Oriali Twist

Nuovo anno iniziato, Pallone d’oro saldo nelle piccole mani del piccolo Messi. Un copione già visto, quarto anno di fila che il nano maledetto di Barcellona lo vince senza patemi. Titoloni sui giornali, opinionisti che gridano all’ennesimo miracolo calcistico dell’argentino e della macchina perfetta blaugrana.

Proprio per questo vogliamo fuggire il luogo comune di incensare Leo Messi, i fuoriclasse di ogni latitudine e rincorrere il facile carro del vincitore per gettare uno sguardo a chi suda in mezzo al campo, a chi porta l’acqua ai campioni, ai cosiddetti gregari, quelli che una volta avevano sulle spalle il numero otto o sei, quelli fissati per sempre in una vita da mediano, canzone di Ligabue di qualche anno fa.

Sarà banale a dirsi ma i mediani di una volta non esistono più, quei cani rabbiosi che macinavano il campo con la loro corsa, quelli che aggredivano l’avversario nel mezzo della battaglia, quelli che coprivano le spalle al fantasista di turno. Lavoro ingrato quello del gregario, a prendere e dare botte, sfiatarsi come una cornamusa rotta per cosa? Nessun titolo sui giornali, neanche un coro dei tifosi.
Visto che la rubrica ha l’intento di far incontrare calcio e libri, la domanda potrà sembrare pretestuosa, ma nei romanzi esistono i gregari? Provo a inquadrare meglio la spinosa questione. Esistono, per così dire, personaggi che chi scrive butta nella mischia, caratteri che diventano contraltari sfortunati il cui unico destino è esaltare altri personaggi all’interno della trama?

L’operazione non è semplice ma proviamoci. Il primo a cui ho pensato è Charles Dickens insuperato elaboratore di trame e creatore di personaggi. Tanti romanzi scritti, pagine su pagine e personaggi come se piovessero, ma non tutti assoluti autentiche stelle. A fianco di un David Copperfield troviamo Wilkins Micawber e Uriah Heep, Grandi speranze ci offre le avventure di Pip ma cosa sarebbero senza la sfortunata Miss Havisham o l’odioso Orlick? O che dire di Fagin, lo stereotipo dell’avaro ebreo e guida sinistra del povero Oliver Twist?
Gli esempi riportati sono una goccia nel mare e non hanno nessuna pretesa di sistematicità. Quello che cerco di dire è che un paragone fra un Massimo Bonini e un Uriah Heep può essere azzardato ma quando vediamo un gol di Platini sappiamo che dietro c’era il lavoro del mediano juventino. Allo stesso modo se ci appassioniamo ancora di più alle peripezie di David Copperfield è perché l’intreccio si arricchisce di storie secondarie come quella del viscido e truffaldino Heep.

Tornando all’universo calcistico quando si guarda giocare giocatori come Gattuso si ha la sensazione netta che il calcio abbia a che fare con il duro lavoro, con la sofferenza e la fatica, che sia uno sport lontano anni luce dai lustrini delle star e della magia di un gol. Così un romanzo mette in scena personaggi che emergono per ostinazione, testardaggine per la voglia di far saltare il lettore sulla sedia.

Più in generale il grande romanzo ottocentesco offre buone possibilità per testare la mia teoria. Tolstoj, Flaubert, Stendhal, Jane Austen, citando senza un criterio, sono autori che infarciscono i loro romanzi di validi personaggi, alcuni più validi di altri mi verrebbe da dire.

I veri mediani, si diceva, sono una razza in via di estinzione nel calcio attuale. I Beppe Furino, il Lele Oriali della canzone di Ligabue sono ormai scomparsi dal panorama calcistico attuale. Qualche sparuta eccezione rimane ma un calcio fatto di arcigni mastini e fantasiosi interpreti è merce sempre più rara.

La speranza è quella che il romanzo non segua lo stesso destino, diventando arida letteratura fatta di parole vuote e cervellotiche invenzioni. Quello che serve sono buoni personaggi, classe e sostanza in egual misura, e trame (di gioco?) che strappino l’applauso.

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