Letteratura calcistica o dell’incapacità di scrivere di pallone – ultima parte

Eccoci arrivati alla terza e ultima (ahimè…) parte del discorso iniziato settimane fa e dedicato al tanto amato abbraccio fra letteratura e calcio. Abbiamo inseguito scrittori su i campi da calcio più disparati, spulciato in polverose librerie per scoprire romanzi che raccontassero storie di calcio, abbiamo cercato, con generoso beneficio di errore, libri che potessero farci da bussola nell’elaborare uno sgangherato ma sincero canone della letteratura calcistica. Io per primo sono convinto che la galleria elaborata e le idee espresse in queste tre puntate non siano esaustive né pretendono di esserlo nel costruire un mosaico del rapporto fra calcio e libri. L’unico diktat seguito è stato quello di darvi un resoconto dei titoli che potessero unire due fra le più formidabili passioni umane, il calcio e la lettura.

Dopo questa breve dichiarazione di intenti vediamo un ultima carrellata di titoli.

Il primo titolo di cui vorrei parlarvi è un libro di un giovane scrittore italiano, intenso e travolgente. Qualcuno storcerà il naso, termini retorici usati dai recensori mediocri per descrivere qualsiasi libro. Vi fermo subito. Allora prima di tutto il libro. Si intitola Alluminio, è scritto da Luigi Cojazzi, edito da Hacca a fine 2007. Intenso perché la storia che Cojazzi racconta è viva, sembra di coglierla davanti agli occhi mentre le pagine volano, sembra di vedere l’Argentina del ’78 in cui è ambientato il romanzo, di vedere quel Mondiale maledetto e di scorgere i due fratelli protagonisti Dani e Manuel, uno che scompare e l’altro che non si da per vinto nel volerlo ritrovare. Travolgente come la misteriosa Luz che non sia arrende. Ma ci sono anche partite a pallone su campi sterrati, interrogatori e torture, misteri e verità. Qui c’è tutto quello che ci dovrebbe essere in un romanzo. E in più c’è il calcio.

Passiamo ora ad un titolo che quando mi è capitato tra le mani ma possibile che una roba così l’abbiano scritta in Italia? Il libro in questione è L’ascensione di Roberto Baggio scritto da Matteo Salimbeni e Vanni Santoni uscito per Mattioli 1885. Se ne era già parlato su Finzioni tempi addietro.

Perché il mio stupore di sopra? Perché il libro del duo fiorentino è una creatura strana, qualcosa a metà fra il romanzo, la biografia il reportage giornalistico. Ha passi da romanzo nel raccontare il pellegrinaggio di Baggio lungo tutta la penisola, prende eventi e aneddoti del divin codino ma senza appesantirci con un andamento da wikipedia. Ma i pezzi migliori a mio avviso sono quelli dove la penna della premiata ditta Salimbeni-Santoni tratteggiano l’epica di Baggio, il suo alone mistico, il ritorno in provincia senza batter ciglio, qualcosa a metà fra sociologia e gonzo journalismo. Un libro unico nel panorama letterario italiano e per ora, purtroppo, solitario.

Torniamo al romanzo vero e proprio per darvi un titolo uscito lo scorso anno. Parlo de  I fuoriclasse di Nicolas Bendini per Playground. Questo libro racconta la storia di Mathieu, giovane studente di matematica e calciatore amatoriale. mathieu vive a Parigi con Cristophe, il suo compagno. Questo romanzo tratta un vero tabù per il calcio attuale, la presenza di calciatori omosessuali all’interno delle squadre. Bendini riprende la storia che aveva raccontato nel suo esordio, Solo per una notte, per riprendere la storia fra Mathieu e Goran Klasic calciatore di successo del Paris St. Germain. Una storia ben scritta, con personaggi caratterizzati e senza l’incubo del calciatore gay “macchietta”.

Finisco con due titoli, diversissimi fra loro ma che riescono a far capire di quali spazi immensi disponga la nostra letteratura calcistica.

Il primo è un romanzo scritto da Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz, in cui il giornalista e direttore del mitico Guerin Sportivo racconta la vita di Arpad Weisz, mitico allenatore ungherese degli anni ’30 che fece grandi Bologna e Inter. Il romanzo è un preciso affresco del calcio degli albori e di come un tranquillo allenatore di origine ebrea venne sommerso dalla marea nazifascista. Meriti letterari Marani ne ha diversi, ma soprattutto ha il merito di aver riportato dall’oblio in cui era finito Weisz e di averci raccontato la sua storia. Last but not least o gli ultimi saranno i primi decidete pure voi, è Kansas City 1927. La Roma di Luis Enrique. Cronache tifose di revolucion complicata scritto dal duo Diego Bianchi alias Zoro e Simone Conte. Uscito lo scorso giugno al termine di un campionato che ogni tifoso romanista avrà impresso nella memoria per lungo tempo, il libro di Zoro e Conte è uno stupendo compendio di cronache della surreale e tragicomica stagione romanista. Partita con fanfare e onori, la stagione della Roma con lo spagnolo Luis Enrique al comando è stata seguita partita dopo partita dalle irriverenti, sguaiate, sentimentali cronache dei due autori arricchite da un linguaggio arguto, dialettale, a metà fra i sonetti del Belli e il romanesco di Sordi. Come se non bastasse al libro si aggiunge un cd con letture di passi del libro fatte da Favino, Mastandrea e altri. Un must per ogni letterato sportivo.

Con la speranza di essermi fatto pochi nemici, scontentato altri e incuriosito molti chiude questa galoppata e aspetto suggerimenti e commenti ai libri presentati.

E buon campionato a tutti…

6 Commenti
  1. Vi suggerisco “Atletico Minaccia Football Club” dell’esordiente Marco Marsullo.

  2. Interessante excursus, Massimiliano Ferrari. Anche io mi associo a Maria Rita, Atletico Minaccia Football Club è un libro surreale e divertente ambientato nella campionato Promozione campano.

  3. Si lo conoscevo, ma è uscito da pochissimo e, colpa mia, non ho fatto in tempo a leggerlo..prometto più avanti di riprendere, oltre a questo, tanti altri titoli che non sono riuscito ad infilare