Smarcamenti

Lei aveva del talento in area. È un peccato che sia finito così, a scrivere stupidate…
(Osvaldo Soriano)

C’è chi, come l’antropologo francese Marcel Mauss, potrebbe definire il calcio come un fatto sociale totale.

Cioè come, in questo caso il calcio, sia in relazione con gli altri aspetti della stessa, e come attraverso quel particolare elemento si possa creare una descrizione delle relazioni umane. Una versione miniaturizzata di una società, questo in sostanza potrebbe essere il calcio.

Ma tornando con i piedi per terra e lasciando da parte teorie antropologiche e affini, possiamo dire senza timore di smentita che il calcio è cartina al tornasole ideale per prendere le misure ad una società, la nostra, che di pallone si nutre e si sollazza a volontà.

Perché tutto questo pippotto iniziale direte voi?

Presto detto. Prende qui inizio una nuova rubrica di Finzioni, si chiama Smarcamenti, folgorante come una punizione di Koeman, emozionante come l’addio di Guardiola al Barça, indecifrabile come uno sguardo di Zeman.

Cercheremo di parlarvi di calcio in versione letteraria, di presentare destini incrociati fra macchine da scrivere e cross dalla trequarti, di mezzepunte diventate scrittori dopo aver appeso le scarpini al chiodo, di scrittori che non hanno mai smesso di tirare punizioni nel “sette” e via di seguito. Non cerchiamo sistematicità né fili logici, perché il calcio difficilmente tollera ordine e rigore. Quindi spazio all’anarchia di un gol di tacco, alla libertà di un pallonetto che si ferma sulla traversa, al talento di una penna che si libera da una marcatura troppo stretta.

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