincidente con l’infanzia e l’adolescenza.
Esempi che ho letto e apprezzato sono i romanzi di Luca Farinotti Lo stadio più grande del mondo, divertente resoconto di improbabili giocatori impegnati in maratone calcistiche sulle colline della provincia parmigiana. Altro esempio interessante è Il calciatore di Marco Weiss, un bildungsroman calcistico in salsa meneghina di un giovane uomo che prende coscienza delle dolcezze e dei dolori della vita fra dribbling e palleggi.

Un libro che meriterebbe uno scaffale a sé è L’allenatore di Salvatore Bruno, gioiello della nostra letteratura disperso per anni nei fondali editoriali del paese, recuperato solo nel 2003 da Baldini Castoldi.

Il titolo di per sé è fuorviante, il protagonista non è allenatore di qualche club ma allena altro…non sto qua a dirvi di più se non di recuperarlo e leggerlo. Uno spaccato, scritto benissimo, di un Italia anni Cinquanta vista con gli occhi di un tifoso singolare. Lo spazio è tiranno, lo scaffale è ancora mezzo vuoto quindi vi rimando all’ultima puntata di questa carrellata dedicata a calcio e letteratura settimana prossima con ancora tanti titoli da leggervi fra una partita e l’altra.

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